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Cesare Catà per ItalishMagazine: Yeats, Sligo e il Sogno di una gatta

Con grande piacere ospitiamo un racconto di un amico di Italish, Cesare Catà, scrittore e performer teatrale con una profonda passione per l’Irlanda, la sua letteratura, i suoi scrittori.
Cesare Catà - Irlanda

Una gatta al teatro di Dublino

Molta gente, tra il pubblico in sala all’Abbey Theater di Dublino, ha gli occhi pieni di lacrime. In quelle lacrime si riflettono giorni perduti, sogni nati come edere verdi attorno a una parola. Irlanda.

È appena andato in scena il dramma di William Butler Yeats La Contessa Caitlin.

È il dicembre del 1911 e, come in un incantesimo, il popolo d’Irlanda si sente restituito a se stesso dalle fantasie di un poeta che ha mescolato l’amore per la sua terra con quello per la vita invisibile. Rivoluzionario miracolo letterario compiuto da un bardo dagli occhi svagati: quell’uomo alto, dai capelli lisci e bianchi, disordinatamente sistemati, elegante e dinoccolato, con un’aura di strana sacralità attorno a sé.

All’uscita del teatro, quando tutti sono in attesa di Yeats, il poeta non arriva. Augusta Gregory, l’amica di sempre, la donna cui lui deve tutto, rientra per cercarlo. Siccome lo conosce bene, non si stupisce nel vederlo fermo, completamente paralizzato, in piedi, a fissare il suo soprabito sopra il quale si è addormentata una gatta.

“Willy, che fai, non vieni? Ti aspettano tutti. Sono tutti entusiasti del nostro dramma”.

“Shh! Si potrebbe svegliare, e sarebbe estremamente pericoloso. Presto, presto, portami un paio di forbici”.

Lady Augusta non ha idea del perché William Butler Yeats, il più grande poeta irlandese vivente, la cui opera ha infiammato i cuori di Dublino, riscuotendo quella sera un successo epocale, le chieda bisbigliando un paio di forbici, in piena notte, dietro le quinte di un teatro, mentre ha lo sguardo fisso su una gatta assopitasi sul suo soprabito: ma lo conosce meglio di chiunque altro.

Gli prende le forbici senza dire nulla e Yeats, con gesti estremamente cauti e quasi rituali, taglia un pezzo del suo cappotto, in modo che possa portarlo via senza che la gatta si svegli; in punta di piedi, si avvia verso l’uscita prendendo per mano Augusta Gregory.

I giornalisti e gli amici in attesa fuori noteranno quasi subito come Yeats indossi un soprabito la cui parte anteriore destra era stata maldestramente recisa. Ma anche loro, proprio come Lady Augusta, non gli chiederanno niente.

Yeats aveva capito, nell’istante stesso in cui l’aveva notata, che quella gatta stava facendo un sogno magico. Svegliarla poteva significare distruggere la persona che la gatta stava sognando.

Per questo il poeta è rimasto zittissimo a fissarla, intuendo dentro sé ciò che la gatta che stava sognando e la persona che era nei suoi sogni: quella persona era lui stesso, bambino, ai piedi del Monte Ben Bulben.

Trentasei anni prima

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Dalla finestra della casa di sua madre a Sligo, Yeats vide lo spirito di suo zio indicargli due cani di diverso colore, come se dovesse seguirli.

E così fece, per le vie della città, lungo il corso del fiume Garavogue, e poi fino ai boschi di Knockanarea, dove si nasconde la Regina delle Fate. Quei due cani lo avrebbero condotto, da quel giorno, a visioni segrete e mistiche, turbini di fantasie da cui avrebbe districato versi e storie, carezzando il cuore perduto del suo popolo.

La gatta, sognando, vede Yeats bambino camminare nella remota baia di Rosses Point, quando l’onda della luna rischiara la spiaggia pallida e grigia, e l’oceano, baciando Sligo, grida come se volesse strappare da una donna il suo più grande amore.

La gatta sente la distinta voce di una fata chiamare a sé il poeta, invitarlo verso le acque e le terre selvagge. Perché il mondo è una cosa troppo fitta di lacrime perché un bambino lo possa capire. La gatta sogna che Yeats sogni allora di scappare da ogni cosa, andare a vivere in un’isola deserta sul lago Lough Hill, e lì trovare pace, dentro una semplice capanna. Sogna che la fata esca dall’ Elsinore Lodge, un cottage incantato di Rosses Point, e lo conduca là, mano nella mano, verso la pace del lago Lough Hill.

Trentasei anni dopo

cesare-cata-irlanda-04La gatta dorme. È come se Yeats adulto, guardandola, potesse vedere nel suo sogno una delle sue vite, quella che ricorda meglio, quando vagava sereno sui crinali del Ben Bulben e aveva davanti a sé tutto il giorno libero e d’oro di un mattino estivo; e ascoltava l’acqua della cascata del Glen Car scorrere vagabonda, tra zampilli stellati; e mirava in quelle acque se stesso, adulto, divenuto un bardo, mirare la luce della sera nel maniero di Lisadell, affacciato sull’Atlantico.

E riconosceva se stesso, in quella luce, sepolto ai piedi della cima pelata del Ben Bulben, nel cimitero di Drumcliffe, dopo aver scritto il proprio epitaffio poco prima di morire:

“Getta un freddo sguardo sulla vita e sulla morte. Cavaliere, prosegui il tuo cammino”.

Quando Yeats è già fuori del teatro, la gatta si sveglia. Yeats, mentre cammina vicino Fitzwilliam Square, se ne accorge. Percepisce il punto esatto in cui il sogno si è interrotto, diventando quasi un incubo: quando lui era un ragazzo e incontrava una giovane militante politica per cui sarebbe impazzito.

Lady Gregory, mentre passeggia con lui, lo guarda negli occhi: “Che c’è, Willy? Ancora Maud Gonne?”; “Sì, sì, la pensavo proprio adesso: la gatta deve essersi appena svegliata”. Lady Augusta Gregory, con la sua saggia eleganza, sorride appena e stringe Yeats calorosamente, tenendolo sottobraccio.

Yeats e Lady Gregory

Nati in quelle loro vite a quindici anni di distanza, ma uniti all’unisono nell’ordine eterno del cosmo, si erano incontrati per la prima volta nel castello di Tulira ad Arthran, nella Contea di Galway, quando le stelle erano posizionate al 18 Luglio del 1896.

Ospite con un amico a casa del letterato e nobile Edward Martyn, Yeats stava viaggiando alla volta delle Isole Aran, alla ricerca del più profondo spirito della terra irlandese, nascosto nelle sue leggende, nel cuore dei suoi pescatori e contadini. Fu lì che per prima volta la vide: una vedova sobriamente elegante, bella, dallo sguardo dolce e sapiente.

Tra i due sarebbe esploso un rapporto che fu un sodalizio culturale, una storia d’amore e amicizia, un reciproco e salvifico scambio di pensieri, speranze, terrori. Lady Augusta divenne confidente, mecenate, amante e intima amica di Yeats.

Che visse per molto tempo con lei, del suo denaro, nel suo parco, Coole Park – luogo che gli avrebbe ispirato le poesie migliori. Fu Lady Gregory a sostenerlo e aorientarlo verso la direzione della sua opera, nel mescolarsi dell’amore per la terra e per la vita invisibile.
Tornato dalle Isole Aran, Yeats era trasformato e invasato dalle più formidabili visioni. Al culmine del suo impeto creativo, alla fine di quello stesso anno, si recò a Parigi per fare visita ai maestri simbolisti Mallarmé e Verlaine.

Yeats e Synge

E lì, in un modesto albergo del centro, fece un’altra importante conoscenza: John Millington Synge, un giovane poeta irlandese poliglotta, che aveva viaggiato per il mondo con gente di ogni sorta. Voleva fare lo scrittore ma non aveva ancora scritto nulla di significativo.

Allora Yeats gli diede un consiglio fatale: “Lascia stare la Francia e Racine. Vai a vivere alle Aran per un po’. Tu parli anche gaelico: ascolta i segreti di quelle isole ai confini del mondo”. Synge voleva seguire il consiglio di Yeats, ma temeva per la sua salute. “Non sto bene, Mr. Yeats. Sono di salute cagionevole, l’aria e la vita estreme delle Aran potrebbero uccidermi”; “Può darsi – gli rispose Yeats – ma prima avrai scritto il tuo capolavoro”.

Entrambi i vaticini si avverarono.

Yeats e L’Abbey Theatre

Nutrendosi dei drammi scritti da Synge prima della sua morte prematura, e delle opere e delle ricerche folkloriche di Lady Gregory, sarebbe stato fondato a Dublino, dopo pochi anni, l’Abbey Theater guidato da William Butler Yeats. Dall’esperienza di quel teatro, si sarebbe formato il retroterra culturale per la nascita di una libera Repubblica d’Irlanda.

Mentre si siede al bancone del pub con Lady Augusta al suo fianco, Yeats lo vede, improvvisamente, prima del primo sorso della sua pinta: nascerà, da quelle sue visioni di bambino sorte attorno alla campagna di Sligo, lo spirito vivente di un’Irlanda libera; e poi vede un’altra scena, mentre il suo sguardo sembra perso nel vuoto: vede se stesso, che parla di fronte all’Accademia di Stoccolma, tredici anni più tardi, ringraziando per il conferimento del Nobel, e affermando che al suo fianco, nel ricevere il premio, avrebbero dovuto esserci una splendida signora e un giovane geniale: Lady Augusta Gregory e John Millington Synge. Che con lui cantarono, nei tempi moderni, l’antica tradizione, il sogno del nobile e dello straccione, a contatto con la terra e con la vita invisibile.

Dublino, dicembre 1911

Lady Augusta nota che lo sguardo di Yeats si è ancora perso. È come se gli vedesse negli occhi grigi le onde di Rosses Point, là, a Sligo, quand’era un bambino. Lo bacia caramente: “Tutto bene, Willy?”. “Sì, tutto bene. La gatta si è riaddormentata. Il sogno finisce meravigliosamente”.

 

Di Cesare Catà
Foto di: Marco Mancini

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