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(Under) the Rainbow

Ormai ho deciso di non perderne più neanche uno. Li scriverò tutti. Tutti. Tutti i sogni che mi portano a casa.

Nell’ultimo siamo a Dublino e piove.

Il cielo è bellissimo e arriva l’arcobaleno. La solita Dublino dei sogni, con quel lungomare.

Che cosa folle questa: continuare a costruire ricordi che non sono tuoi, a ricordare cose che forse non esistono neanche. Ma i luoghi sono quelli, non c’è niente da fare.

Arriva l’arcobaleno, ma qualcosa non va.

Questo sta per diventare un incubo. Le multinazionali si stanno mangiando l’arcobaleno.

Si sta trasformando, davanti ai miei occhi, in confezioni di snack, Nestlè, M&Ms, roba del genere.

Ma non diventa un incubo, perché in Irlanda posso salvarlo, l’arcobaleno.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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