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Uachtarán 2011: le elezioni presidenziali irlandesi

Uachtarán è la parola in Gaelico irlandese che indica il Presidente della Repubblica Irlandese (Uachtarán na hÉireann). Le prossime elezioni si terranno ormai tra breve: il prossimo ventisette ottobre. Saranno elezioni importanti:il Presidente viene eletto ogni sette anni e l’attuale Uachtarán, Mary McAleese è in carica da due mandati, quindi dal 1997.

Nel 2004 la McAleese ottenne il secondo mandato senza opposizione: la Costituzione della Repubblica Irlandese (Bunreacht na hÉireann) permette al Presidente in carica di ripresentarsi e, nel 2004, non venne nominato nessun altro candidato alla Presidenza, per cui non ci fu, per così dire, bisogno di arrivare alla votazione  – in Irlanda il Presidente viene eletto con una elezione generale, mentre i candidati vengono espressi dai due organi del potere legislativo (e quindi, di fatto, dai partiti) che costituiscono il Parlamento (Oireachtas): il Senato (Seanad Éireann), e la Camera dei Rappresentanti (Dáil Éireann).

Sono quindi quattordici anni che gli Irlandesi non scelgono direttamente il loro Presidente.

Quattordici anni sono, politicamente parlando, un periodo lunghissimo già di per sé, ma parlando di questi quattordici anni e dell’Irlanda, la quantità di cambiamenti sociali ed economici vissuti dal popolo irlandese corrisponde a uno stacco veramente enorme: nel frattempo la Tigre Celtica è nata, dando a molti Irlandesi, anche se solo per qualche anno, una visione bigger than life delle proprie possibilità, e poi morta di recessione; nel frattempo la questione Nordirlandese perdeva di significato alla luce del nuovo benessere economico che metteva in secondo piano centinaia di anni di lotta; nel frattempo la Chiesa, volente o nolente, si trovava a dover allentare la ferrea posizione di egemonia culturale che l’ha resa uno dei Poteri più importanti nel panorama socio-politico della Repubblica d’Irlanda, fino a dover subire le conseguenze della dimostrazione di situazioni raccapriccianti con il Murphy Report del 2009 e il recente (luglio 2011) attacco da parte dell’attuale Primo Ministro (TaoiseachEnda Kenny contro le ingerenze del Vaticano riguardo agli abusi sessuali nella Diocesi di Cloyne.

E se tutto questo non bastasse a dare la percezione di quanto siano lunghi questi quattordici anni irlandesi, basta pensare al fatto che, nel frattempo, la Regina Elisabetta è stata ospite della Repubblica d’Irlanda ed ha pronunciato sulla questione Nordirlandese parole che, come ha detto qualcuno, sono la cosa più simile a delle scuse che una Regina possa permettersi.

Quindi è passato davvero molto, molto tempo dall’ultima volta che gli Irlandesi si sono espressi per eleggere il loro Presidente. Questa volta, però, i candidati ci sono, eccome.

E allo stato attuale la corsa alla Presidenza non fa altro che dimostrare una delle caratteristiche che forse meglio contraddistingue la definizione dell’essere irlandese: il tentativo di procedere sulla strada della storia tra le due opposte tentazioni di ancorarsi al passato o di abbandonarlo una volta per tutte.

Un fatto è certo, però: dopo che le ultime elezioni politiche hanno spazzato via il Fianna Fáil, il partito repubblicano identificato come il responsabile di quella allucinazione collettiva che è stata la Tigre Celtica, i rapporti di forza nella politica, e nella società, irlandesi fanno sì che, citando L’Irish Independent, queste elezioni presidenziali siano il più importante evento politico della storia recente in Irlanda.

Gay Mitchell
Gay Mitchell

Le elezioni politiche hanno lasciato in Parlamento soltanto tre partiti con almeno 20 rappresentanti, il numero minimo richiesto per esprimere una candidatura alla Presidenza: il Fine Gael, partito di maggioranza (a cui appartiene anche Enda Kenny) ha candidato Gay Mitchell.

Michael D. Higgins
Michael D. Higgins

Il Labour Party (al governo con il Fine Gael) ha candidato Michael D. Higgins.

Il Fianna Fáil, nonostante il tracollo, ha ancora, tra Senato e Camera dei Rappresentanti, 33 rappresentanti, e quindi la possibilità di esprimere un candidato, ma, dopo un acceso dibattito interno al partito, è prevalsa la linea dettata dal leader Micheál Martin di non esprimere una candidatura.

Martin McGuinness
Martin McGuinness

Lo Sinn Féin di Gerry Adams è in una situazione esattamente opposta: ha un totale di soli 17 rappresentanti, ma ha espresso un candidato grazie al raggiungimento del quorum di 20 rappresentanti con il supporto di altri parlamentari esterni al partito. Il candidato, dopo che Gerry Adams si è chiamato fuori dichiarando che vorrebbe candidarsi nel 2016, centenario della Easter Rising, è Martin McGuinness: la candidatura ha già subìto critiche anche feroci (per esempio da Gay Mitchell) perché Mc Guinness è stato un leader dell’IRA arrestato per detenzione di esplosivi. Insieme ai candidati ‘politici’ rimane in corsa per arrivare ai fatidici 20 rappresentanti un indipendente, il senatore David Norris.

David Norris
David Norris

David Norris fa parte del Consiglio Direttivo del James Joyce Centre ed è quello che il suo amato Joyce avrebbe definito a Dublin character: un personaggio, fuori dalle righe e pirotecnico (il tipo di persona che, scrivendogli su Facebook – e noi lo abbiamo fatto, ti risponde che adesso è occupato con la campagna presidenziale ringraziando per il messaggio e rimandando una risposta più completa a dopo le elezioni), dichiaratamente omosessuale e in prima linea nella lotta per i diritti umani. La sua, comunque difficile, corsa alla presidenza sembrava essersi interrotta quest’estate, quando è stato rivelato che Norris aveva inviato una lettera alla Corte d’Israele per chiedere clemenza nei confronti di Ezra Nawi, attivista per i diritti umani degli Arabi in Israele, accusato di pedofilia nel 1997. La corsa di Norris è però ripresa e il senatore sta ancora cercando il supporto di tre parlamentari.
Questa la situazione attuale, con il primo candidato assoluto al mondo dichiaratamente gay per una elezione presidenziale e un altro che, a suo tempo, trasportava esplosivo da usare contro l’invasore. Difficile dire, a ora, come andrà a finire. Di certo quello che si percepisce parlando con gli Irlandesi, leggendone i blog e i tweet, è che queste elezioni significhino molto, rappresentando, questo è certo, il sigillo definitivo a un ventennio di sogni ormai infranti che, di questo siamo certi, non saranno dimenticati in un Paese che ha sempre saputo rielaborare i propri lutti e le proprie sconfitte e in cui la libertà d’espressione è una garanzia (l’Irlanda è nona nel Press Freedom Index, l’Italia è quarantanovesima).

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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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