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Tempeste Irlanda: tra storia e leggenda

Tempeste Irlanda: per odiare Ophelia…

Come abbiamo già scritto in altri articoli, no, non è vero che in Irlanda piove sempre e sì, in Irlanda è possibile stendere il bucato e farla franca. Ma l’Irlanda è pur sempre un’isola e il mare in tempesta, a maggior ragione quando il mare è… Oceano, è sempre in agguato.

Mentre vi scriviamo l’uragano Ophelia si sta avvicinando alla costa occidentale irlandese.

Met Éireann ha elevato lo stato d’allerta a red: per Galway, Mayo, Clare, Cork e Kerry, a orange per il resto del Paese.

Fino a ora, qui in Irlanda su Ophelia si è soprattutto fatto ironia, tipo:

è una buona scusa per stare a casa e “godersi” un hungover di lunedì, dopo aver fatto incetta di (altra) birra, e soda bread.

Naturalmente Ophelia non è il primo uragano – e non sarà l’ultimo – a colpire l’Irlanda.

Quello che fa paura è che in realtà Ophelia sarebbe una tempesta tropicale e che le tempeste che colpiscono l’Irlanda sono sempre più cariche d’energia, con buona pace di Michael O’Leary che fa parte della schiera – fortunatamente esigua – di coloro che negano l’esistenza dei cambiamenti climatici…

Ma eccole, le tempeste che in passato hanno colpito in maniera durissima l’Irlanda: quelle reali e un paio di quelle “leggendarie”…

Tempeste Irlanda: le più famose

Tempeste Irlanda: The Night of the Big Wind – 1839

Un uragano che colpì l’Irlanda la notte di Befana – o, come si dice da queste parti, “Natale delle Donne”, Nollaig na mBan – del 1839. Furono registrati venti a 185 km/h, dopo un periodo di tempo atmosferico letteralmente impazzito, da una forte nevicata (inusuale in Irlanda) a temperature tiepide (altrettanto inusuali, a maggior ragione a gennaio).

Si registrarono centinaia di morti, 42 naufragi. Il romanzo The Big Wind di Beatrice Coogan è ambientato nei giorni della tempesta e alla tempesta è dedicata la poesia Oíche Nollaig na mBan di Seán Ó Ríordáin.

The Big Snow – 1947

24 – 25 febbraio 1947.

Uno degli inverni più duri mai registrati in Irlanda culminò con una eccezionale nevicata. In alcune zone la neve cominciò a sciogliersi solo tre settimane dopo.

Se c’è una caratteristica assolutamente irlandese, è quella del non perdersi d’animo: così sul Lough Key venne organizzata una ceili di danze irlandesi sulla superficie ghiacciata del lago, come dire Riverdance on ice

Hurricane Charley – 1986

Se pensate che le tempeste siano solo roba da autunno o inverno, vi sbagliate: l’uragano Charley colpì l’Irlanda il 25 agosto 1986 causando 11 morti.

Con 200mm di pioggia, questo è il giorno in cui è stato registrato il livello più alto di sempre di precipitazioni in Irlanda.

#ophelia

Met Éireann

Teresa Mannion

Hurricane Katia – 2011

L’uragano Katia colpì la costa ovest dal 9 settembre 2011.

Vento a circa 180 km/h. Fortunatamente nessuna vittima.

Storm Desmond – 2015: la tempesta diventa virale

5 Dicembre 2015.

Anche in questo caso venti eccezionali, ma nessuna vittima.

Desmond però ebbe la sua eroina: la cronista di RTE Teresa Mannion, che affrontò la tempesta in diretta tv. Il video divenne virale, e fonte di innumerevoli parodie e meme.

Tempeste irlandesi… leggendarie

Secondo una profetica leggenda di Inish Mór, la maggiore delle Isole Aran, una “Grande Onda” dividerà in due l’isola. Che le Aran siano destinate a diventare quattro (o sette, a contare bene…)?

Una tempesta letteralmente leggendaria è quella citata nel Lebor Gabála Érenn (il Libro delle Invasioni) e causata dai druidi dei Tuatha de Danann contro i Milesi.

E poteva mancare una citazione di Beckett?

No, vero?

No, life ends and no, there is nothing elsewhere, and no question now of ever finding again that white speck lost in whiteness, to see if they still lie still in the stress of that storm, or of a worse storm, or in the black dark for good, or the great whiteness unchanging, and if not what they are doing.

Imagination Dead Imagine (1965)

E neanche una di uno dei protagonisti di IGCIRD: Robert ‘Bob’ Robertson (o meglio, del suo alter ego “reale”):

Al pub non piove mai.

About maxorover

Ebbene sì. Max O’Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O’Rover.
Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O’Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. “Rómhar” è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare.
Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione?
Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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