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La mia Irlanda: strade e bandiere

Tornare sul luogo del delitto.
Qualcuno dei miei me aveva già scritto qualcosa in proposito. Ma si trattava di Inis Mór, non dell’Italia. Paradossale che sia tornato a Inis Mór prima che in certi posti che sono ad appena qualche chilometro da dove abito?
No. Non è affatto paradossale.
Sono tornato in Via Irlanda.
Sono tornato in Via Autolavaggi.
In Via Autolavaggi c’era un ragazzino al seguito del padre che giocava a lavare la macchina. Lo so benissimo che ce ne sarebbero anche da noi, uguali, se solo non piovesse così spesso. Per fortuna che piove così spesso, da noi. Storie di finestre chiuse e cortili così uguali ma così diversi:

you have Bobo, we have Bono.
No: it’s not the same f*cking thing
!

Sono tornato in Irlanda e in Via Autolavaggi sulla strada per Inishowen. E, naturalmente, ho ricominciato a rileggerlo, Inishowen (no: non lo scrivo neanche, il titolo in Italiano…).
Leggo i libri dei miei compatrioti (buffo scriverlo, in effetti) alla ricerca di una rivelazione. O, almeno, quei libri mi tengono occupato.
C’è stato un momento, dopo aver scritto, a suo tempo, di Via Autolavaggi, in cui pensavo che sarebbe successo. E non andò così. Poi, dopo aver scritto tutto il resto, c’è stato un altro momento in cui ho pensato che sarebbe successo. Altro, ma sarebbe successo.
Invece non è successo niente, e niente: eccomi ancora qui. A pedalare sulle strade che odio, ancora nella stessa direzione.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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