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SPLF Presenta La Distanza del Cielo (Un Atlante Beckettiano) – Federico Platania, Fernandel – Diretta Facebook il giorno del compleanno di Beckett, 13 aprile

Segui l’evento su Facebook, 13 aprile ore 19.15 ITA.

Federico Platania è uno dei mie due amici che, se mi chiedono perché li conosco, io posso rispondere:

perché Beckett.

Quando conosci una persona perché ha a cuore qualcosa che sta a cuore anche a te, probabilmente diventare amici è più semplice. E poi io sono uno che, se siamo amici, bisogna fare qualcosa insieme.

È così che, dopo la intervista a Federico a proposito di samuelbeckett.it (mi sa che sono io quello che lo ha definito il punto di riferimento per gli appassionati di Beckett in Italia, finendo così nell’effimera immortalità delle pagine dei libri), vecchia ormai di un paio (parlo per me. Era il 2012, per la cronaca) di vite fa, Federico è diventato prima ospite e poi pilastro del San Patrizio Livorno Festival. Quel festival favoloso congelato sotto covid.

L’uscita per Fernandel del suo La distanza del cielo è un’ottima occasione per fare qualcosa insieme in tempi di covid. Farlo con un altro compagno di festival e di viaggio in altri progetti, e un altro amico, come Claudio Monteleone, mi rende il tutto ancora più bello.

SPLF Presenta La Distanza del Cielo (Un Atlante Beckettiano) – Federico Platania

Eccoci qui, allora, a celebrare, nel giorno del compleanno del Nostro (un giorno che, se tanto mi dà tanto, odiava), un altro libro su Beckett e un nuovo romanzo di Federico.

Lo faremo senza pinte. O meglio: senza pinte condivise nello stesso spazio. Lo faremo su Facebook e di pinte ciascuno porti la sua.

A Federico toccherà l’interpretazione di Claudio. Io ci sono già passato ed è una cosa bella. E qualche domanda da parte mia (compresa una alla Misery non deve morire) in attesa delle vostre, che aspettiamo e speriamo numerose.

E chi non ci sarà lo porto alla stazione di Blackrock…

Max O’Rover


Federico Platania su La distanza del cielo e Beckett

Da vent’anni sto cercando di finire Samuel Beckett. “Finire” in tutti i sensi che questo verbo può evocare. Ho iniziato a leggerlo, a studiarlo, a passarlo al microscopio. Ho dato vita a www.samuelbeckett.it, il portale italiano dedicato a Samuel Beckett diventato nel corso di questi anni il punto di riferimento per gli appassionati di Beckett in Italia.

In tutti questi anni ho anche scritto e pubblicato romanzi e racconti. Inevitabilmente mi sono chiesto se le due cose si sarebbero mai incontrate:

scriverò mai un libro su Samuel Beckett?

Ma cosa si potrebbe dire che non sia già stato detto su uno degli autori più “interpretati” (di nuovo, in tutti i sensi) del Novecento?

Poi l’incontro è avvenuto, sotto un albero simile a quello vicino al quale Vladimiro e Estragone aspettano Godot. Raccontare Beckett non attraverso le opere e la vita, ma attraverso i luoghi. Un atlante beckettiano.

Il racconto dei luoghi, a mano a mano che scrivevo, si è intrecciato a un altro racconto, la storia più o meno inventata di un appassionato di Beckett che deve rimettere a posto i pezzi della sua vita.

E così è nato «La distanza del cielo», il mio nuovo romanzo. È stato pubblicato dall’editore Fernandel e martedì 13 aprile, alle 19.15 italiane, ne parlo in una diretta Facebook con Max O’Rover (scrittore, ideatore di italish.eu e del San Patrizio Livorno Festival) e con l’attore Claudio Monteleone che leggerà alcune pagine tratte dal libro.

“La voce di Samuel Beckett si sta spegnendo. Per decenni è stata un faro nella notte della condizione umana, ma tra poco smetterà di inviarci i suoi segnali, come le sonde Voyager lanciate tanti anni fa verso i confini dello spazio conosciuto”.
Con queste parole aprirò il mio intervento domani. Mi sembrano parole potenti, suggestive, in grado di conquistarmi con facilità l’attenzione del pubblico. Le ho copiate da una cosa che ha scritto Benelli per una prefazione a un volume di prose brevi di Beckett uscito un anno fa e di cui lui probabilmente già non si ricorda più. Ho copiato il senso, voglio dire. La forma è tutta mia. Benelli è troppo ingessato, non avrebbe mai tirato fuori le sonde Voyager, l’immagine dei confini dello spazio conosciuto e tutto il resto. «La voce di Samuel Beckett si sta spegnendo». Sentite che potenza in questa frase. Benelli è un docente serio e preparato, ha una valigia di strumenti critici che io me la sogno. Ma per scrivere una cosa così ci vuole uno scrittore. Io sono uno scrittore.

Federico Platania

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About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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