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SPLF Flash Fiction Contest 2019 – Il voto

Maeve sbatté il cucchiaio nella zuppa. Uno schizzo di verdure saltò sul colletto di Liam.

“Non ci vado a farmi massacrare,” urlò.

“Certo che ci andrai, è l’unica soluzione.” Liam si pulì con le dita. La seguì fino alla camera, tirò indietro la testa appena in tempo per evitare la porta in faccia. “L’avevi promesso,” piagnucolò, “o hai cambiato idea?”

Aspettò. Il silenzio dall’altra parte era segno che Maeve si era infilata sotto le coperte. Probabilmente piangeva. Erano giorni che si rifugiava in camera a piangere.

“Vuoi che rischi di morire?” La voce che proveniva dalla camera aveva la salsedine del mare. Sembrava fosse rimasta impigliata nella baia di Tramore.

“Maeve ti prego, smettila.” Alzò il pugno come per abbattere la porta, ma si fermò a mezz’aria.

“Non lo voglio fare.”

Liam si arrese.

“Vedrai che venerdì cambia tutto,” sussurrò alla porta chiusa. Si appoggiò allo stipite.

Maeve non ascoltava più. Guardava fuori dalla finestra. Il sole primaverile era arrivato inaspettato proprio quella domenica di maggio, dopo un’intera settimana di pioggia, pesante e insopportabile. Sentiva il tepore attraverso i vetri, cosa che la rendeva ancora più triste. Portò entrambe le mani sulla pancia. Avrebbe preferito buttarsi dalle scogliere della Cliff Road, piuttosto.

A maggio Tramore era uno dei luoghi più struggenti che lei potesse immaginare per quel gesto. Prima forse avrebbe preso la Doneraile Walk vittoriana, fino al Metal Man; avrebbe oltrepassato il limite del divieto per immergersi nel profumo delle ginestre che fin dal mattino inondavano di luce le scogliere a strapiombo sul mare. Poi sarebbe scesa in città e avrebbe fatto un salto sulle montagne russe del parco divertimenti, già pieno di turisti in pantaloncini corti e nonni con le carrozzine. Aveva bisogno di quelle immagini per stemperare la sua rabbia di bambina cresciuta troppo in fretta.

Le scogliere erano rivestite di una fitta peluria d’erica. In lontananza le grida dei gabbiani si sovrapponevano al rumore dell’oceano. In quel momento sentiva tutta l’asprezza delle onde che si frantumavano contro le rocce. E il vento, il respiro del vento era così forte che a tratti sovrastava ogni suono e la immergeva in una nuvola di silenzio.

Senti un bussare leggero. Aprì la porta, non era giusto che Liam rimanesse fuori da quella scelta.

“Un Paese di cattolici bigotti, ecco dove sono nata!” Si appoggiò alla sua spalla e ricominciò a piangere. Liam la accompagnò verso il letto e si sedette accanto a lei. Tirò un lembo di coperta sulle gambe magre e le asciugò gli occhi con i polpastrelli che sapevano di cavolo.

“Potresti partire. Andare a Londra, cioè. Sarebbe più sicuro.” Liam riprese il tono calmo che aveva prima della discussione. Era sollevato per il fatto che lei gli avesse aperto la porta.

“E dove li trovo i soldi?”

“Dovresti chiederli a tuo padre.” Liam si ostinava a chiamarlo così.

“Quello stronzo di Patrick? Tutto quel poco che guadagna lo annega nella schiuma delle birre al pub del porto. A malapena riescono a sopravvivere, lui e la mamma.”

In realtà non aveva il coraggio di chiedere soldi al patrigno. Non aveva neppure voglia di tornare a casa, rompere il silenzio, subire la vergogna di una richiesta d’aiuto.

Liam le accarezzò il braccio. Aveva uno strano modo di carezzarle il braccio. Le circondava il polso con le dita e faceva scivolare l’indice avanti indietro come se azionasse un piccolo tergicristallo. Non fu sufficiente a farla sentire meglio.

“Resisti, Maeve,” le disse con tenerezza, “aspettiamo venerdì. Venerdì si vota.”

“Dio santo, Liam!”, sbottò Maeve. Divincolò il braccio dalla stretta amorevole. “Cosa credi che se anche vinciamo, cambierà qualcosa in questo Paese? Cambierà qualcosa per me? Ci vorranno mesi prima che diventi realtà. E sarà comunque tardi.”

Si alzò di scatto. Prese i jeans appallottolati sulla sedia e se li infilò. Lasciò la cerniera aperta, la t-shirt la copriva a malapena. Staccò il giubbotto dalla parete e lo appoggiò nell’incavo del braccio.

“Portami dalla massacratrice,” disse.

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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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