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SPLF Flash Fiction Contest 2019 – Colori d’Irlanda

Una lama di luce bianca, perfetta, taglia il buio della prima notte. Dura per un solo istante poi, come cristallo colpito da una nota altissima, si frantuma in una cascata di migliaia di luci, ciascuna con una diversa sfumatura di colore. Alcune sono molto grandi, altre piccolissime e alla velocità della luce cominciano a espandersi fino ai confini dell’universo; qualcuna arriva fino a un piccolo pianeta azzurro. Sette lampi sfrecciano sulla superficie dell’oceano e scivolano veloci finché intravedono una magnifica isola di un verde smagliante, punteggiata d’erica viola e gialle ginestre, adagiata su un mare di velluto. Rimangono incantati dai colori sgargianti delle casette dei pescatori, sentono di aver trovato finalmente casa. Rubino, Corniola, Ambra, Smeraldo, Zaffiro, Calcedonio e Ametista rallentano e planano dolcemente sulle rive di un laghetto ai bordi del bosco.Scende la notte, illuminata da migliaia di stelle che si specchiano sulla superficie del lago. Tutto è quieto finché, a un tratto, cominciano a far capolino dalla foresta tanti piccoli esseri e l’aria sbrilluccica come piena di pagliuzze dorate. Fate e gnomi si son dati convegno per festeggiare l’inizio dell’estate, nell’aria tiepida risuonano risate argentine, canti e richiami di venditori di ogni stranezza magica e non. I sette fratelli si avvicinano in silenzio mentre centinaia di occhi, attratti dai loro riflessi, li scrutano indecisi tra l’affascinato ed il timoroso. La diffidenza dura solo un attimo, l’ospitalità del piccolo popolo è grande e non chiedono chi o cosa sono, si limitano circondarli e a prenderli per mano per farli ballare, ridere e bere per tutta la notte. All’alba, mentre i primi raggi del sole sfiorano il lago, i colori dei sette fratelli si accendono come in un caleidoscopio e il Lepricano, il calzolaio delle fate, sente che con quei colori potrebbe creare le scarpe più belle del mondo. Invece di rientrare come tutti gli altri nel folto della boscaglia, si attarda, appostandosi dietro un cespuglio di rododendro. E’ necessario studiare attentamente quegli esseri multicolori per poter carpire i loro segreti oppure scoprine qualche debolezza che li faccia cadere sotto il suo dominio. Ma la lunga notte di festa ha la meglio sul piccolo gnomo che, accoccolato sul morbido muschio, si appisola sognando le meravigliose sfumature. Ad un tratto sente qualcosa che lo sfiora, sono i baffi di un micione che sta valutando se è buono da mangiare o meno… Da cacciatore a preda! Scatta come una saetta verso il bosco lasciando il gatto con un palmo di naso ma senza alcuna idea di dove siano finiti quegli esseri, che sembrano scomparsi nel nulla. La brama di possedere quei colori è cosi forte che ogni sera torna sulle rive del lago dove, puntualmente, sul far del tramonto i fratelli appaiono sbucando dal nulla, sempre nel solito ordine: Rubino, Corniola, Ambra, Smeraldo, Zaffiro, Calcedonio e Ametista e, all’alba, svaniscono. Nonostante le notti in bianco il mistero rimane fitto, ma Il Lepricano, come tutti gli gnomi, è assai tenace e prima di abbandonare tenta l’ultima carta. Un mattino d’estate, un attimo prima che l’ultimo barbaglio di colore sia svanito nell’aria, lascia il suo nascondiglio e si avvicina correndo fino alla riva. Trema come una foglia perché il rischio è altissimo: potrebbe essere visto da qualche umano, ma la curiosità e il desiderio di possedere quei colori sono troppo forti. Si guarda intorno e, prodigio! I colori non sono scomparsi. Sono ancora tutti lì, hanno solo cambiato forma: adesso sono pietre. Bellissime pietre colorate che emanano lampi meravigliosi quando sono accarezzate dai raggi del sole. Svelto svelto le raccoglie e corre a rifugiarsi nella sua grotta per nasconderle nel calderone dove tiene il suo tesoro di monete d’oro. Ogni sera rimira le sue pietre davanti ai bagliori del camino. Ma ogni giorno che passa perdono un po’ della loro luce, scoloriscono lentamente come se stessero agonizzando. Lo gnomo non vuole separarsene ma allo stesso tempo non vuole che muoiano. Se le rimetto dove le ho trovate – pensa – sarebbero salve ma io le perderei per sempre. Se non faccio niente, però, le perderò ugualmente perché diventeranno solo pietre bianche e opache come ciottoli di fiume. Devo escogitare qualcosa, trovare il modo per farle ricaricare senza però che possano fuggire… Pensa che ti ripensa non trova soluzione finché, in un giorno di pioggia, porta fuori il pentolone per lavar via la polvere e ridonare lucentezza alle sue monete. Fin dalle prime gocce le pietre sembrano risvegliarsi ed i colori cominciano a tingere la pioggia risalendo verso il cielo. Il folletto non riesce a contenere la gioia e comincia a saltellare e ballare mentre, pian piano, i colori formano un arco nel cielo recuperando il proprio splendore anche se solo per qualche minuto. E da quel giorno, ogni volta che piove, lo gnomo porta fuori il suo calderone con l’oro e le pietre. Si dice che, alla fine dell’arcobaleno, ci sia la pentola di monete d’oro del folletto ma non è esattamente così… è proprio da lì dentro che nasce l’arcobaleno.

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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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