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Stanotte ho sognato l’Irlanda

Stanotte ho sognato l’Irlanda. L’ho sognata due volte.

Il primo sogno non era in Irlanda. Era quel territorio che mi accompagna da molto tempo, la campagna di quando ero piccolo. Il luogo che attraverso sempre, nei sogni,  per andare, per andare da qualche parte, per andare altrove.

Ero a piedi, bici al fianco, e per quanto fossi solo parlavo con qualcuno che, da qualche parte, mi stava ascoltando.

E ora viene il bello.

Alle voci dicevo che avevo trovato lavoro sulle Isole Aran. Faccio il pendolare, diciotto ore fuori casa ma ne vale la pena

Nel secondo sogno le cose andavano ancora meglio. Sono il custode di Stephen’s Green (ancora un altro pezzo di vita rubata).

Quindi, se tanto mi dà tanto, abito qui:

Stephen's Green

Con un gatto (non esattamente IL gatto, era lui ma più grande, più adulto) e un cane.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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