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Skerries – Dublino e dintorni (con photogallery)

Skerries: aggiungiamo un altro capitolo alla nostra esplorazione dei dintorni di Dublino. Anche Skerries è relativamente facile da raggiungere con i mezzi pubblici e rappresenta una ottima alternativa alla spesso molto affollata Howth.

Skerries: dai vichingi ai mulini

SkerriesNa Sceirí in Irlandese, si trova a nord di Dublino, a circa trenta chilometri dal centro e a ventidue chilometri dall’aeroporto.

Il toponimo è la gaelicizzazione di una parola vichinga: skere – scogli (probabilmente ricorderete che anche “Dublino” è un toponimo originariamente vichingo, indicante le acque scure a ridosso della foce del Dodder.

Le isole di Skerries e le sue Torri Martello

Villaggio sulla costa, con una lunghissima tradizione nella pesca, Skerries vede davanti a sé  le isole di Shenick , le due Rockabill (la Muca e il Vitello), Colt e l’Isola di Saint Patrick, chiamata così perché secondo la tradizione sarebbe il luogo in cui San Patrizio sarebbe sbarcato per iniziare la sua opera di evangelizzazione dell’Irlanda (e, chissà: magari è da lì che partì per il suo viaggio che lo portò fino a Livorno…).

Le isole costituiscono una riserva naturale.

Le prime notizie sul castello di Skerries risalgono al 1320, mentre la costruzione del molo iniziò solo nel 1496. La cittadina cominciò ad acquisire l’attuale topografia attorno alla metà del XVIII Secolo.

La lunga spiaggia (South Strand) difronte alla quale si delineano le isole chiude con Red Island, che in realtà non è una isola ma un promontorio.

Il porto si estende sul versante opposto del promontorio, che è caratterizzato dalla presenza di una delle numerose Martello Tower (come quella di Sandycove, Dún Laoghaire, resa famosa da Joyce nell’Ulisse) costruite nel periodo delle Guerre Napoleoniche.

E, a proposito di Joyce e Skerries, è proprio in questa cittadina che Flann O’Brien fa tornare, ne L’Archivio di Dalkey,  il più famoso scrittore irlandese.

Solo che il Joyce di O’Brien è diventato un publican che non si ricorda neanche di aver scritto l’Ulisse… Un’altra Martello Tower si trova su Shenick Island.

I mulini di Skerries

I restaurati mulini a vento e il mulino ad acqua sono una delle principali attrazioni della zona.

Il Watermill Café è un buon posto per fare uno spuntino, e il negozio di souvenir ha articoli anche di buona e ottima qualità, non (solo) la consueta paccottiglia tutta pecore & leprecauni.

Con vista sul porto, ma spesso affollato, il Blue Bar.

Chiesa e cimitero di Holmpatrick

Nel XVI Secolo il villaggio si chiamava “Porto di Holmpatrick”, dal nome del monastero del villaggio.

L’attuale chiesa di Holmpatrick, però, è una chiesa protestante costruita nel 1867, adiacente al cimitero in cui è invece ancora presente la torre della vecchia chiesa.

La lapide più antica del cimitero risale al 1520.

Sport

A meno di tre chilometri dal centro della cittadina si trova lo Skerries Golf Club. Skerries è anche la sede della gara motociclistica su strada Skerries 100 TT Road Races. L’edizione 2018 della corsa si è tenuta solo qualche giorno fa ed è stata purtroppo funestata dalla morte del motociclista William Dunlop.

Come arrivare

In auto usando la M1 in direzione nord.

Skerries è raggiungibile in autobus dal centro di Dublino con il numero 33 (attenzione: non frequentissimo), oppure in treno.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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