ItalishMagazine libri irlandesi

Si va da Wallace

Quando mi dicono “si va da Wallace” già mi immagino un mastrolindo nero con l’orecchino il cui buonumore è classificabile con “molto meno che scarso”.

Wallace è fissato con l’Italia, dicono. Si è messo anche a produrre olio e vino nel Bel Paese. E poi è juventino sfegatato. Un’altra ragione, di questi tempi, per avere un umore pessimo.

Il feudo di Wallace è Blooms Lane, dominata da tre bar ristoranti italiani che si affacciano su Osmond Quay a un tiro di schioppo dalla famosa libreria-caffè Winding Stair e dall’Half-a-Penny Bridge.

Wallace è stato recentemente eletto deputato al Parlamento Irlandese come indipendente in una lista progressista.

È a un tavolo del suo locale. Ha la faccia rosea e simpatica, capelli alla Robert Plant, ma biondo platino. Sulla facciata del Cagliostro, uno dei suoi locali, c’è una gigantesca reinterpretazione fotografica del Cenacolo degna delle migliori (o peggiori, dipende) campagne Benetton, politicamente corrette ed etnicamente ecumeniche. Il logo recita, in italiano: “La vita è breve, lavora duro, godi tanto”.

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