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roddy doyle marx - Maurice McGonigal: Dockers
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Istanze marxiste e femministe in Roddy Doyle – 1: The Commitments

Sarà che il Marxismo, fosse anche solo come categoria di studi storici, è decisamente fuori moda, ma analisi marxiste sull’opera di Roddy Doyle sono pressoché inesistenti, e sembrano limitarsi a questa tesi reperibile online.

Una lettura “politica” dell’opera di Roddy Doyle

In questo post proviamo allora ad approfondire alcune tematiche di stampo marxista (e femminista in un post successivo) che si riscontrano nell’opera di Roddy Doyle, lo scrittore della working class, e quindi del proletariato, dublinese.

Partiamo dalla sua prima opera, lo strepitoso romanzo d’apertura The Commitments.

[NOTA: i riferimenti alle pagine si basano sul libro "The Barrytown Trilogy", Secker & Warburg, London, 1992]

Jimmy Rabbitte Jr in The Commitments di Roddy Doyle: un intellettuale organico?

Il modo di essere del nuovo intellettuale non può più consistere nell’eloquenza, motrice esteriore e momentanea degli affetti e delle passioni, ma nel mescolarsi attivamente alla vita pratica, come costruttore, organizzatore, “persuasore permanentemente” perché non puro oratore – e tuttavia superiore allo spirito astratto matematico; dalla tecnica-lavoro giunge alla tecnica-scienza e alla concezione umanistica storica, senza la quale si rimane “specialista” e non si diventa “dirigente” (specialista + politico).

Antonio Gramsci, Quaderni del Carcere

Jimmy had Relax before anyone had heard of Frankie Goes to Hollywood and he’d started slagging them months before anyone realized that they were no good. Jimmy knew his music.

Jimmy aveva Relax prima che chiunque altro avesse sentito parlare dei Frankie Goes to Hollywood e aveva cominciato a criticarli mesi prima che chiunque altro avesse capito che non erano roba buona. Jimmy ne sapeva di musica.

Roddy Doyle, The Commitments – p.7.

The Commitments inizia con un atto bolscevico.

C’è già un gruppo, una band, di cui fanno parte Outspan e Derek con Ray, ma Jimmy Rabbitte Jr, entro le prime otto pagine del romanzo (il primo romanzo di Roddy Doyle, auto – pubblicato nel 1987: ne abbiamo scritto moltissimo, se volete saperne di più seguite questo link), trasforma la band degli And And And, senza neanche interpretare Ray che ne fa parte ma che non è con Jimmy, Outspan e Derek al pub, nei The Commitments.

Jimmy, che ne sa di musica, detta a Outspan e Derek la linea, di lindoferrettiana, per noi italiani, memoria.

Il problema degli And And And?

Quello di essere schierati dalla parte sbagliata.

Perché la musica è cultura, e la cultura è espressione di una visione politica.

Gli And And And fanno cover dei Roxy Music, che, per Jimmy, non sono altro che:

Wankers with funny haircuts. An’ Rich das.

Segaioli con pettinature ridicole. E padri ricchi.

Roddy Doyle, The Commitments – p.10.

La linea deve essere un’altra, questa è roba borghese.

La musica che il gruppo bolscevicamente creato da Jimmy deve suonare è quella che parla di sesso e politica.

Se a riguardo del sesso Jimmy non ha fatica a spiegarsi con Outspan e Derek, la cosa è un po’ più complicata rispetto alla politica.

Che cosa è la “real politics” a cui si riferisce Jimmy, qualcosa che in Irlanda non esiste neanche (Forse in Inghilterra, aggiunge Jimmy)?

Non ha a che fare con i partiti:

Not songs abou’ Fianna fuckin’ Fail or annythin’ like tha’. Real politics.

Niente tipo il Fianna Fáil del c*zzo e roba del genere. Vera politica.

Roddy Doyle, The Commitments – p.13.

[NOTA: il Fianna Fáil è uno dei partiti irlandesi. Fondato da Éamon de Valera, Seán Lemass, Constance Markievicz e Frank Aiken nel 1926, è un partito di centro destra.
Simbolo prima della Tigre Celtica e della crisi che è seguita poi, ha guadagnato sette punti percentuali alle ultime elezioni e attualmente è coinvolto in un "governo di minoranza". Spesso associato al gioco di parole tra Fáil - destino, in Irlandese, da cui Soldati del Destino, e la parola Inglese "fail", fallimento.]

E la vera politica, per Jimmy, parte dalla coscienza di classe.

Noi – Jimmy, Outspan, Derek – siamo il proletariato: la working class. Una working class che Jimmy identifica con i niggers (sì, quella parola che un bianco non dovrebbe mai usare, in nome del politicamente corretto) nel celeberrimo passo:

– The Irish are the niggers of Europe, lads.

They nearly gasped: it was so true.

– An’ Dubliners are the niggers of Ireland. The culchies have fuckin’ everythin’, An’ the Northside Dubliners are the niggers o’ Dublin. – Say it loud, I’m black an’ I’m proud.

– Gli Irlandesi sono i negri d’Europa, ragazzi.

Rimasero senza fiato: era così vero.

– E i dublinesi sono i negri d’Irlanda. Ai contadini non manca un c*zzo di nulla, E i dublinesi della Northside sono i negri di Dublino. – Dillo a voce alta, sono nero e ne sono fiero.

Roddy Doyle, The Commitments – p.13.

[NOTA: culchie è una parola in Irlandese che si potrebbe tradurre con "sempliciotto di campagna". A Dublino è usata, in senso dispregiativo, per definire il resto d'Irlanda...]
[NOTA: "The Northside", ovvero il lato nord di Dublino (divisa in due dal fiume Liffey) è considerata la parte più povera e popolare della capitale irlandese.
Barrytown, il sobborgo inventato da Doyle, ne fa sicuramente parte, visto che si troverebbe nella zona D21, dispari come tutte quelle a nord.
Anche se ci sono quartieri popolari anche nella Southside (le Liberties, per esempio, per rimanere vicino al centro), la Northside è associata al boom delle costruzioni che produsse le famigerate "Seven Towers", il peggior esempio di edilizia popolare nella storia d'Irlanda.]

Ci sono almeno tre istanze fondamentali, in questa sola pagina di The Commitments, per una lettura in chiave marxista dell’opera di Doyle:

  1. il germe della paura del dopo, il peccato originale di un gruppo che (spoiler) fallirà (del resto per Marx chi fa piani per dopo la rivoluzione è un reazionario) – ma di questo parleremo successivamente;
  2. il parallelo tra schiavismo e questione irlandese (tema squisitamente marxista, anche se meno noto);
  3. la rappresentazione, in Jimmy, della figura dell’intellettuale militante, quella figura nota con l’espressione gramsciana di intellettuale organico.

Jimmy è un perfetto esempio di intellettuale organico: la nascita bolscevica dei The Commitments (bolscevica nel senso di atto rivoluzionario di una minoranza) è unità di teoria e prassi, di pensiero e azione.

Non basta che Jimmy ne sappia di musica.

Deve applicare la sua conoscenza alla vita pratica, deve essere costruttore, organizzatore.

Jimmy diventa il dirigente di cui parla Gramsci: diventa il manager di una band…

“Negri” d’Europa e d’America. Roddy Doyle lettore della “Die Irische Frage”?

Da Roddy Doyle a Marx a Gerry Adams: la parola “nigger”, l’imperialismo britannico, l’era del politically correct

Prima di tornare a Jimmy Rabbitte Jr e alla sua band nella Dublino del 1987, facciamo un balzo nel tempo di quasi trent’anni.

Un paio di mesi fa, maggio 2016: l’Irlanda che sta riprendendosi dall’ultima crisi economica, la Brexit che si profila all’orizzonte, il miliardo di persone e passa su Facebook (un mezzo importante, visto che lo utilizza una fetta di popolazione mondiale così vasta; importante anche per gli scrittori, Roddy Doyle compreso).

Non c’è solo Facebook, ovviamente: il digitale ha cambiato tutto, ci ha cambiato la vita (ha cambiato anche la musica, come ci racconterà un Jimmy Rabbitte invecchiato di quella stessa trentina d’anni in The Guts / La Musica È Cambiata, il “quarto” libro della Trilogia di Barrytown).

L’ha cambiata anche ai politici, a volte – sia in Irlanda sia in Italia – a loro agio con i nuovi mezzi di comunicazione, a volte meno.

Gerry Adams, il presidente dello Sinn Féin, è molto attivo su Twitter: @GerryAdamsSF, che utilizza mixando politica e vita personale con una strategia più che sensata.

[NOTA: Lo Sinn Féin, il "Just Us" come tradotto da Robert McLiam Wilson in Eureka Street: Solo noi, è un partito di sinistra fondato nel 1905 da Arthur Griffith.
Il partito in cui si identifica la maggioranza della popolazione cattolica dell'Irlanda del Nord, dal 1997 partecipa anche alle elezioni della Repubblica d'Irlanda. Alle ultime elezioni ha conquistato 4 punti percentuali attestandosi al 13,8%.]

Adams pubblica:

Watching Django Unchained – A Ballymurphy Nigger!

Poi cancella questo tweet, twittando:

who saw Django would know my tweets & N-word were ironic. Nationalists in [the North] were treated like African Americans.

Nei giorni successivi sui social e sui giornali irlandesi si è parlato molto dell’uso della parola “nigger” da parte di Adams come politicamente scorretta.

Ci si è anche interrogati sul fatto che, se The Commitments venisse scritto oggi, sarebbe forse meglio che il famoso pezzo sui negri d’Europa non comparisse neanche.

È proprio vero che Marx non è più di moda…

Gerry Adams aveva tutto il diritto di usare la N-word nel contesto del riconoscimento di appartenenza a una classe abusata e ritenuta inferiore: la definizione di white nigger è stata applicata agli irlandesi cattolici in Nord Irlanda dai protestanti.

Esattamente la stessa definizione è stata applicata alla minoranza di lingua francese in Canada dalla maggioranza anglofona.

Almeno in questo caso il politicamente corretto serve solo a dimenticare la matrice storica dell’accomunamento tra ceti, classi, “razze” ritenute inferiori dal dominatore.

Nel politicamente corretto non c’è posto per il vecchio adagio:

proletari di tutti i Paesi unitevi

Politicamente corretto significa storicamente errato, soprattutto, perché è negli scritti di Marx ed Engels sull’Irlanda che si trova la giustificazione dell’assunto per cui gli Irlandesi (dal punto di vista del dominatore imperialista britannico) sono i negri d’Europa.

Marx aveva dedicato appunto un testo, all’Irlanda: Die Irische Frage, La Questione Irlandese.

Anche Engels si occupò esplicitamente dell’Irlanda.

Nelle bozze per una Storia dell’Irlanda, scritte da Engels nel 1869 – 1870, si legge tra l’altro:

<< si afferma, dopo la guerra civile americana, il movimento feniano.
Centinaia di migliaia di soldati e ufficiali irlandesi che avevano partecipato a quella guerra lo avevano fatto con l’intenzione di preparare un esercito per la liberazione dell’Irlanda.
I litigi anglo-americani che seguirono la guerra di Secessione furono il principale punto di forza dei feniani.
Per poco che la guerra fosse scoppiata fra i due paesi, l’Irlanda sarebbe divenuta in pochi mesi membro degli Stati Uniti, o almeno una repubblica sotto il loro protettorato.
La somma che l’Inghilterra pagò di buon grado per l’affaire dell’Alabama, in virtù dell’arbitrato di Ginevra, furono il prezzo del non-intervento degli americani in Irlanda.>>

<< L’affaire dell’Alabama: all’epoca della guerra di Secessione (1861-1865) l’Inghilterra, per frenare lo sviluppo industriale degli Stati del Nord, fornì aiuti militari e finanziari agli Stati del Sud. In particolare inviò alla marina sudista alcune navi da guerra che recarono un grave danno ai nordisti affondando i loro mercantili. L’Alabama aveva affondato 70 navi. A guerra finita il governo americano chiese il risarcimento per quei danni: il Tribunale di Ginevra condannò la Gran Bretagna a pagare 15,5 milioni di dollari.>>

Engels, quindi, mette in correlazione diretta il movimento d’indipendenza irlandese al movimento anti – schiavista negli Stati Uniti.

Per Marx, la condizione irlandese è “necessaria” all’aristocrazia inglese non solo dal punto di vista economico, ma anche di controllo politico del proletariato inglese, che vede in quello irlandese un nemico.

Nella Lettera a Sigfried Meyer e August Vogt del 9 aprile 1870, si legge:

<< L’Irlanda è il baluardo dell’aristocrazia fondiaria inglese.
Lo sfruttamento di questo Paese non è soltanto una delle fonti principali della sua ricchezza materiale.
Esso è anche la sua massima autorità morale. Di fatto essi rappresentano il dominio dell’Inghilterra sull’Irlanda. L’Irlanda, perciò è il grand moyen mediante il quale l’aristocrazia inglese conserva il suo dominio anche in Inghilterra. D’altro canto: se domani l’esercito e la polizia inglese si ritirano dall’Irlanda, voi avrete immediatamente una rivoluzione agraria in Irlanda.
La caduta dell’aristocrazia inglese in Irlanda condiziona, a sua volta, e ha come conseguenza necessaria la sua caduta in Inghilterra.
Ciò soddisfarebbe la condizione preliminare per la rivoluzione proletaria in Inghilterra. Poiché in Irlanda, sino ad oggi, la questione agraria è stata la forma esclusiva della questione sociale, poiché essa è una questione di pura sopravvivenza, una questione di vita o di morte, per l’immensa maggioranza del popolo irlandese, poiché, al tempo stesso, essa è inscindibile dalla questione nazionale, l’annientamento dell’aristocrazia fondiaria inglese in Irlanda è un’operazione infinitamente piú facile che non in Inghilterra.
Tutto ciò a prescindere dal carattere, piú passionale e rivoluzionario degli irlandesi, rispetto agli inglesi.
Per quanto riguarda la borghesia inglese questa ha in primo luogo in comune con l’aristocrazia inglese l’interesse a trasformare l’Irlanda in pura e semplice terra da pascolo che fornisce carne e lana ai prezzi piú bassi possibili per il mercato inglese. Essa ha lo stesso interesse a ridurre la popolazione irlandese al minimo mediante esproprio ed emigrazione forzata; in modo che il capitale inglese (capitale d’affittanza) possa funzionare in questo paese con sicurezza. Essa ha i medesimi interessi nello spopolare le terre d’Irlanda, che aveva a spopolare i distretti agricoli di Inghilterra e Scozia. Le 6.000-10.000 sterline dei proprietari assenteisti e delle altre rendite irlandesi che oggi affluiscono ogni anno a Londra, sono pure da mettere in conto.
Ma la borghesia inglese ha interessi ancora piú notevoli nell’attuale economia irlandese. Attraverso la continua e crescente concentrazione dei contratti di affitto l’Irlanda fornisce il suo sovrappiú al mercato del lavoro inglese e in tal modo comprime i salari nonché la posizione materiale e morale della classe operaia inglese.>>

Nella stessa lettera Marx esplicita il parallelo tra schivitù americana e schiavitù irlandese:

<< L’operaio inglese nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali verso quello irlandese. Egli si comporta all’incirca come i bianchi poveri verso i negri negli Stati un tempo schiavisti dell’unione americana.
L’irlandese lo ripaga con gli interessi della stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda.
Questo antagonismo viene alimentato artificialmente e accresciuto dalla stampa, dal pulpito, dai giornali umoristici, insomma con tutti i mezzi a disposizione delle classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. Esso è il segreto della conservazione del potere da parte della classe capitalistica. E quest’ultima lo sa benissimo.>>

Gli Irlandesi sono i negri d’Europa.

Prima di Gerry Adams, prima di Roddy Doyle, lo hanno detto Marx ed Engels.

Vendere dischi, fare il solista: lo scioglimento dei The Commitments come morte della rivoluzione

(non si può) Commercializzare l’utopia

Ancora nella famigerata pagina, Jimmy si chiede e chiede a Outspan e Derek:

Who buys the most records?

Chi compra più dischi?

Roddy Doyle, The Commitments – p.13.

E si risponde:

The workin’ class. Are yis with me? (Not really.) – Your music should be abou’ where you’re from an’ the sort o’ people yeh come from.

I lavoratori. Siete con me? (Non esattamente.) – La vostra musica dovrebbe riguardare da dove venite e la gente come voi.

Chi compra i dischi?

È lo stesso paradosso per cui si può comprare su internet Il Capitale di Marx, o per cui gran parte degli scritti di Marx sull’Irlanda non sono disponibili online per motivi di copyright: qualunque transazione capitalistica, anche di beni non capitalistici, alimenta il capitalismo stesso, se non l’assistenzialismo statale (i soldi che la Eejit Records avrebbe investito per produrre il primo disco dei The Commitments sarebbero arrivati da un fondo contro la disoccupazione).

Puoi fare proclami quanto vuoi: puoi avere la “missione” di portare il soul a Dublino, al proletariato (parola di cui il giornalista di The Northside News che intervista Jimmy e Joey The Lips Fagan non sa neanche lo spelling); puoi dichiarare che sei i guerriglieri del soul, ma se suoni nei pub e ti fai pagare, se suoni perché vuoi arrivare a farti produrre un disco e venderlo, sei parte dello stesso sistema che dichiari di combattere.

Anzi, lo sei ancora da prima se, per cominciare a suonare, devi pur comprare gli strumenti, con un po’ di vecchia sana accumulazione originaria, anche se “il capitale iniziale” deriva dalla vendita dei polli surgelati o delle videocassette.

La rivoluzione non è un pranzo di gala, diceva Mao. Forse non c’è posto per la musica.

Deco, il jazz: l’individualismo uccide il collettivismo, uccide la rivoluzione

Il vero killer della band è l’individualismo.

L’ego smisurato di Declan “Deco” Cuffe, grande quasi quanto la sua voce.

Roddy Doyle è bravissimo nel preparare, una scena dopo l’altra, l’epilogo di questa “tragedia”: Deco è solista da prima di iniziare, potremmo quasi dire che è proprio diventare parte di un gruppo che gli fa tirare fuori il peggio di sé.

È deco che “rovina tutto”, sentendosi il maschio alfa, il capobranco: “il” cantante (e questo è il mio gruppo!). Il momento in cui The Commitments muoiono davvero non è quando Deco si ritrova con il naso fracassato: è quando Deco dichiara di essersi iscritto (anzi: che sua madre lo ha iscritto) a due talent show: Screen Test e il National Song Contest.

La band più proletaria di Dublino finisce invischiata nel sistema e non può uscirne, può solo soccombere.

Se non altro, era riuscita a “sopravvivere” alla deriva jazz di Dean. Ma che c’è di male nel jazz?

Ecco cosa ne pensa Joey The Lips:

Intellectual music … It’s anti-people music. It’s abstract … It’s decadent … The Russians were right. They banned it.

Musica intellettuale … Musica contro il popolo. È astratta … I Russi avevano fatto bene a metterla al bando.

Roddy Doyle, The Commitments – p.108 – 109.

C’è poco da fare, a quanto pare: chi è individualista non può stare in una band e, a quanto pare, non può fare la rivoluzione (chissà se Roddy Doyle si è poi pentito, a proposito del jazz, visto che ha scritto Jimmy Jazz, ambientato nello stesso periodo de La Musica È Cambiata, in cui Jimmy si fa convertire, almeno in parte, al jazz dalla moglie Aoife…).

About QRob

Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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