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Pace fino al cielo: la profezia della Morrigan

L’asse pensiero greco – Roma imperiale – Roma cristiana è quanto di più terribile potesse accadere all’Europa. Un bel problema, visto che è proprio questo asse, storico e di pensiero, a definire l’Europa stessa. A chi mi dice che, proprio mentre i miei Celti se ne stavano ad ammazzarsi tra di loro fuori dalla storia, i Romani invece già costruivano acquedotti, io chiedo un salto mortale logico che difficilmente riesce a compiere: è l’acquedotto a essere sbagliato…

Senza il concetto di acquedotto non esisterebbe il concetto di penuria d’acqua: il messaggio che la Terra ti passa(va) è che, se non c’è l’acqua, non devi abitare in quel posto. Punto e basta. Sei tu, essere umano, a non dover essere lì.
Certo, sappiamo benissimo come è andata. Il mondo semplice e complesso dei Celti è diventato il mondo complicato dell’Occidente che viviamo.
Semplice e complesso, il mondo dei Celti. Ma capace di darci poesia di altezza elevatissima, come quella espressa dalla profezia della Morrigan. Non è questo il post per spiegarvi chi sia questa signora.

Ma eccola:

Pace fino al cielo.
Il cielo fino alla terra.
La terra fino al cielo,
Forza in entrambi,
Una coppa molto piena,
Piena di miele;
idromele
in abbondanza.
Estate in abbondanza.
Estate in inverno…
Pace fino al cielo…

Se siete fortunati, quando siete in Irlanda, potete sperimentare questo mondo, questa pace.
E noterete dell’acqua scorrere vicino a voi. Perché ci sono ancora, fortunatamente, luoghi fuori dal tempo.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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