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Musicanti d’Italia: Chitarra e Flauto – 7 Domande 7 a Davide Bonacina e Tommaso Tornielli

Musica Tradizionale Irlandese in Italia: il nostro nuovo incontro con i musicisti Italiani che suonano vera Musica Tradizionale Irlandese è con Davide Bonacina e Tommaso Tornielli.

Abbiamo avuto con loro una piacevole chiacchierata in cui ci hanno raccontato dei loro strumenti (flauto e chitarra), e del loro impatto sulla storia della tradizione musicale d’Irlanda; ma, soprattutto, è stato interessante ascoltare le loro riflessioni sulla scena Italiana, parlando di ciò che è originale “made in Ireland” e di tutte le varie commercializzazioni musicali che sono così (tristemente) in voga.

1. Abbiamo dedicato spazio anche in altri post a proposito di come alcuni strumenti entrino di diritto nella Musica Tradizionale Irlandese. Volete parlarci dei vostri, chitarra e flauto? Quali sono le caratteristiche principali delle sonorità di questi strumenti nel contesto Trad?

Tommaso: il flauto traverso oggi denominato “irlandese”, o “a sistema semplice”, è, in realtà, il flauto traverso che veniva normalmente utilizzato per suonare musica classica nel corso dell’800.

A un certo punto della storia, semplicemente accadde che questi flauti in legno a sezione conica vennero sostituiti dai moderni flauti in argento a sezione cilindrica, i quali, dotati di numerose chiavi in sostituzione dei più arcaici fori, rendevano molto più agevole la diteggiatura.

Curiosamente questi strumenti, anche grazie ai prezzi contenuti, continuarono a essere impiegati in Irlanda per il repertorio tradizionale. Oggi, a quasi due secoli di distanza, il flauto traverso irlandese si è imposto come uno degli strumenti solisti principali della tradizione, accanto alla cornamusa, all’organetto e al violino.

Artigiani di tutto il mondo hanno studiato e misurato accuratamente gli originali dell’800 e sono in grado di produrre strumenti migliori rispetto al 99% degli strumenti antichi.

La caratteristica principale di questo strumento consiste nel calore del suono e nella ricchezza della gamma armonica; un grande artigiano ha definito “magico e inspiegabile” il suono del flauto di legno. A ben pensarci, tutti i popoli, in tutte le epoche storiche, hanno sempre avuto tra i propri strumenti tradizionali il flauto di legno.

Davide: la chitarra entra nella musica tradizionale irlandese molto tardi. In genere era il bodhrán (una sorta di tamburo) a essere utilizzato come strumento d’accompagnamento ai solisti. Non dimentichiamo mai però che la musica tradizionale irlandese nasce per la danza, e quindi gli strumenti solisti hanno sempre un ruolo “maggiore” rispetto a quelli di accompagnamento.

Nelle ceili band, gruppi di musicisti che suonano per i ballerini, gli strumenti d’accompagnamento sono il pianoforte e il rullante.

La chitarra, come del resto il bouzuki irlandese, entra a far parte del contesto musicale negli anni ’60  quando nacquero le prime “band” come le intendiamo noi oggi che si impegnavano a proporre della musica impegnata, arrangiata e ragionata per un pubblico non solo di ballerini ma anche di estimatori del genere. Parlo di gruppi  come i Planxty e la Bothy band.

Pian piano la chitarra entra anche nel mondo della session, cioè nella quotidianità musicale dei solisti che si ritrovano a suonare nei pub. Oggi questo strumento è considerato pressoché fondamentale in questa musica.

Vengono utilizzate diverse accordature per accompagnare la musica irlandese. Quella sicuramente più utilizzata e apprezzata è l’accordatura aperta DADGAD (la stessa che utilizzo io già da molti anni). La sonorità e gli accordi aperti si sposano molto bene con i tunes irlandesi che molto spesso hanno delle tonalità ibride che necessitano di accordi indefiniti al limite tra maggiore e minore. Vengono però utilizzate anche le accordature standard e l’accordatura drop D (accordatura standard che invece del E basso utilizza un D).

2. Quali sono i vostri punti di riferimento, i vostri maestri, nel campo della tradizione Irlandese, ma non solo, per i vostri rispettivi strumenti?

Chitarra e flauto Davide Bonacina e Tommaso Tornielli

Tommaso: Sono profondamente convinto del fatto che chiunque voglia suonare musica irlandese, in ogni sua forma, tradizionale puro, ballad, o folk-rock, debba, innanzitutto, essere un appassionato ascoltatore.

Io mi sono avvicinato a questa musica ascoltando CD e, anche se ormai suono da più di dieci anni, non ho mai “studiato” musica irlandese: tutto il tempo che ho speso ascoltando, o suonando, è unicamente frutto della mia passione e della mia curiosità.

Allo stesso modo, cerco di imparare non solo dai grandi flautisti come Matt Molloy e Kevin Crawford, più tradizionali, o Mike McGoldrick e Alan Doherty, più innovatori, ma anche e – aggiungerei – soprattutto da altri strumentisti.

Ho passato ore e ore ascoltando i violinisti Paddy Glackin, Frankie Gavin e Sean Keane, solo per citarne alcuni, e i piper Robbie Hannan e Tiarnan O’Duinnchinn. Gli organettisti Paul Finn, Damien Mullane e Danny O’Mahony mi hanno ispirato moltissimo con la loro musica, soprattutto negli ultimi anni.

A questi preziosi “maestri virtuali” si sono, per mia fortuna, aggiunti negli anni altri maestri. Se, infatti, il punto di partenza per avvicinarsi alla musica irlandese è costituito da un ascolto appassionato, certamente un vero musicista di musica irlandese non nasce frequentando scuole o laboratori, ma si forgia e scopre i veri maestri nelle session.

La session è un momento di incontro e di aggregazione; dopo una giornata di lavoro, persone diversissime tra loro si ritrovano in un pub per condividere la loro comune passione per la musica. Chi ha meno esperienza può ascoltare e imparare da chi suona da più tempo, sempre in un’ottica di rispetto per la musica e per l’esperienza altrui.

A Milano, in particolare, si svolgono session di altissimo livello, note anche in Irlanda. Io le frequento da diversi anni e proprio in questo contesto mi sono formato accanto al violinista Carlo Galantini e al chitarrista Luigi Fazzo; inizialmente suonavo poco perché non sapevo ancora i pezzi, ma, col tempo, sono riuscito a integrarmi perfettamente e ho compreso l’enorme valore didattico delle session, l’unico vero modo per imparare questa musica.

Riguardo ai musicisti a cui mi ispiro, non posso non concludere citando il leggendario violinista di Sligo Oisín Mac Diarmada, con il quale ho iniziato a collaborare nel 2010: grazie a lui mi sono appassionato allo stile musicale dell’ovest dell’Irlanda (Co. Sligo, Leitrim e Roscommon), quello che, ormai, sento come il mio vero stile musicale.

Davide: ripeto quello che dice Tommaso, l’ascolto è fondamentale! Ascoltando s’imparano i tunes, gli stili musicali e soprattutto si ha modo di comprendere pienamente questa musica. Ogni nota, ogni pausa o respiro ci raccontano un’intenzione e un significato.

Non scordiamoci mai che la musica è un linguaggio e come tale, per impararlo, necessita di ascolto e di pratica. Dove imparare questa musica? Innanzitutto frequentando le session (e noi a Milano ne abbiamo di altissimo livello) e poi ascoltando moltissimo.

Io dedico ogni mio momento libero all’ascolto e all’esercizio sullo strumento. Oltre alla chitarra suono i whistles, flautini irlandesi e le Uilleann Pipes. Il mio percorso musicale ha avuto la fortuna di incontrare grandi musicisti e maestri che mi hanno aiutato ad essere il musicista che sono oggi.

Mi riferisco a persone quali Mickey Smith, Tiarnan O’Duinnchinn, Donogh Hennessy e tanti altri…

Per quanto riguarda i miei punti di riferimento cerco sempre di imparare da flautisti come Matt Molloy, Michael McGoldrick e Kevin Crawford, da piper come Robbie Hannan, Paddy Keenan e Cillian Vallely e da chitarristi come John Doyle, Arty McGlynn, Paul Meehan, Ed Boyd.

Adoro ascoltare i violinisti soprattutto Martin Hayes, Frankie Gavin e Liz Carrol.

Mi ispiro anche a grandi chitarristi di altri generi come Franco Morone, Tommy Emmanuel e Tony McManus.

Io, proprio come Tommaso, devo ringraziare i grandi musicisti italiani Carlo Galantini e Luigi Fazzo che mi hanno aiutato a comprendere meglio questa musica e soprattutto mi hanno insegnato a vivere meglio la session e il suo contesto.

Dopo diversi anni che ho passato a cavallo tra Irlanda e Italia posso affermare con certezza che per ascoltare dei buoni musicisti di musica irlandese non c’è bisogno di andare fino in Irlanda. Abbiamo un patrimonio musicale in Italia di altissimo livello. Anche i musicisti italiani posso fare dell’ottima musica tradizionale irlandese!

3. Parliamo del vostro nuovo progetto; non è certo la prima esperienza insieme, ma come è nata questo idea del duo Bonacina & Tornielli e quali sono i vostri programmi futuri?

Innanzitutto, suoniamo per divertirci e per far divertire chi ci ascolta. Vorremmo condividere la nostra musica con altre persone che hanno la stessa passione e, soprattutto, riunire intorno a noi i non pochi ragazzi giovani che iniziano a suonare musica irlandese.

Inoltre, quando suoniamo per il pubblico, ci teniamo a regalare agli ascoltatori musica irlandese di qualità, frutto della nostra conoscenza e dei nostri anni di appassionata dedizione, dimostrando così che anche chi non è irlandese può suonare questa musica al pari degli irlandesi.

Pensiamo che spesso quando ci si avvicina per la prima volta a questa musica si possa fare molta confusione, perdendo di vista la grande importanza delle session e lasciandosi trasportare un po’ troppo dalle mode e dalla volontà di apparire.

A noi piace invece l’idea di consolidare le session, aiutando i giovani a imparare nel modo corretto e favorendo la diffusione della musica irlandese tradizionale in modo autentico, senza mai dimenticare che un buon background tradizionale è quello che fa la differenza anche tra una ballad band scadente e una di qualità, oppure tra una band folk-rock di pessimo livello ed una di buon livello.

Abbiamo un canale youtube dove postiamo regolarmente i nostri video musicali e una pagina facebook dove postiamo i nostri concerti. Vi invitiamo anche a dare un occhio alla pagina facebook del nostro gruppo Storm In A Teapot.

4. Che musica vi piace ascoltare? Che cosa c’è nel vostro lettore MP3?

Davide: C’è il mondo! Musica irlandese e non. Per quanto riguarda il mondo irish non mancano mai dai nostri lettori MP3 i Teada, i Lunasa, i Dervish, i Danu, gli Altan, Michael McGoldrick, Matt Molloy, Martin Hayes, Frankie Gavin. L’elenco è lunghissimo ma questi sono i maggiori. Inoltre ci piace ascoltare altra musica, dal rock al mondo classico.

5. Qui a Italish amiamo parlare più in generale di cultura Irlandese. Avete spunti, suggerimenti su libri, scrittori e/o musicisti (e qui ci riferiamo alla vera tradizione musicale Irlandese) che pensate possano aiutare uno straniero a comprendere meglio gli Irlandesi e la loro terra?

Davide: L’Irlanda, nonostante il dominio inglese durato ben sette secoli, ha sfornato grandissimi artisti stimati e studiati in tutto il mondo. Comprendere l’anima di quest’isola è complicato. Ci hanno provato diversi scrittori quali Samuel  Beckett, James Joyce e William Butler Yeats ma con esiti molto diversi. Io consiglio di leggere, in lingua inglese possibilmente, Dubliners di Joyce e le poesie folkloristiche di Yeats.

Non scordiamoci però che anche Oscar Wilde è un irlandese! I suoi aforismi sono qualcosa di straordinario e sicuramente c’è molta “irishness” nei contenuti. Ciò detto l’Irlanda è un Paese che ha sempre vissuto sentimenti contrastanti fra loro, da una parte l’agonia, la sofferenza, la fame e la povertà causata da secoli di lotte, guerre e sevizie; dall’altra la maestosità del mondo originario “celtico” con le sue leggende, i suoi clan e i suoi eroi.

Sicuramente la musica irlandese risente di tutte queste esperienza e ogni tune a suo modo vuole raccontarci una storia, allegra o triste che sia.

6. La scena Irish Trad in Italia: avete voglia di esprimervi su quello che pensate di certe mode para-Irlandesi, punk, pagan, rock?
Premettiamo che si potrebbe scrivere un libro su questo argomento, quindi cercheremo di essere concisi e precisi al tempo stesso.

Innanzitutto la scena musicale italiana è dominata dalla musica c.d. “celtica”. Definire cosa sia oggi la musica celtica in Italia è compito arduo, ma, in prima approssimazione, si tratta di una derivazione ormai pienamente autonoma di quella che negli anni ’70 e ’80 veniva denominata musica “folk”: un mix di suggestioni di provenienza bretone, scozzese, gallese, asturiana, galiziana, irlandese e, talvolta, scandinava.

La musica celtica si sviluppa in Italia non come musica tradizionale, ma come musica commerciale: prende a prestito singole suggestioni musicali da aree geografiche diversificate, le mescola e consegna prodotti finali tra loro diversissimi al pubblico delle feste celtiche. Potremmo definirla “musica da discoteca alternativa di stampo celtico”, in alcuni casi, oppure “musica dei druidi”, in altri casi, oppure ancora potremmo assistere a dei veri e propri spettacoli di animazione musicale, come i concerti di Carlos Nunez, ad esempio.

Molto vicino alla musica celtica si pone anche la più moderna tendenza al recupero delle ballate tradizionali irlandesi e del folk-rock: anche in questo caso si tratta di un filone commerciale molto fortunato che costituisce una valida alternativa alla musica da discoteca: pub, locali, feste della birra, sono tutte occasioni in cui questo genere musicale trova la sua collocazione.

7. Quindi in che rapporto si pone secondo voi la musica irlandese tradizionale con questi “derivati commerciali”, opinabili e discutibili, ma che hanno certamente molto successo in Italia? Quali sono alcuni artisti Italiani che apprezzate e che secondo voi fanno realmente buona musica tradizionale?

Chitarra e flauto Davide Bonacina e Tommaso TornielliLa musica irlandese tradizionale, anche se molto più antica di quella che abbiamo più sopra definito “celtica” e del folk-rock, non ha nulla a che vedere con folletti, druidi, bardi, o con popolazioni antiche che anche la storiografia fa fatica a descrivere con precisione.

La musica tradizionale irlandese è nata per la danza: già, quantomeno, dalla fine dell’800 la gente si trovava a ballare sulle note di reels, jigs e hornpipes in occasione di feste, fiere e sagre.

Ma il fenomeno è comune a molte tradizioni popolari, compresa quella italiana. Anche ai tempi delle nostre nonne si ballava in piazza durante la sagra del paese! La grande differenza, il motivo per cui tanti italiani suonano musica irlandese, risiede nel fatto che solo in Irlanda, a partire dalla metà degli anni ’70, la musica tradizionale fu riscoperta ed elevata ad autonomo genere musicale: grazie a band come i Chieftains e i Planxty, poi, questa musica è stata diffusa in tutto il mondo.

E qui iniziano i problemi. La musica tradizionale italiana si è persa da tempo (fatte salve alcune lodevoli eccezioni, relative per lo più alla musica del Sud della penisola) e con troppa disinvoltura si confonde la musica celtica o il folk-rock con la musica tradizionale irlandese, dimenticando che quest’ultima ha le proprie regole, i propri canoni interpretativi e i propri accenti.

Allo stesso tempo, però, tutte le musiche le quali, in misura maggiore o minore, derivano dalla musica tradizionale, necessitano di un background tradizionale per regalare al pubblico un suono autentico.

Quello che colpisce è che molti musicisti italiani dichiarino di voler “innovare” o “riarrangiare” o “reinterpretare” la musica irlandese tradizionale e poi si scopre che non hanno mai partecipato a una session o che hanno una conoscenza discografica quasi nulla: come si può innovare qualcosa che non si conosce? Come ci si può autodefinire esperti – o nei peggiori casi addirittura “maestri” – di musica irlandese se non si riesce a suonare un set di reels trasmettendo a chi ascolta il “pulse”, il ritmo, che rende questa musica magica?

Non sono, queste, competenze che si possono improvvisare e neppure ci si può, a nostro parere, nascondere dietro la semantica.

Quello che noi vorremmo, sarebbe che in Italia si riuscisse a comprendere l’importanza che la musica tradizionale riveste tanto come background per gli altri generi derivati, quanto come autonomo genere musicale. Molto spesso gli organizzatori di eventi non dimostrano questa sensibilità e tendono a confondere realtà molto diverse tra loro; ovviamente a farne le spese è la musica tradizionale, che rimane relegata come un fenomeno “che non attrae pubblico” o che non si avvicina abbastanza a una discoteca alternativa.

Ancora più inspiegabile e priva di fondamento è, per altro verso, la tendenza di molti italiani a idolatrare letteralmente gli artisti irlandesi, senza considerare che anche in Italia esistono musicisti di ottimo livello. Alcuni hanno addirittura detto che la musica irlandese “è roba degli Irlandesi” e solo loro la possono suonare correttamente.

A tutti quanti la pensano in questo modo e a tutti gli organizzatori che non ritengano che la musica irlandese tradizionale possa incontrare i gusti del grande pubblico noi vorremmo dedicare un set di reels suonato da noi e suggerire loro di ascoltare le band italiane New Road, Birkin Tree, Red Pack, Storm in a Teapot e i violinisti Carlo Galantini e Marco Fabbri, i flautisti Simone Sisani e Michel Balatti, i chitarristi Luigi Fazzo e Daniel Ponte e i piper Gregorio Bellodi e Daniele Bicego (giusto per citarne alcuni).

Se volete sentire tutti questi musicisti riuniti suonare per il piacere di fare della buona musica tradizionale, potete recarvi ad Eire! – La festa dei suoni d’Irlanda, che si tiene a Bondeno (Fe) l’ultima settimana di Agosto.

About Aindrèas Ridire

Amante d’Irlanda, viaggiatore per professione, viaggiatore per hobby, mastro libraio e topo di birreria, consumatore compulsivo di libri gialli e di Harp e Smithwick’s, afroirlandese nell’animo, ha lasciato il suo cuore in Donegal mentre il suo corpo vaga fra le strade del vino della Trinacria, si emoziona e studia al suono di violini, uilleann pipes, arpe, e bodhrán, innamorato della vita e della sua compagna per la vita.

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