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MO’R e lo smartphone dell’IRA

Non era mai stato al Nord. E anche questa volta c’è stato il meno possibile. A torto o a ragione lo mette a disagio, il Nord. C’è stato il meno possibile, ma anche questa volta abbastanza da avere una storia da raccontare.

Non ci sono frontiere visibili. Sa che ci sono state perché lo ha letto, ha letto dei posti di blocco e dei paracadutisti. Ma non ci sono più. Adesso l’unico che si accorge della differenza è il telefono. Benvenuti nel Regno Unito, dice il telefono. Lui fa finta di nulla. Sa benissimo che solo poche ore dopo sarà già fuggito dallo “United f*ing Kingdom”. Bella, bellissima l’idea di scappare in bici. E così qualche ora dopo è in Irlanda, di nuovo, in sella a una bici. Perché per lui il Nord non è in Irlanda. L’altra sponda del Foyle non è Irlanda.

Sulla via del ritorno, uguale e contrario: di nuovo, Benvenuti nel Regno Unito, dice il telefono…

Ma ormai il viaggio è finito. C’è una pioggia cattiva che strappa gli ombrelli e pulisce.

O, se guardi bene, che sposta il sudiciume verso il mare.
Moriremo annegati: nella plastica.

Lo sa benissimo che questa volta c’è qualcosa di diverso. Adesso lo sente, e presto lo saprà.
Intanto, il telefono non funzionerà più, fino a quando non sarà tornato in I..
Il suo telefono si rifiuta di funzionare, per tutto il tempo che sarà sul suolo dello “United f*ing Kingdom”.
Giusto così.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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