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MO’R e il sosia dublinese

Avere un sosia dublinese è la cosa più assurda che potessi immaginare. Alter ego a mazzetti (alter eghi?). Ma sosia (sosii?) no. Ce n’è solo uno ne Il Mistero Della Pinta Abbandonata e… [ma niente spoiler!].
Il mio sosia dublinese è stato avvistato due volte, una nel 2009 e una nel 2012. La prima volta è stato avvistato da un’insospettabilissima Irlandese a teatro. Pensa te. Se la gode, il mio sosia dublinese…
Insisto sull’insospettabilissima perché quando ti dicono che hanno visto un tuo sosia, e per giunta l’hanno visto nel posto in cui tu vorresti vivere e proprio non ci riesci, il tutto suona tanto di presa per il c..o.

La seconda volta è stato avvistato da una nuova amica di Italish e, beh, quasi sembrava sulle mie tracce: mi aveva preceduto di pochissimo nella stessa cafeteria. Il bastardo! Ci ha tenuto a farmi sapere che era ancora in giro, proprio in quei giorni in cui ero quasi sicuro che presto non sarebbe più stato, lui, l’unico io in città.

E invece io sono ancora qui, nel posto sbagliato, con tutte le stesse nuvole all’orizzonte. Solo, un po’ più vicine.

Se lo trovo, l’ammazzo, il mio sosia dublinese.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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