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Una prospettiva Beckettiana per Martin McDonagh – Umanità e animali: l’impossibile empatia

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Se uno dei temi per la lettura critica delle opere di Martin McDonagh è l’approccio ecocritico (vedi Ecocriticism) [Karen O’Brien, A Symbiotic relationship: the works of Martin McDonagh and ecocriticism, in The Theatre And Films Of Martin McDonagh, Patrick Lonergan], di nuovo troviamo una connessione tra Martin McDonagh e Samuel Beckett.

Samuel Beckett ci ha insegnato che non dovremmo cercare di aiutare un porcospino:

You take pity on a hedgehog out in the cold and put it in an old hatbox with some worms. This box with the hog inside you then place in a disused hutch wedging the door open for the poor creature to come and go at will. To go in search of food and having eaten to regaing the warmth and security of its box in the hutch. […] It was on an autumn afternoon you found the hedgehog and took pity on it in the way described and you were still the better for it when your bedtime came. Kneeling at the bedside you included it the hedgehog in your detailed prayer to God to bless all you loved. And tossing in your warm bed waiting for sleep to come you were still faintly glowing at the thought of what a fortunate hedgehog it was to have crossed your path as it did. […] Now the next morning not only was the glow spent but a great uneasiness had taken its place. A suspicion that all was perhaps not as it should be. That rather than do as you did you had perhaps better let good alone and the hedgehog pursue its way. Days if not weeks passed before you could bring yourself to return to the hutch. You have never forgotten what you found then. You are your back in the dark and have never forgotten what you found then. The mush. The stench.

Samuel Beckett, Company

Non possiamo aiutare un porcospino, perché non sappiamo di che cosa abbia bisogno un porcospino, e rischiamo di lasciarlo morire mentre tentiamo di aiutarlo: così qualsiasi relazione tra esseri umani e animali conduce questi all’annichilimento, anche quando gli esseri umani tentano di intrattenere una relazione positiva, empatica con gli animali.
Citando l’Agente Smith di Matrix da un lato, e Jody di The Crying Game (La Moglie Del Soldato) dall’altro, gli umani sono  “un virus” e, in quanto virus, distruggono qualsiasi cosa nel diffondersi.

Questa è la loro “natura”, e seguono la loro natura perché, come lo scorpione con la rana, non possono fare diversamente.

Se ti capita di essere un porcospino in Beckett o una rana in Neil Jordan, la virale, scorpionesca umanità, semplicemente, ti ucciderà in quanto sei un animale. E ti accadrà lo stesso se sei uno squalo elefante, un gatto o un coniglio in McDonagh.

Il porcospino, lo squalo elefante, i gatti e il coniglio sono la metafora della mancanza di empatia nel genere umano, anche tra esseri umani: se la gente cerca di “comportarsi bene” nei confronti degli animali, la stessa gente non cercherà neanche di “comportarsi bene” con altre persone. E Padraic (The Lieutenant of Inishmore) e Donnelly (Brendan Gleeson, Six Shooter) saranno ben lontani dal “comportarsi bene”, perché uccideranno un coniglio e un gatto, e Padraic ucciderà anche delle persone!

C’è, comunque, una differenza tra l’uccisione di animali e di persone: in Six Shooter il coniglio sarà ucciso per evitargli una vita peggiore. Potremmo dire che la differenza di significato della morte sta nella non consapevolezza della vittima. Il coniglio non sa che cosa accadrà quando viene ucciso e se c’è un personaggio “umano” in McDonagh a meritare la stessa sorte, questi è Michal in The Pillowman, un personaggio che non è “completamente” umano, perché non adulto (Katurian: I,1: He’s just a child!).

Seven Psychopaths

Per di più, in McDonagh c’è comunque più empatia per gli animali che per le persone: per lo squalo elefante ucciso inutilmente in The Cripple Of Inishmaan, per il coniglio di Donnelly e quello di Zodiac in Seven Psychopaths (Sette Psicopatici. Sì: Zachariah Rigby può essere un omicida psicopatico e prendersi cura di un coniglio!) e per i due gatti in The Lieutenant of Inishmore.

Ciò che ci riporta a Beckett è il significato della morte. Se Beckett ci dice che la morte è l’unico modo di evitare il vero peccato originale – l’esistenza – McDonagh ha un approccio ancor più sinistro: i suoi personaggi preferiscono assolvere dall’esistenza come atto di pietà degli animali invece che degli esseri umani: per gli esseri umani (esseri – umani – adulti) la morte è solo punizione, non sollievo. Questo significa che in McDonagh c’è ancora meno speranza che in Beckett?

No.

Perché  in McDonagh persino dal suicidio può nascere la speranza.
Ma questo post è sugli animali, non sul suicidio.

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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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