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Martin Cahill: il “Generale” di Dublino, un criminale per due film

Martin Cahill, “The General”, è uno dei più famosi criminali dublinesi. Famoso abbastanza da finire in un libro prima e, poi, addirittura in due film.

Martin Cahill: la vita

Martin Cahill nacque a Dublino il 23 maggio 1949.

Un northsider di Greenville Street. La zona è ancora popolare, ma allora era nel cuore dei bassifondi dublinesi. Martin era uno dei dodici figli sopravvissuti di Patrick Cahill, professione guardiano del faro, e di Agnes Sheehan.

Con i lavori di riqualificazione della zona negli Anni Sessanta, la famiglia Cahill si vide costretta a spostarsi (Le vicende sono quelle raccontate da Brendan O’Carroll nella serie di libri dedicati a Agnes Browne, e chissà che anche il nome della protagonista non sia un riferimento alla madre di Martin) a Crumlin.

Sottoposto al “trattamento” dei Christian Brothers, Martin e fratelli cominciarono la loro carriera criminale con piccoli furti per sostenere il bilancio familiare.

A sedici anni, dopo due furti, fu inviato in riformatorio. Appena dopo esserne uscito incontrò e sposò Frances Lawless.

Intanto, la “carriera” di Martin continuava, con obiettivi sempre più ambiziosi: uno dei primi colpi più eclatanti fu il deposito delle armi sequestrate dalla polizia irlandese (la “Garda Síochána”: in irlandese, difensori della pace).

Dagli inizi degli Anni Settanta, lavorando con l’altra famiglia malavitosa dei Dunne di Crumlin, i fratelli Cahill si “specializzano” in rapine ai furgoni portavalori.

Cahill nasconde violenza e reati dietro una facciata da populista. Per esempio, quando la Dublin Corporation decide nel 1978 di demolire gli Hollyfield Buildings (120 appartamenti costruiti nel 1903), una zona fatiscente  di Rathmines in cui viveva Martin, Cahill si oppose alla demolizione e, anche a demolizione in corso, continuò a vivere nell’area, in una tenda.

Servirono l’intervento diretto del sindaco di Dublino e la promessa di una casa migliore per far sloggiare Cahill.

I primi Anni Ottanta sono caratterizzati dall’aggiunta del racket delle estorsioni alle attività, dalla sfida alla polizia (alla creazione di una unità speciale dedicata a combattere i crimini di Cahill, la Tango Squad, si arriverà più tardi, nel 1988): Cahill organizza un attentato contro il capo della polizia scientifica, James O’Donovan, che rimarrà disabile a causa della bomba piazzata sulla sua macchina; e dal furto d’arte che ha poi alimentato la fortuna cinematografica del personaggio – Martin Cahill.

Martin Cahill si dà all’arte

Russborough House, la villa sulle Wicklow posseduta da Sir Alfred e Lady Clementine Beit, era già stata visitata dai ladri nel 1974: una squadra dell’IRA si era impossessata di dipinti di Vermeer, Goya, Gainsborough e Rubens.

Nel 1986 è la volta di Cahill, che ruba dalla villa quadri e altri oggetti d’arte per un valore di 30 milioni di sterline: gran parte della refurtiva sarà recuperata e nel 1987 i Beit doneranno gran parte della loro collezione allo Stato.

La fine

Nel 1993 il “tiger kidnapping” del direttore generale della National Irish Bank, Jim Lacey, viene sventato e la banda di Cahill smantellata dalla polizia. Cahill viene rilasciato su cauzione.

Il 18 agosto 1994 Cahill viene ucciso a colpi di pistola non lontando da casa sua a Swan Grove, mentre va a riconsegnare una videocassetta a noleggio.

Poche ore dopo l’IRA lancia un comunicato stampa dichiarando la propria responsabilità nell’omicidio; il movente sarebbe le relazioni tra Cahill e una cellula dell’Ulster Volunteer Force, l’organizzazione paramilitare realista.

Secondo una fonte interna alla Garda invece, Cahill sarebbe stato ucciso da due esponenti della sua banda, John Gilligan e John Traynor, per evitare che Cahill volesse far proprio il traffico di droga messo in piedi dai due.

I film dedicati a Martin Cahill

Boorman e Gleeson

Nel 1998 John Boorman, basandosi sul libro del giornalista di nera Paul Williams, gira The General.

Nei panni di Cahill un giovane Brendan Gleeson. Due delle Commitmentettes della versione cinematografica di The Commitments di Roddy Doyle, Maria Kennedy Doyle e Angeline Ball, interpretano Frances e Tina (le due donne di Cahill che, almeno nel film, viene dipinto come bigamo).

Boorman era stato derubato da Cahill nella vita reale del disco d’oro vinto per la colonna sonora di Un tranquillo weekend di paura.

Boorman fu premiato a Cannes per la regia.

O’Sullivan e Spacey

Del 2004, con la regia di Thaddeus O’Sullivan, è Ordinary Decent Criminal / Un Perfetto Criminale.

A vestire i panni di Martin Cahill è, in questo caso, Kevin Spacey. Nel cast anche David Kelly (uno dei nonnetti terribili di Svegliati Ned) e un Colin Farrell ventiquattrenne.

Nel film di O’Sullivan il personaggio è ancora più romanzato, un quasi Robin Hood che ha veramente poco a che vedere con il vero Cahill.

Da notare che l’episodio della Russborough House viene completamente reinventato: in questo film nel mirino della banda di Cahill è il Caravaggio della National Gallery.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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