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Marsh's Library in un racconto irlandese di Monica Gazzetta - 03

Marsh’s Library in un racconto irlandese di Monica Gazzetta

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Marsh’s Library in un racconto irlandese di Monica Gazzetta.

“Dove potrebbe essere?” La domanda esce dalla sua bocca accompagnata da un sospiro.
“Non saprei.” Gli risponde.

Era volontaria alla biblioteca Marsh da poco più di una settimana e quel giorno si era fermata dopo l’orario di chiusura per terminare un lavoro di catalogazione.

Le piaceva quella biblioteca. Situata vicino alla Cattedrale di San Patrizio, non era molto conosciuta; ma nascondeva al suo interno libri antichi, rari e di inestimabile valore.

Alcuni sembravano talmente fragili ed antichi che temeva di rovinarli solo guardandoli. Le custodi di questi tesori erano due differenti gallerie, separate da una piccola e silenziosa sala di lettura.

La temperatura era costantemente controllata ed i libri erano disposti esattamente come lo erano 3 secoli fa: i più pesanti nella mensola più bassa ed i più piccoli in quella più alta.

Quello che racchiudono varia dalle scienze alla religione, passando per la matematica ed i viaggi.

Il libro più antico nasconde gelosamente le lettere di Cicerone ed è stato pubblicato a Milano nel 1472.

La piccola sala di lettura ha ospitato Bram Stoker e, poco più di 30 anni dopo, James Joyce; ma per lei la magia di quel posto iniziava da prima della prima galleria, prima della sala di lettura e della seconda galleria che ospita, alla sua sinistra, la collezione personale dell’arcivescovo Narcissus Marsh: la magia iniziava dall’arco d’ingresso avvolto nella verde edera. Aveva la sensazione che qualcosa di molto antico stesse riposando senza pace.

Aumentava mentre saliva le scale in fredda pietra e si rafforzava alla vista di quei libri antichi che dormivano da lungo tempo sempre nella stessa posizione.
Quella notte, quella sensazione divenne reale.

Mancavano pochi minuti alla mezzanotte e, quando vide l’ora, decise di spegnere tutte le luci, chiudere la biblioteca ed andare a casa. Lo vide con la coda dell’occhio.

Qualcuno aveva appena svoltato l’angolo della prima galleria.

Chi poteva essere?

La biblioteca era chiusa da ore ormai. Si diresse decisa verso la sala di lettura pronta a scacciare l’intruso; ma quando voltò l’angolo, non vide nulla. Nulla nella seconda galleria, nulla nelle “gabbie” costruite alla fine del ‘700 in cui i lettori venivano rinchiusi per evitare che rubassero i libri. Convinta fosse solo la conseguenza della stanchezza, fece per tornare indietro.

“Dove potrebbe essere?” Era la voce del fantasma dell’arcivescovo Narcissus Marsh.

Era lui che le stava parlando. Aveva sentito un fruscio ed era tornata sui suoi passi per controllare una seconda volta. Fu allora che lo vide: un uomo dalla faccia paffuta ed una parrucca composta da lunghi riccioli bianchi stava volteggiando intorno ai libri. Sembrava cercasse qualcosa. Quando lui si accorse che lei poteva vederlo, le si avvicinò e le chiese “dove potrebbe essere?”.

“Non saprei.” Rispose lei. Riprese a svolazzare tra i libri e continuava a chiedere “dove potrebbe essere?”

“Cosa stai cercando?” Si stupì di se stessa… ora parlava anche con un fantasma! Ma era più curiosa che terrorizzata. Lui le si avvicinò di nuovo.

“Una lettera, sto cercando una lettera.”

“Una lettera?”

“Sì…” Sembrava stesse per mettersi a piangere.

“La mia adorata nipote…Grace… aveva diciannove anni…”

“È morta?”

“No! Cioè, immagino di sì, è passato molto tempo da allora… ma che domanda è?” Aveva ragione. “La mia Grace… si innamorò di un uomo di mare, o era un pastore? Non ricordo. Lo voleva sposare! Ero giustamente contrario al matrimonio! Quel poco di buono non l’avrebbe mai sposata! E cosa fece lei?”

Scomparve di nuovo in una delle “gabbie”.

“Scappò con lui! Qualcuno mi disse che mi aveva scritto un biglietto o una lettera e che lo aveva nascosto in uno dei libri della libreria… non l’ho mai trovato!” Lo urlò da qualche punto non ben preciso della seconda galleria.

“Mi spiace… non ho mai sentito parlare di questo biglietto.” Era veramente dispiaciuta per Narcissus ma era sincera al riguardo. Le volò veloce sopra la testa e si diresse nella prima galleria; ma quando lei lo seguì, lui era già scomparso.

Il giorno dopo, quando chiese della lettera ai suoi colleghi, ebbe due risposte diverse: chi le disse che quella era solo una favoletta per i turisti e chi le rispose, velocemente e con sguardo incerto, che non ne sapeva nulla.

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