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John Banville in Italia, al San Patrizio Livorno Festival 2019

John Banville in Italia, ospite con Catherine Dunne del San Patrizio Livorno Festival 2019

Livorno, 18/03/2018 

Scrivo a qualche ora dalla chiusura dell’after hours della prima giornata del San Patrizio Livorno Festival e a qualche ora dalla apertura della seconda giornata.

Ieri abbiamo cominciato con la madrina del Festival, Catherine Dunne, che confermava una gran bella notizia: la presenza di John Banville al San Patrizio Livorno Festival del 2019.

Una notizia che arrivava a coronare una gran bella giornata di San Patrizio: vinci in Inghilterra e ti aggiudichi il Grand Slam nel 6 Nazioni, e puoi rendere finalmente pubblica una notizia che ti tenevi dentro da qualche giorno, dopo aver incontrato yer man proprio per sentirsi dire che, sì, ci vediamo a Livorno.

John Banville è uno scrittore monumentale. Una delle voci più acute della letteratura irlandese. Uno degli intellettuali più importanti al mondo. Sono, siamo, orgogliosi e onorati del fatto che uno scrittore di questo calibro abbia compreso gli scopi, le motivazioni, la passione che hanno fatto nascere il San Patrizio Livorno Festival.

Prima di raccontarvi due cose su Banville, un consiglio: venite a Livorno per  San Patrizio, nel 2019. Ci saranno Catherine Dunne e John Banville. Ci sarà la voce dell’Irlanda.

John Banville

John Banville su ItalishMagazine

Nato a Wexford (su cui ha recentemente scritto un bellissimo pezzo) nel 1945, John Banville scrive romanzi dal 1971. Le sue connessioni con l’Italia sono rilevanti e lo hanno portato ad essere insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, che onora

tutti coloro che, italiani all’estero o stranieri, hanno acquisito particolari benemerenze nella promozione dei rapporti di amicizia e collaborazione tra l’Italia e gli altri Paesi e nella promozione dei legami con l’Italia.

Alcuni dei romanzi di John Banville sono, molto semplicemente, dei capolavori.

Il più celebre tra essi è The Sea / Il Mare (2005, uscito in Italia nel 2006) con cui ha vinto il Booker Prize (mi piace definirlo uno che sta per uno a vincere il Nobel. Chissà che il #SPLF gli porti fortuna).

Per me però i suoi capolavori sono Eclipse / Eclisse (2000, 2002) e Shroud / L’Invenzione del Passato (2002, 2003). Si diceva ieri, al San Patrizio Livorno Festival, che se la convenzione di Ginevra si applicasse ai personaggi, Banville sarebbe già stato processato, incarcerato e e sarebbe stata buttata via la chiave.

A un certo punto,  mentre eravamo lì a parlare nel #SPLF, Banville mi ha detto che sì ecco, ora si ricordava di me, che ci eravamo già visti. Era stato a Bergamo Scienza, nel 2009.

Era stata quella l’occasione in cui gli avevo detto che, a mio modestissimo parere, i suoi personaggi (mi riferivo proprio a Eclipse e Shroud) erano dei prigionieri nella prigione della sua mente. A quel punto mi aveva guardato negli occhi e, su un sorriso luciferino, aveva confessato che sì, era vero, era proprio così.

In quei due libri c’è tanta Italia. C’è Torino, con le sue Sindoni, in questo caso. Ci sono le Cinque Terre, c’è Brera. E c’è citata anche Livorno.

Perché niente accade per caso.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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