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Italiani in Irlanda – La canzone dei vecchi amanti

Dopo più di 5 anni di vita passata sul suolo irlandese, rileggendo l’entusiasmo del mio articolo scritto in occasione del mio insediamento in terra Smeralda, provo lo stesso sentimento di una coppia che guarda con affetto e nostalgia le foto del proprio matrimonio contratto anni prima.

Non perché non ci sia più niente a legare i due vecchi amanti, anzi, ma proprio perché fisiologicamente “l’eccitazione da prima volta” come canta Niccolò Fabi cede il passo alla vita di tutti i giorni (per rimanere in tema “these things they go away replaced by every day” – Nightswimming, R.E.M.).

Mi viene da sorridere al pensiero della metamorfosi dai primi acquisti 100% Irish, dai Digestive, cibo, a libri, Dvd e via discorrendo alla colazione rigorosamente Mulino Bianco, ai Dvd di verdone, Aldo Giovanni e Giacomo e persino alla commozione nel sentire l’inno di Mameli; l’irlandese che a Perugia si aggirava con magliette comprate da Carrol’s bevendo Guinness e che si rifugiava a Dublino appena aveva qualche giorno di ferie si è rapidamente trasformato nell’italiano, italianissimo che si aggira alla ricerca della pizza e del calcio da vedere in TV (altro che rugby o altri sport strani), insomma da fantozziana birra, frittatona e rutto libero.

Quell’italiano che appena può, o appena le vampiresche compagnie aeree lo consentono, cerca di tornare in quella che è stata la sua casa sono io.

Cinque anni fa pensavo che avrei avuto due case e invece sono finito col non averne più nessuna.

Alla prima giornata fredda e piovosa (non infrequente) che la mia nuova città mi offre, o all’ennesimo “how was the weekend?”, che troppo rapidamente cede il passo al “plans for the weekend?” pronunciato dai colleghi, il richiamo della terra natale diventa irresistibile.

D’altro canto, però, una volta tornato in Italia, passata l’euforia provocata dalla visita al supermercato o da una giornata con una, massimo due stagioni, mi ricordo del perché me ne sono andato.

Forse fa parte della natura umana che è perennemente insoddisfatta da ricerca di quello che non ha.

Eppure, bastano due note di “The fields of Athenry“, un tramonto mozzafiato sul Liffey, una passeggiata Bray – Greystones, o, più banalmente, una fila rispettata, per allargarmi il cuore e per farmi sentire di nuovo a “casa”, almeno per un po’.

Non so se questa storia d’amore si stia trasformando in una relazione di interesse, se è una storia a lieto fine o se invece, come spesso purtroppo accade, ognuno andrà per la sua strada.

Una cosa però è certa: come Battiato cantava nella canzone dei vecchi amanti:

“ti amo ancora, sai?”.

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