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Irlandesi Dentro? È come un pub – I consigli del “publican”

Irlandesi Dentro: guida all’uso del gruppo Facebook Irlandesi dentro – Irish Inside – Éireannach Istigh di ItalishMagazine / Q-ROB.

Ogni pub che si rispetti ha dei clienti affezionati; c’è un pub, proprio sulle Aran, in cui le pietre del camino si sono conformate alla schiena e alla nuca del tizio che si siede lì da quarant’anni. Tra i clienti abituali, ci sono quelli che fanno l’anima del pub. E l’anima del suo pub erano quei pazzi nella fotografia, sulle biciclette in mezzo alla pioggia.

da Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle, di Max O’Rover

Facebook si è guadagnato l’appellativo di database dell’umanità. E secondo me la definizione ha il suo senso, perché due miliardi di utenti, anche con un bel numero di utenti falsi, è semplicemente un numero impressionante.

Mi piace pensare però che un gruppo, soprattutto un gruppo fortemente focalizzato come quello di Irlandesi Dentro, rappresenti qualcosa di decisamente più a misura di individuo, senza scomodare l’umanità tutta.

Ecco: un pub, per esempio.

 

Irlandesi Dentro è un pub. Si sarebbe potuto chiamare “Not Another James Joyce BookPub”, ma questa è un’altra storia ed è già stata raccontata in #IGCIRD.

È un pub che, alla fine, ha le regole sociali del pub. Un pub in cui, mentre si è al bancone (la bacheca), tutti hanno modo di ascoltare tutti. È così che nascono le amicizie al pub, no?

Ci sono i publican: gli amministratori del gruppo. Ci sono i bouncers, i buttafuori. Ci sono gli avventori. Tra gli avventori non mancano quelli che il buon Pete McCarthy definiva i “resident drunk”. Talvolta questi clienti abituali diventano publican pure loro, per quanto si sono affezionati al pub.

Entriamo quindi insieme nel pub Irlandesi Dentro – since 2007. E che succede? Si fanno due chiacchiere. Ci si scambiano idee, impressioni, pareri accomunati dal motivo per cui si è insieme nello stesso posto: no, non la birra in questo caso, ma l’Irlanda: la nostra malattia.

Ci siamo? vi ci vedete in questo pub?

 

Bene.

Ora immaginate uno degli avventori che comincia a dire che il pub sul marciapiede opposto è più bello. Probabilmente il bouncer gli chiederà di accomodarsi fuori.

Immaginiamo che questo pub abbia come fornitore, un nome lì a caso, va’: la Guinness.

La vedete la meravigliosa teoria di dodici spine: sei di Guinness Classica, tre di Hop House 13, due di Porter, una di West Indies? Favoloso, vero?

Bene.

Ora immaginate uno degli avventori che comincia ad attaccare sulle pareti del pub volantini inneggianti alla Beamish. Probabilmente il bouncer gli chiederà di accomodarsi fuori.

Si dà per scontato che qualsiasi episodio di “ubriachezza molesta” – comportamenti razzisti, offensivi, o anche semplicemente spiacevoli verso altri membri e le loro opinioni (una cosa che adoro degli Irlandesi è la loro kindness: vado matto per il sorry. E questo è un pub irlandese) – diano lo stesso risultato: il buttafuori eserciterà la sua funzione.

Detto questo,

Benvenuti in Irlandesi Dentro.

 

Se sei un avventore, comportati da irlandese: origlia il vicino, non aver timore di intervenire con un sorriso, offri la tua esperienza con una foto, un commento, non aver paura di dire “MI PIACE” a chi non conosci; se sei un fornitore (di servizi turistici sull’Irlanda o comunque tra Italia e Irlanda), chiedi un appuntamento al publican. Se hai qualche esigenza particolare, chiedi al publican. Se vuoi unirti a Andrea, Alfonso, Billy, Camilla, Carmen, Catherine, Chiara, Claudia, David, Elena, Eleonora, Giampaolo, Laura, Maria Grazia, Martina, Matteo, Michele, Monica, Sara e me per raccontare la vostra Irlanda (con un reportage di viaggio, con un post sulla tua località irlandese preferita, con un suggerimento per chi vuole venire a vivere qui),  chiedi al publican.

E con questo,

Fáilte go dtí Éireannach Istigh, agus sláinte

About maxorover

Ebbene sì. Max O’Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O’Rover.
Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O’Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. “Rómhar” è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare.
Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione?
Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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