glen hansard at vicar street september 2016

In compagnia dei druidi: Glen Hansard, a Vicar Street

Abbiamo parlato spesso di Glen Hansard, uno dei “bardi di Dublino”. Lo abbiamo seguito tra Italia, Irlanda e persino Belgio negli ultimi otto anni. Ma i concerti “in casa” di Gleno hanno sempre un sapore speciale…

Glen Hansard: qualcosa di speciale

Qualcosa di speciale come nel 2009, quando, proprio a Vicar Street, per un concerrto decisamente “natalizio”, c’era anche il coro delle elementari di Ballymun.

Qualcosa di speciale come, ancora, il concerto di qualche giorno fa, il sei settembre.

Sono cambiate molte cose dall’ultima volta che avevo visto Glen. Una lunga pausa, e ora qualcosa di completamente diverso: vivere a Dublino.

Fa un effetto strano andare al concerto in autobus, partendo da non lontano quella Ballymun che ha dato i natali a Gleno. Quella Ballymun immortalata da uno dei più bei video di Glen: High Hopes.

Prima del concerto incontro di nuovo Claire Leadbitter, la manager dei The Frames, e quindi di Glen. La persona che ci ha permesso di incontrare Glen la prima volta, una vita fa.

E poi, finalmente, il concerto.

Si comincia con David Keenan, cantautore di Dundalk. E poi Glen.

Non ci sono The Frames (solo Joe Doyle, che si dividerà tra contrabbasso e basso), c’è una sezione di archi e una pianista. Il pubblico è seduto (diversamente dalla precedente esperienza a Vicar Street, ma, appunto, lì erano i Frames e tutto era, diciamo così, più rock).

Il concerto fila via benissimo, come sempre. E a un certo punto, come sempre, piango.

C’è poco da fare, ma ci sono alcuni testi di Glen che danno a me quella famosa impressione dell’essere – stato – scritto – proprio – per – te, con quel che ne segue…

I concerti di Glen non sono semplicemente concerti. Glen ha davvero qualcosa dello seanchaí: del bardo, del cantastorie. C’è la musica, e ci sono le parole. E, a questo giro, c’è anche un pezzo di Italia: Caterino whasboard!

È da lì che comincia la magia. Perché Glen non fa il bis. Fa un altro concerto, di fatto, e si è portato un sacco di amici interessanti.

Si parla e si canta in Irlandese. Si canta di nuovo con David Keenan, con Lisa O’Neill, e con alcuni nomi semplicemente leggendari: John Sheahan, l’ultimo dei Dubliners, e Phelim Kelly, il figlio del monumentale Luke.

E Glen è un artista monumentale. Altrimenti non puoi passare dallo Sean-nós a Aretha Franklin come se niente fosse e, soprattutto, dando al tutto una coerenza, narrativa, musicale, artistica, impressionanti.

Ed è bello, dopo, poter abbracciare di nuovo Glen dopo tanto tempo.

Peccato che ora lui abiti in campagna, ora che saremmo quasi stati vicini di casa…

 

 

About maxorover

Max O’Rover is the pen name of Massimiliano ‘Max’ Roveri. He started writing about Ireland in 2008, after nearly a decade of fascination with the country. He now lives in Dublin, not far from Cooldrinagh — Samuel Beckett’s birthplace — and within reach of Barrytown, real or imagined. Max has worked with Irish author Catherine Dunne since 2016 and co-directs the San Patrizio Livorno Festival. After a long Italian-language phase, he now writes primarily in English, in fiction, theatre, and essays. He is the author of The Butterfly Saviour, praised by John Banville; Three Lives, currently in progress; and She-Wolf Blood, which he hopes will make him rich. For the stage, he has written multilingual plays including Not-Beckett, which will premiere at SPLF25 and has earned praise from both Patrick Bixby and Federico Platania. When not writing, planting seeds, or cooking, Max plays Skyrim or Fallout 4 with his wife Maria Grazia, who is also his life support system.

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