Home / Storie Irlandesi / Il Vichingo civilizzato e il monaco (irlandese) cocciuto

Il Vichingo civilizzato e il monaco (irlandese) cocciuto

Qualche giorno fa sulla Irish Medieval History Facebook Page mi sono imbattuto in un post riguardante l’invenzione dello spazio vuoto tra le parole da parte dei monaci irlandesi. Questo racconto riguarda un Vichingo non convenzionale, un giovane e intelligente monaco irlandese, e questa invenzione…

Inis Mór, Isole Aran, Imbolc, Anno Domini 797

Era il suo quarto inverno a Cill Éinne e a quanto pare il più freddo. La casa di Dunan in linea d’aria non era così lontana dal cimitero di Cill Éinne, in cui si trovava in quel momento: Gaillimh era alla sua destra. Ma in quel momento ciò che Dunan poteva vedere alla sua destra era niente. Il cielo dava l’impressione di essere crollato sulle colline del Conamara. Era così buio! Il monastero aveva una meridiana, ma era alquanto inutile a Cill Éinne.
Troppe nuvole, troppa pioggia. Le meridiane sono per l’Africa, non per l’Éire! Sempre ammesso che l’Africa esista. Proprio in quei giorni Dunan stava copiando un testo latino, il Physiologus. Trattava di strani animali come la fenice e l’elefante che vivevano in una terra bruciata dal sole: l’Africa. Era difficile credere che quegli animali esistessero, ed era ancora più difficile credere che esistesse un luogo così caldo!

Faceva così freddo a Cill Éinne! C’era la bassa marea e an Trà Mhòr, la grande spiaggia ai piedi della collina su cui si ergeva il monastero, era un piccolo grande deserto di sabbia. Le dune erano macchiate dal bianco del ghiaccio.
– Non va così male. –
Dunan sobbalzò.
– Colum! Per Dio… Cioè… Mi hai spaventato! –
Colum era un diacono, il diacono della Fratellanza a cui apparteneva Dunan, e il suo maestro di grammatica, logica e retorica o, per dirla con Arnulf, il monaco tedesco, il Trivium. Colum aveva un quaich bollente in ciascuna mano. Ne porse uno a Dunan. L’odore torbato dell’uisce beatha fece pizzicare il naso a Dunan.

– Uisce caldo. Perfetto per questi giorni freddi! Più o meno… – Dunan prese il quaich, la larga scodella di legno.
– Dio, sembra cacca di cavallo… –
– Hai ragione, fratello Dunan – Replicò Colum – Ma lo sai: da quando l’Abate Ultan è tornato da Iona ha portato con sé la ricetta Scozzese dello uisce beatha… –
– Cacca di cavallo… –
– Sai una cosa giovane fratello Dunan? Penso che tra dieci anni nessuno farà più lo uisce beatha alla maniera scozzese. Tranne l’Abate Ultan… Sarà come… Sai… –

– Storia? – Disse Dunan.
– Sì. Storia! A proposito, sei pronto per la lezione di domani? –
– Pronto? Il libro! Quel libro è un disastro! Perché i monaci che ci hanno preceduto scrivevano così male? Troppo uisce? Per di più, la cella è troppo buia e qua fuori fa troppo freddo. Come pensi che potrei studiare le battaglie di Cesare per domani? –
Colum stava sorseggiando il suo uisce dal quaich.
– Non lamentarti troppo del cattivo tempo, fratello Dunan. Sai bene che l’estate può portare di peggio che nebbia e neve… –

Inis Mór, Isole Aran, due mesi più tardi

L’Abate Ultan entrò nello scriptorium come una furia. Sembrava che avesse visto il Diavolo.
– Colum! – Tuonò l’Abate – Vieni con me! Immediatamente! –
La fratellanza di Dunan avrebbe apprezzato la possibilità di abbandonare per un po’ le regole della grammatica latina su gerundium atque gerundivum, ma non con l’Abate in quello stato! Soltanto Sedulius approfittò della situazione per sgattaiolare fuori, probabilmente per portare qualcosa da mangiare al suo gatto. E Colum non ebbe modo di accorgersi dell’assenza di Sedulius quando tornò, perché disse: – Vieni con me, Dunan. Immediatamente! –

Dunan non era mai stato prima nella cella di Ultan. Era… Era… Beh, diversa. Più calda. Ovviamente: lì c’era il camino… E Dunan avrebbe giurato di sentire un odore torbato nella stanza. C’era una scrivania nella cella. l’Abate vi lanciò una pergamena.

– Che cosa è questa!? – Gridò a Dunan. Dunan prese la pergamena.
– È… È solo la mia ultima copia del De Bello Gallico. Che cosa c’è che non va..? –

– E hai anche il coraggio di chiedere che cosa c’è che non va? Come osi!? –
Colum parlò da dietro le spalle di Dunan: – I… Vuoti, figliolo. Gli… Spazi vuoti… –
– Che c’è che non va con gli spazi vuoti..? – Chiese Dunan. A Dunan non piacevano i Romani. Era interdetto dalla loro mania di costruire… Che roba era? Ah, sì: i porta-acqua. Sì: aqueducti. Dunan pensava che fossero una cosa completamente stupida. Se in un posto non c’è acqua, semplicemente non dovresti viverci, che senso ha portarci l’acqua se non c’è!? Ma Dunan amava il suo lavoro. La sua copia del De Bello Gallico era perfetta. Dunan sarebbe un grande copywriter, al giorno d’oggi.

– Cosa c’è che non va!? – L’Abate gridò di nuovo.
– Cosa c’è che non va! Se tu fossi un buono studente sapresti che cosa è l’horror vacui! E tu stai mettendo un sacco di vacuum nelle mie pergamene! –
– Ma, Abate, mi sono accorto che con gli spazi tra le parole facciamo meno errori! Sono quasi sicuro che persino Cesare ne abbia fatti perché non utilizzava gli spazi. Vedete, Abate, la parola nel secondo paragrafo? Il nome Orgetorix? Sono quasi sicuro che sia un errore. Credo che dovrebbe essere Rex Orgetus, Re Orgetus! – Dunan non menzionò gli acquedotti…

L’Abate diventò ancora più furioso: – Così mi stai dicendo che tu scrivi in Latino meglio di Caius Iulius Caesar!? Sparisci! Penitentia! Penitentia! Colum! Porta questo moccioso impertinente nella sua cella! –
Negli oscuri corridoi del monastero Colum sussurrò a Dunan: – Allora, che cosa farai? –
– Portami pergamene e inchiostro, Colum. Devo finire di copiare il De Bello Gallico. Con gli spazi!

Éire, qualche giorno dopo Beltaine

I due contadini tentarono i affrontare il þegn Eystein con i loro forconi. Il þegn Eystein spezzò i forconi con la sua ascia da guerra e uccise i contadini.
Urla di donne e di bambini.
Come al solito.
Fuoco.
Come al solito.
Il þegn Eystein rimuginava tra sé e sé: donne e ragazzini. E solo qualche guerriero, armato e addestrato peggio di noi. Troppo facile. Così non ci si arriva al Valhalla… Ormai ho una trentina d’anni… Sono quasi vecchio! Tutta colpa del Konungr Gandalf. Lui e il suo nome da stregone! Non è un nome da vero Vichingo. Tra dieci anni nessuno si ricorderà di lui e del suo nome!

– Ben fatto, mio þegn! –  Il Konungr Gandalf si era avvicinato a Eystein. – Ma dove sono i monaci? –
– Hail, Konungr. Stanno bruciando nella torre, suppongo. –
– Bruciando? –
– Sì, Konungr. Sono inutili. Non combattono neanche! –
– Non ho dato quest’ordine, Eystein… –
– Ma… –
– Ma? Come osi,  þegn!? Quante volte ti ho detto che non è solo una questione d’oro e tesori!? –

Eystein strinse più forte il manico dell’ascia. Gandalf disse: – L’Isola dei Santi sarà la tua ultima occasione, þegn. Non deludermi di nuovo… –
Il þegn Eystein rimuginava, di nuovo: Tu e il tuo maledetto nome. Sarete… Sarete… Ma il Þegn Eystein non sapeva che parola usare: era un uomo di guerra, non di lettere…

Inis Mór, Isole Aran, nove giorni dopo

Di solito attaccavano di notte. Ma, per qualche ragione, non questa volta. Era l’alba. Arnulf fu il primo a vedere le navi lunghe. Cominciò a urlare mentre saliva a grandi balzi le scale della torre campanaria. E subito le campane cominciarono a suonare. Dunan era nella sua cella. Ormai aveva ricominciato a lavorare nello Scriptorium, ma si alzava ancora prima per fare le sue copie “speciali”. La gente del villaggio stava correndo per cercare protezione tra le mura del monastero.
Avremmo bisogno di Giulio Cesare adesso, pensò Dunan. Poi si ricordò che era, quasi, un uomo di Fede. Avremmo bisogno di Dio.

Sulla tolda della nave ammiraglia il Konungr Gandalf stava parlando al suo þegn Eystein: – Eccoci, mio þegn: il monastero di Cill Éinne. Dicono che sia un faro di civiltà in questa era di oscurità. E a noi non piace l’oscurità, Eystein, vero? –
– Uh… No, mio Konungr. – Eystein stava cercando di ricordarsi il significato della parola “civiltà”. Ma lui era un uomo di guerra, non di lettere…
– Mio þegn? –
– Sì, mio Konungr? –
– Niente stronzate questa volta, o ti staccherò personalmente dal collo la tua cazzo di testa. – E Gandalf gridò: – Uomini! Approdiamo! –

– Strano. Non stanno attaccando. Che sia una trappola? –
L’Abate Ultan stava guardando giù da una stretta finestra della torre campanaria. C’erano due Vichinghi, ormai vicini al portone del monastero. Erano enormi entrambi. Il più giovane portava uno stendardo: un corvo rosso su una bacchetta, in campo nero. Il Vichingo più anziano stava iniziando a parlare.
– Che cosa Diavolo sta facendo quel ragazzino!? – Gridò l’Abate Ultan vedendo Dunan nel cortile. Così Ultan non poté rendersi conto del fatto che Gandalf stava parlando in Latino.

Ma… È Latino! Beh. Quasi… Pensò Dunan. Questo Gandalf sta parlando di… Libri! Questi non sono i soliti Vichinghi! Sono qui per i libri! E comunque siamo nelle mani di Dio. Ed è completamente idiota trincerarsi in una torre dove possono affumicarti come malto per lo uisce beatha… Dunan aprì il cancello, ignorando l’Abate che urlava.

È solo un ragazzo. Non si arriva al Valhalla uccidendo ragazzi. Comunque…  Eystein lasciò lo stendardo e impugnò la sua ascia da guerra. Dunan urlò. Gandalf capì che cosa stava succedendo e tagliò la testa a Eystein con la sua spada.
– Tu es historia – Disse Gandalf al cadavere decapitato di Eystein.
– Libri – Disse Gandalf a Dunan.
– Libri – Ripeté Dunan. E aggiunse: – Libri. Civitas. – Non vedeva l’ora di parlare della sua invenzione al Vichingo. E gli avrebbe chiesto se costruivano acquedotti…

Dedicato a mia moglie, la mia copywriter preferita, in occasione del nostro ventiseiesimo anniversario.

E voi pensate che sia una invenzione stupida..? Provatealeggerequestastoriacosì!

QualchegiornofasullaIrishMedievalHistoryFacebookPagemisonoimbattutoinunpostriguardantel’invenzionedellospaziovuototraleparoledapartedeimonaciirlandesi.QuestoraccontoriguardaunVichingononconvenzionale,ungiovaneeintelligentemonacoirlandese,equestainvenzione…

InisMór,IsoleAran,Imbolc,AnnoDomini797

ErailsuoquartoinvernoaCillÉinneeaquantopareilpiùfreddo.LacasadiDunaninlinead’arianoneracosìlontanadalcimiterodiCillÉinne,incuisitrovavainquelmomento:Gaillimheraallasuadestra.MainquelmomentociòcheDunanpotevavedereallasuadestraeraniente.Ilcielodaval’impressionediesserecrollatosullecollinedelConamara.Eracosìbuio!Ilmonasteroavevaunameridiana,maeraalquantoinutileaCillÉinne.
Troppenuvole,troppapioggia.Lemeridianesonoperl’Africa,nonperl’Éire!Sempreammessochel’Africaesista.ProprioinqueigiorniDunanstavacopiandountestolatino,ilPhysiologus.Trattavadistranianimalicomelafeniceel’elefantechevivevanoinunaterrabruciatadalsole:l’Africa.Eradifficilecrederechequeglianimaliesistessero,ederaancorapiùdifficilecrederecheesistesseunluogocosìcaldo!

FacevacosìfreddoaCillÉinne!C’eralabassamareaeanTràMhòr,lagrandespiaggiaaipiedidellacollinasucuisiergevailmonastero,eraunpiccolograndedesertodisabbia.Leduneeranomacchiatedalbiancodelghiaccio.
-Nonvacosìmale.-
Dunansobbalzò.
-Colum!PerDio…Cioè…Mihaispaventato!-
Columeraundiacono,ildiaconodellaFratellanzaacuiappartenevaDunan,eilsuomaestrodigrammatica,logicaeretoricao,perdirlaconArnulf,ilmonacotedesco,ilTrivium.Columavevaunquaichbollenteinciascunamano.NeporseunoaDunan.L’odoretorbatodell’uiscebeathafecepizzicareilnasoaDunan.

-Uiscecaldo.Perfettoperquestigiornifreddi!Piùomeno…-Dunanpreseilquaich,lalargascodelladilegno.
-Dio,sembracaccadicavallo…-
-Hairagione,fratelloDunan-ReplicòColum-Malosai:daquandol’AbateUltanètornatodaIonahaportatoconsélaricettaScozzesedellouiscebeatha…-
-Caccadicavallo…-
-SaiunacosagiovanefratelloDunan?Pensochetradiecianninessunofaràpiùlouiscebeathaallamanierascozzese.Trannel’AbateUltan…Saràcome…Sai…-

-Storia?-DisseDunan.
-Sì.Storia!Aproposito,seiprontoperlalezionedidomani?-
-Pronto?Illibro!Quellibroèundisastro!Perchéimonacichecihannoprecedutoscrivevanocosìmale?Troppouisce?Perdipiù,lacellaètroppobuiaequafuorifatroppofreddo.ComepensichepotreistudiarelebattagliediCesareperdomani?-
Columstavasorseggiandoilsuouiscedalquaich.
-Nonlamentartitroppodelcattivotempo,fratelloDunan.Saibenechel’estatepuòportaredipeggiochenebbiaeneve…-

InisMór,IsoleAran,duemesipiùtardi

L’AbateUltanentrònelloscriptoriumcomeunafuria.SembravacheavessevistoilDiavolo.
-Colum!-Tuonòl’Abate-Vieniconme!Immediatamente!-
LafratellanzadiDunanavrebbeapprezzatolapossibilitàdiabbandonareperunpo’leregoledellagrammaticalatinasugerundiumatquegerundivum,manonconl’Abateinquellostato!SoltantoSeduliusapprofittòdellasituazionepersgattaiolarefuori,probabilmenteperportarequalcosadamangiarealsuogatto.EColumnonebbemododiaccorgersidell’assenzadiSeduliusquandotornò,perchédisse:-Vieniconme,Dunan.Immediatamente!-

DunannoneramaistatoprimanellacelladiUltan.Era…Era…Beh,diversa.Piùcalda.Ovviamente:lìc’erailcamino…EDunanavrebbegiuratodisentireunodoretorbatonellastanza.C’eraunascrivanianellacella.l’Abatevilanciòunapergamena.

-Checosaèquesta!?-GridòaDunan.Dunanpreselapergamena.
-È…ÈsololamiaultimacopiadelDeBelloGallico.Checosac’èchenonva..?-

-Ehaiancheilcoraggiodichiederechecosac’èchenonva?Comeosi!?-
ColumparlòdadietrolespallediDunan:-I…Vuoti,figliolo.Gli…Spazivuoti…-
-Chec’èchenonvaconglispazivuoti..?-ChieseDunan.ADunannonpiacevanoiRomani.Erainterdettodallaloromaniadicostruire…Cherobaera?Ah,sì:iporta-acqua.Sì:aqueducti.Dunanpensavachefosserounacosacompletamentestupida.Seinunpostononc’èacqua,semplicementenondovrestiviverci,chesensohaportarcil’acquasenonc’è!?MaDunanamavailsuolavoro.LasuacopiadelDeBelloGallicoeraperfetta.Dunansarebbeungrandecopywriter,algiornod’oggi.

-Cosac’èchenonva!?-L’Abategridòdinuovo.
-Cosac’èchenonva!Setufossiunbuonostudentesaprestichecosaèl’horrorvacui!Etustaimettendounsaccodivacuumnellemiepergamene!-
-Ma,Abate,misonoaccortocheconglispazitraleparolefacciamomenoerrori!SonoquasisicurochepersinoCesareneabbiafattiperchénonutilizzavaglispazi.Vedete,Abate,laparolanelsecondoparagrafo?IlnomeOrgetorix?Sonoquasisicurochesiaunerrore.CredochedovrebbeessereRexOrgetus,ReOrgetus!-Dunannonmenzionògliacquedotti…

L’Abatediventòancorapiùfurioso:-CosìmistaidicendochetuscriviinLatinomegliodiCaiusIuliusCaesar!?Sparisci!Penitentia!Penitentia!Colum!Portaquestomocciosoimpertinentenellasuacella!-
NeglioscuricorridoidelmonasteroColumsussurròaDunan:-Allora,checosafarai?-
-Portamipergameneeinchiostro,Colum.DevofiniredicopiareilDeBelloGallico.Conglispazi!

Éire,qualchegiornodopoBeltaine

IduecontadinitentaronoiaffrontareilþegnEysteinconiloroforconi.IlþegnEysteinspezzòiforconiconlasuaasciadaguerraeucciseicontadini.
Urladidonneedibambini.
Comealsolito.
Fuoco.
Comealsolito.
IlþegnEysteinrimuginavatraséesé:donneeragazzini.Esoloqualcheguerriero,armatoeaddestratopeggiodinoi.Troppofacile.CosìnoncisiarrivaalValhalla…Ormaihounatrentinad’anni…Sonoquasivecchio!TuttacolpadelKonungrGandalf.Luieilsuonomedastregone!NonèunnomedaveroVichingo.Tradiecianninessunosiricorderàdiluiedelsuonome!

-Benfatto,mioþegn!-IlKonungrGandalfsieraavvicinatoaEystein.-Madovesonoimonaci?-
-Hail,Konungr.Stannobruciandonellatorre,suppongo.-
-Bruciando?-
-Sì,Konungr.Sonoinutili.Noncombattononeanche!-
-Nonhodatoquest’ordine,Eystein…-
-Ma…-
-Ma?Comeosi,þegn!?Quantevoltetihodettochenonèsolounaquestioned’oroetesori!?-

Eysteinstrinsepiùforteilmanicodell’ascia.Gandalfdisse:-L’IsoladeiSantisaràlatuaultimaoccasione,þegn.Nondeludermidinuovo…-
IlþegnEysteinrimuginava,dinuovo:Tueiltuomaledettonome.Sarete…Sarete…MailÞegnEysteinnonsapevacheparolausare:eraunuomodiguerra,nondilettere…

InisMór,IsoleAran,novegiornidopo

Disolitoattaccavanodinotte.Ma,perqualcheragione,nonquestavolta.Eral’alba.Arnulffuilprimoavederelenavilunghe.Cominciòaurlarementresalivaagrandibalzilescaledellatorrecampanaria.Esubitolecampanecominciaronoasuonare.Dunaneranellasuacella.OrmaiavevaricominciatoalavorarenelloScriptorium,masialzavaancoraprimaperfarelesuecopie”speciali”.Lagentedelvillaggiostavacorrendopercercareprotezionetralemuradelmonastero.
AvremmobisognodiGiulioCesareadesso,pensòDunan.Poisiricordòcheera,quasi,unuomodiFede.AvremmobisognodiDio.

SullatoldadellanaveammiragliailKonungrGandalfstavaparlandoalsuoþegnEystein:-Eccoci,mioþegn:ilmonasterodiCillÉinne.Diconochesiaunfarodiciviltàinquestaeradioscurità.Eanoinonpiacel’oscurità,Eystein,vero?-
-Uh…No,mioKonungr.-Eysteinstavacercandodiricordarsiilsignificatodellaparola”civiltà”.Maluieraunuomodiguerra,nondilettere…
-Mioþegn?-
-Sì,mioKonungr?-
-Nientestronzatequestavolta,otistaccheròpersonalmentedalcollolatuacazzoditesta.-EGandalfgridò:-Uomini!Approdiamo!-

-Strano.Nonstannoattaccando.Chesiaunatrappola?-
L’AbateUltanstavaguardandogiùdaunastrettafinestradellatorrecampanaria.C’eranodueVichinghi,ormaivicinialportonedelmonastero.Eranoenormientrambi.Ilpiùgiovaneportavaunostendardo:uncorvorossosuunabacchetta,incamponero.IlVichingopiùanzianostavainiziandoaparlare.
-ChecosaDiavolostafacendoquelragazzino!?-Gridòl’AbateUltanvedendoDunannelcortile.CosìUltannonpotérendersicontodelfattocheGandalfstavaparlandoinLatino.

Ma…ÈLatino!Beh.Quasi…PensòDunan.QuestoGandalfstaparlandodi…Libri!QuestinonsonoisolitiVichinghi!Sonoquiperilibri!EcomunquesiamonellemanidiDio.Edècompletamenteidiotatrincerarsiinunatorredovepossonoaffumicarticomemaltoperlouiscebeatha…Dunanaprìilcancello,ignorandol’Abatecheurlava.

Èsolounragazzo.NonsiarrivaalValhallauccidendoragazzi.Comunque…Eysteinlasciòlostendardoeimpugnòlasuaasciadaguerra.Dunanurlò.GandalfcapìchecosastavasuccedendoetagliòlatestaaEysteinconlasuaspada.
-Tueshistoria-DisseGandalfalcadaveredecapitatodiEystein.
-Libri-DisseGandalfaDunan.
-Libri-RipetéDunan.Eaggiunse:-Libri.Civitas.-Nonvedeval’oradiparlaredellasuainvenzionealVichingo.Egliavrebbechiestosecostruivanoacquedotti…

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

Check Also

drombeg stone circle - la tavola del druido - monica gazzetta

Drombeg Stone Circle: la Tavola del Druido – Racconto

Drombeg Stone Circle: la Tavola del Druido – un racconto irlandese di Monica Gazzetta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *