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The Pub: un racconto irlandese di Monica Gazzetta

The Pub: un racconto irlandese di Monica Gazzetta
Faceva freddo.

Era dicembre ed ovviamente faceva freddo in Irlanda; ma non era quel freddo contro il quale si era difesa per anni, quello che ti entra nelle ossa e ti senti come una vecchia porta arrugginita e cigolante. Qui anche il freddo era diverso, bastava coprirsi.

Era un venerdì e non voleva tornare subito a casa dopo il lavoro; così iniziò a camminare per le strade di Dublino e si ritrovò davanti al Garden of Remembrance.

Un giardino che fonde leggenda e storia. Progettato per ricordare i morti delle rivolte contro il dominio britannico, al suo interno si erge un’enorme statua dedicata ai figli di Lir, trasformati in cigni dalla madre adottiva. L’imponente statua le dava la sensazione di poter mutare forma e volare via.

Nella sua testa La Sospesa si alzò improvvisamente dal letto « c’è qualcosa qui vicino » disse quasi sussurrando.

« Siamo a Dublino, non c’è più nulla qui. Questa città ormai è rotta e stanca. Si sta consumando per far avverare i sogni di chi spera. È come una magica rosa di vetro che qualcuno ha fatto cadere e tutti sono accorsi per rubarne una scheggia. »

Non voleva essere disturbata dalle voci nella sua testa. Voleva rimanere lì a guardare quella statua quasi viva e poi, tornare a casa e cenare.

« Fintan! »Si mise ad urlare La Sospesa mentre usciva dalla sua stanza.
« Fintan! Dimmi che ho ragione! Qui vicino c’è qualcosa… di instabile? Provvisorio? »

Ecco le fitte alla testa.

« Conosco questo posto. Siamo vicini al The Pub. Andiamo, vi piacerà. »

L’aspettativa era alta ed entrambi erano emozionati. Dovette alzarsi e seguire le indicazioni di Fintan: « esci dal giardino, gira a destra, dritta, ora ancora a destra… »
Non lo aveva mai percepito così allegro. Era sempre impostato e concentrato a scrivere quelle che lui chiamava le sue memorie.

Da fuori sembrava uno dei molti pub di Dublino, udiva la musica provenire da dentro ed attraverso le vetrate poteva vedere persone sorridenti che bevevano la loro pinta di birra e parlavano.

« Entriamo! »Quasi urlarono in coro.
« Siete sicuri che sia questo? Ha un nome diverso. »
« Sì, entra! »Le risposero in coro e così fece.

Come descrivere un pub irlandese? Era impossibile per lei. Erano tutti uguali e tutti diversi. Foto appese alle pareti, oggetti appesi al soffitto, legno quasi ovunque, persone sorridenti o impegnate a scrivere, leggere o disegnare. Musica, cibo e pinte di birra. Se la immaginava così una casa di artisti; sì, per lei un pub irlandese era come una casa di artisti: imprevedibile, sempre in movimento, un luogo dove puoi essere chi sei veramente, da solo o in compagnia.

« Prendi l’ascensore! »Le suggerì Fintan.
« L’ascensore? »

Per passare da un piano all’altro, si doveva usare un ascensore. Sicuramente c’erano anche le scale, ma sempre meglio l’ascensore delle scale.
Entrò in ascensore, le porte si chiusero ed attese. C’erano quattro pulsanti. A guardare bene, però c’era un qualcosa di… sbagliato. Alla sua vista, in un preciso punto del pannello che doveva essere di semplice metallo, c’era qualcosa. Le sembrava ci fosse un altro pulsante, per un altro piano. Passò il dito su quel pulsante e l’ascensore si mosse.

Quando le porte si aprirono tutti nella sala si girarono a guardarla. Poteva sentirli bisbigliare « E questa chi è? », « Un’ umana con la vista? »
« Benvenuta al The Pub! »Esclamò Fintan nella sua testa.

Guardava meravigliata quel posto e chi lo riempiva con la sua presenza. Erano tutti lì, tutti i personaggi del folklore erano in quel Pub. Riconobbe il re Nuada dal braccio d’argento e Lúg con la sua Sleá Bua (lancia di vittoria), vide una Selkie e… Quello era il famoso Cú Chulainn???

Non poteva rimanere davanti all’ascensore, a bocca aperta, a fissarli tutti per cercare di riconoscerli o capire se fossero veri. Si fece coraggio ed andò al bancone per ordinare una birra. Non ne conosceva nemmeno una. Era in Irlanda da più di un anno e non aveva mai visto quelle birre. Osservò tutta la lunga fila di spine e notò che non vi erano nomi, solo simboli. Vada per l’Awen, pensò.

« E brava ragazza »Le fece eco Fintan « forza ora, vai a parlare con qualcuno! »
« No, fatti dire dove dobbiamo andare per tornare a casa! Ci serve l’esatta posizione della porta! Queste mie mappe sono inutili! »Urlò di rimando La Sospesa; ma lei era ancora un po’ scossa, ancora non ci credeva. Si sedette in un angolo ed iniziò ad osservare i libri antichi che conteneva lo scaffale dietro di sé.

« Ehi! »Qualcuno le rivolse la parola.
« Ciao »rispose. Era Aibhill la banshee protettrice della famiglia O’ Brian che iniziò subito a parlare mentre la fissava con quei suoi occhi rossi dal pianto.

« Per quattro giorni l’anno »disse Aibhill « durante i giorni del solstizio e dell’equinozio, tutte le creature dell’Altro Mondo si incontrano; sono giorni in cui bene e male non esistono, giorni in cui tutto viene cancellato e la nostra magia (come la chiamano gli umani) viene sospesa, bloccata, congelata. Tra una pinta ed un’altra, oggi, il giorno del solstizio d’inverno, stanno un po’ tutti animatamente discutendo del risveglio della voce della Terra. »

Nella sua mente Fintan e La Sospesa avevano occhi scintillanti e carichi di… nostalgia? Ma lei non capiva.
« Dimentica la dualità che distingue la tua realtà »continuò Aibhill « è in arrivo qualcosa di nuovo e noi stiamo cercando di capire… come organizzarci. »

« Dualità… Qualcosa di nuovo… » mentre cercava di capire le sue parole, un forte mal di testa esplose e la vista iniziò ad offuscarsi.
« Siamo in pericolo gente! » Urlò La Sospesa.

Tutte le camere della sua mente vennero chiuse e tutti trattennero il fiato. La vista le si offuscò e svenne. Si risvegliò a casa nel suo letto. Qualcuno stava sussurrando nella sua testa, probabilmente per non disturbarla: « era troppo per lei, è ancora presto, ci riproviamo al prossimo equinozio. »

« Sì, certo, al prossimo equinozio. »

Fece eco La Sospesa.

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