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Il mio diario d’Irlanda

No, non si tratta di un altro articolo dedicato a quello di Heinrich Böll di Diario d’Irlanda – ne abbiamo già parlato. Questo è proprio il mio. Ci andranno a finire, probabilmente a caso, appunti, ricordi, suggestioni, sogni di diciassette anni di esperienze irlandesi.

Passeggiate sentimentali, oniriche, fantastiche sul suolo irlandese. Dal 1999.


Diario – 20 luglio 2016

Ieri mi sono incontrato di nuovo con A.. Siamo, poco ma sicuro, kindred spirits, come si dice da queste parti.

Davanti alle pinte parliamo di linguaggio, soprattutto.

Cercando di barcamenarci, ciascuno dei due, in una lingua che non è la propria.

Sono persone come A., come B. e S., come D. che mi mancherebbero, se dovessi tornare indietro.

Alla fine la mia Irlanda è fatta di persone. Di persone ha cui ho potuto raccontarmi.

Tutto quadra, come al solito. In un altro modo da come ero, o da come sono ancora, altrove.

Ma quadra.


Diario – 29 agosto 2016

Una delle cose che amo di più di questo posto è la facilità con cui entrare in contatto con la gente. La facilità con cui qualcuno ti saluta per strada anche se non ti conosce. Incrocio spesso una signora molto anziana, davanti a casa. Ha un problema ai piedi, cammina lentissima. Non può avere meno di settanta anni. Si aiuta con due mazze, abita qui vicino. Eravamo entrambi al semaforo. Mi ha sorriso. E mi ha chiesto se avessi guardato la partita. Giocava il Dublino contro Kerry.

Le ho detto di no, le ho sorriso, l’ho accompagnata mentre attraversava.

Un altro sorriso gratis, guadagnato qui, a Casa.

Diario – 17 luglio 2016

diario d irlanda - 17 agosto 2016Inutile perdere del tempo a cercare di spiegare te stesso a chi non ha nessuna voglia, intenzione di conoscerti.

Non ti piace il mare.

Già. Deve essere, allora, che sono un masochista.

Un masochista che fa il bagno in Irlanda.

Ho passato molte ore libere, negli ultimi mesi, sull’isola di Bull Island.

Ci ho passato molte ore a dicembre 2015. Ci sono tornato spesso, nelle ultime settimane.diario d irlanda - 17 agosto 2016

Il 17 luglio 2016 ci ho fatto il bagno. E mi sono abbronzato, anche troppo.

Erano cinque anni che non facevo il bagno in mare.

L’ultima volta era stata su Inishmore.

Il mio problema non è che non mi piace il mare, è che sono schizzinoso.

Parecchio.


Ricordo – 22 luglio 2011

diario d irlanda 22 luglio 2011Il mio primo bagno in acque irlandesi. Sulle Aran, su Inishmore.

Il punto più riparato della “spiaggia grande”. Quella della ruota di bicicletta (un’altra storia ancora…).

Leggenda vuole che l’acqua fosse a dodici gradi. Faceva vento.

Non entravo in acqua di mare da almeno tredici anni, se non di più.

Ricordo ancora – sì, la ricordo ancora perfettamente, la sensazione come di qualcosa di cattivo che usciva da me, scacciato dall’acqua gelida. Una sensazione meravigliosa.

Negli anni successivi non ho avuto occasione di fare di nuovo il bagno in Irlanda, fino al luglio 2016. Vivendo qua è più facile, suppongo…


Ricordo – agosto 1999 (ovvero come tutto è cominciato)

Come è cominciata l’Irlanda. Avevo trentuno anni e avevo passato tutta la vita a sentirmi fuori posto. Ero da qualche parte a nord di Galway e vidi le Isole Aran.

Nuotavano a metà strada tra il cielo e il mare.

Capii immediatamente che ero arrivato a casa.

Non mi sono mai lussato la spalla, ma è il concetto che mi viene in mente se devo pensare al “ritornare a posto” di qualcosa.

Era come se mi avessero rimesso a posto la spalla.

E non sentivo dolore, sentivo gioia. Non sarebbero state rose e fiori, poi.

Nessun lieto fine.

Non ancora, almeno. Ma questa è un’altra storia, e quella era gioia.

La gioia di chi è tornato a Casa, dopo essere mancato da sempre, da Casa.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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