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Il mio amico Roddy Doyle. Quando i libri nascono su Facebook

Se non ci fossero i social network ItalishMagazine non esisterebbe. E questo è un dato di fatto. Quindi, a rigor di logica, i social network devono piacermi.
Quando inizi un post così rischi di entrare in un campo minato. Un po’ come quando dici che ti piace Android e quindi non può piacerti Apple… Vediamo di andare avanti senza esplodere.
O, magari, facendo un bel botto…

Perché io, nella polemica tra Android e Apple, mi guardo bene dall’entrarci.

Semplicemente, è tempo sprecato: se ti piaceva Rivera non poteva piacerti Mazzola, se ti piacciono gli Zeppelin non possono piacerti i Beatles, se ti piace il calcio non ti piace il rugby, e così via.

E anche Facebook, e tutti i suoi fratelli più o meno bastardi, cugini e affini vari, deve piacerti o no.

Una assoluta necessità di schierarsi, su tutto.

Ci casco anche io, figuriamoci: io sto dalla parte degli Zeppelin, per esempio…

Ma il problema vero mi sembra il fatto che tutte queste polemiche alla fine sono una sola: quella del noi contro loro.

Nessuna mediazione.

Mai.

Sarà che sto invecchiando, ma io non ce la farei proprio a fare il paladino di un software, o di un modo di confrontarsi con la realtà (questo è, alla fine, un social network).

Mi interessa molto di più, invece, approfondire una mia personale impressione, quella per cui tutte le dicotomie rischiano di farti perdere la luna a forza di concentrarti a guardare il dito.

Mettiamo da parte Beatles e Zeppelin, Rivera e Mazzola: sono il nostro campione di controllo (e poi dai: non c’è storia…).

E concentriamoci su Android VS Apple e Facebook sì VS Facebook no.

Che cosa c’entra Roddy Doyle?

Continuate a leggere e lo scoprirete.

Tanto il software quanto il social network sono bene o male a seconda di come lo usi.

Perché? Semplice (o forse no?): perché sono dei mezzi, che è come dire media.

Avere un iPad o un tablet Android può farti appartenere a una tribù ma soltanto rispetto a un mezzo che utilizzi.

Ma se contasse veramente il mezzo, allora vorrei e dovrei vedere lo stesso clima di guerra tra i sostenitori di due differenti marche di lavatrici

Perché non succede?

Perché l’iPad e Android, e, nello stesso modo, Facebook, hanno il pregio e il difetto di rendere molto più difficile il rendersi conto di dove finisce il mezzo e dove inizia il nostro utilizzo dello stesso: di fatto, il dove cominciamo noi.

Che cosa voglio dire con questo?

Che puoi essere un idiota indipendetemente dal fatto che tu utilizzi Apple o Android, indipendentemente dal fatto che tu utilizzi o meno Facebook.

E, guarda caso, sarà proprio utilizzando il tuo mezzo preferito a far sapere che sei un idiota!

Posti cose stupide come diresti cose stupide a voce.

Solo che Facebook manet, e le cose stupide che dici le ascoltano, con il passare del tempo (e a seconda dei tuoi settaggi di privacy…) molte più persone di quelle che ti eri immaginato.

E se pensavi che usare Apple o Android fosse la cosa giusta, scoprirai che Apple e Android non erano né giusti né sbagliati: sta tutto in quel che ci hai messo dentro.

E Facebook?

Qualcuno lo ha definito, ed è una definizione che mi piace moltissimo, il database dell’umanità.

Tutta quanta.

Puoi utilizzarlo solo per giocare. Puoi utilizzarlo solo per (cercare di) cuccare.

Ma puoi utilizzarlo per migliorare il tuo livello culturale: OK, qualunque cosa questo significhi.

E, visto che Facebook nasce dal concetto di amicizia, probabilmente avere buoni amici aiuta nel percorso.

Per esempio, tra i miei amici c’è Roddy Doyle.

Roddy Doyle on FacebookNon sto scherzando.

Il bello di Facebook è anche questo: non solo gattini e gnocca, non solo i tuoi compagni di scuola.

Facebook è il database dell’umanità e quindi ci sono tantissimi esseri umani dentro e si dà il caso che alcuni di questi esseri umani siano quelli che conosci per le loro opere, quelli che, magari, ti hanno anche un po’ cambiato la vita.

Roddy l’ho seguito su Facebook dal suo inizio sul social network.

La prima cosa che mi passò per la testa è che non fosse lui, che non fosse quello vero. Allora chiesi conferma al suo manager, John Sutton, e questi mi rispose che sì, Roddy, quello vero, era sbarcato su Facebook.

E allora, ci ho chattato. Un paio di volte.

Niente di che.

L’ho ringraziato per quello che ha scritto, e mi ha fatto molto piacere potergli dire che lui per me, per la mia vita, era importante.

Poi ho potuto dirglielo anche di persona, ma questa è un’altra storia.

Quanto a Roddy su Facebook avevo la sensazione che ne avrei viste delle belle.

E non dovetti aspettare neanche poi molto: qualche giorno e c’era Salman Rushdie che scriveva sulla bacheca di Roddy.

Roba che a un bibliofilo… vabbè: ci siamo capiti.

E poi è troppo bello che con Facebook il vecchio adagio dei sette gradi di separazione se ne va a pu*ane!

Il meglio doveva ancora venire.

Roddy ti aggiorna su quello che fa, sulle iniziative come Fighting Words, sulle sue partecipazioni agli eventi librari.

E poi il meglio è arrivato.

Roddy ha cominciato a scrivere su Facebook.

E ha cominciato a farlo come se fosse un pub: tutti i suoi interventi sono impostati come un dialogo tra due amici al pub, davanti alle loro pinte. Roba che a un irlandofilo… vabbè: ci siamo capiti.

Ebbene, il prossimo primo novembre Two Pints, la raccolta dei post di Roddy, esce come libro (anche in formato e-book).

Potrei bullarmi del fatto che, commentando uno dei primi post, glielo avevo consigliato, di raccoglierli in formato – libro… ;-)

Ma il punto non è questo, ovviamente.

E non lo è neanche il fatto che una serie di spunti, di corti, diventi libro.

La cosa veramente straordinaria è che questo libro è nato su un social network.

Io questo libro l’ho già letto, e l’ho letto mentre nasceva, e credo sia assolutamente umano sentirsene in qualche modo parte.

E questo non sarebbe stato possibile senza Facebook: questo è il fatto.

Non so se Roddy Doyle utilizza Windows, Apple, Ubuntu o chissacché sul suo computer.

Sono quasi sicuro del fatto che non gliene possa fregare di meno.

E sono sicuro del fatto che Roddy Doyle sia un grande scrittore e la scelta del sistema operativo o del word processor con cui scrive non c’entrino assolutamente nulla.

La sua presenza su Facebook è una opportunità per accrescere il valore culturale che Facebook può avere.

E questo accade gratis, potete usufruirne gratis così come io, gratis, di fatto ho già letto il prossimo (roba da far andare in analisi tutta la dirigenza della SIAE…) libro di Roddy Doyle.

Ecco: questa è la cosa straordinaria, questo è brilliant! come direbbe Roddy Doyle.

E la prossima volta che rischiate di cadere nella guerra tra Apple o Android ricordatevi: pixel più pixel meno, quello che conta non è il come, ma il che cosa scorre sul vostro touchscreen.

E quello dipende solo da voi, quindi buona lettura e buona scrittura: perché non avete scuse.

 

About QRob

Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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