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il giorno che incontrammo roddy doyle - laura

Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle: i protagonisti!

Quando un libro ha una componente autobiografica la scelta della “faccia” dei protagonisti sembra facile, scontata, obbligata. Ma non è così. O almeno, non è stato così per Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle.

Mi è sembrato giusto dare un volto ai protagonisti del libro, ed è stato molto divertente lavorare con Martin Dardis, l’autore dei disegni.

È stato buffo, molto divertente e anche interessante provare a far disegnare la faccia di personaggi inesistenti. Un po’ come lavorare su un identikit di fantasmi…

Ma alla fine eccoli qui, i personaggi del libri in versione cartoon.

E, sì: in realtà Massimo mi somiglia.

Ma solo un po’… ;-)

il giorno che incontrammo roddy doyle - massimo

Massimo, il personaggio principale del libro. Un creativo innamorato dell’Irlanda, che nell’Isola di Smeraldo vede un rifugio, una cura.

E, soprattutto, un futuro.

il giorno che incontrammo roddy doyle - laura

Laura è la figlia di Bob.

Ma il suo vero nome è Aoife.

Ma non si fa chiamare così.

E non si sente irlandese. Ma lo è – almeno un po’. E forse ha antenati molto, molto importanti…

il giorno che incontrammo roddy doyle - Bob

Bob: irlandese, publican (e quindi irlandese al quadrato…), padre di Aoife.

Cioè di Laura.

Vive in Italia da una vita.

Ma…

il giorno che incontrammo roddy doyle - Patrick

Patrick è il classico bravo ragazzo.

Dublinese, ha una cotta per Laura (anche se non l’ha ancora incontrata di persona) e il padre poliziotto.

Ha appena commesso un errore…

il giorno che incontrammo roddy doyle - deirdre

Deirdre ha un cognome famoso: Doyle. Ma non è parente di Roddy.

Odia la Guinness: ha i suoi buoni motivi.

Anche lei ha commesso un errore…

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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