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Harry Clarke: artista dublinese, “multimediale” ante litteram

Harry Clarke è uno di quegli artisti di cui forse non ricordate il nome, ma di cui molto probabilmente conoscete già il tratto. Andiamo alla scoperta delle sue opere a Dublino!

Harry Clarke e  lo Arts and Crafts Movement in Irlanda

Il cosiddetto Arts and Crafts Movement si sviluppò tra l’ultimo ventennio del XIX Secolo e il primo ventennio del XX.

Nato in Gran Bretagna, le sue caratteristiche sono quelle di un movimento anti industriale che guarda all’artigianalità e al passato, al Medioevo e alla sua interpretazione romantica.

Harry Clarke ne è il più importante esponente irlandese.

Clarke (Henry Patrick Harry Clarke) nacque a Dublino nel 1889, nel giorno di San Patrizio, il 17 marzo.

Suo padre, artigiano nel campo dell’arte sacra, era originario di Leeds.

Studiò al Belvedere College (dove non incrociò Joyce, che era sette anni più vecchio di lui) ma lasciò la scuola alla morte della madre, cominciando a lavorare come apprendista nella bottega del padre e frequentando i corsi serali al National College of Art and Design (che è ancora aperto).

Iniziò a lavorare come illustratore per la casa editrice di Londra George G. Harrap and Co., ma per la sua prima commissione non ebbe certo fortuna: le illustrazioni per The Rime of the Ancient Mariner (La ballata del vecchio marinaio)  di Coleridge andarono distrutte nella Easter Rising.

I suoi due successivi lavori, per le Fiabe di Hans Christian Andersen e Tales of Mystery and Imagination (Racconti del Mistero e dell’Immaginazione) di Edgar Allan Poe sono invece quelli più famosi, mentre le illustrazioni per il Faust di Goethe lo pongono come un precursore dell’illustrazione contemporanea: il suo tratto si sarebbe prestato benissimo al Sandman di Neil Gaiman!!!

Harry Clarke e il Jameson Whiskey

Nell’essere già un post – moderno di Clarke è da ricordare anche la sua esperienza di illustratore pubblicitario: lo storytelling marketing esisteva già, e Jameson Irish Whiskey ne fece buon uso, pubblicando due libri illustrati, A History of a Great House (1924) e Elixir of Life (1925), scritti da Geofrey Warren e illustrati appunto da Clarke.

Tanto per dare un’idea: le edizioni originali valgono oggi oltre i mille euro; intanto, negli ultimi anni, Jameson Irish Whiskey ha ripreso la tradizione di utilizzare grandi illustratori, pur limitandola alle edizioni speciali di San Patrizio delle sue bottiglie.

Se siete interessati ad accaparrarvi qualche opera di Clarke il posto giusto da cui iniziare è Cathach Books.

Ma a Dublino ci sono almeno tre – quattro luoghi in cui è possibile godersi le opere di Clarke gratis! ;-)

Le vetrate artistiche di Harry Clarke a Dublino

Nel 1921, alla morte del padre e insieme al fratello Walter, Harry rilevò la bottega del padre.

È questo il contesto della sua produzione di vetrate artistiche, in uno stile ispiratogli da una visita alla cattedrale di Chartes, ma, ancora, con un tratto e una freschezza perfettamente in linea con i gusti e le tendenze attuali.

Harry Clarke alla Hugh Lane Gallery

La Hugh Lane Gallery, in pieno centro a Dublino (a un passo dai Garden of Remembrance) ospita la serie ispirata da The Eve of St. Agnes di John Keats.

Harry Clarke nella St. Peter’s Church

Rimanendo nella Northside dublinese, la chiesa di St Peter a Phibsborough ospita la vetrata The Adoration of the Sacred Hand hiredeart. Se siete da quelle parti, vale una pena fare due passi in più e arrivare al Blessington Street Basin.

Harry Clarke alla National Gallery e a prendersi un caffè

La National Gallery of Ireland (quella dell’unico Caravaggio d’Irlanda, per intendersi) ospita la meravigliosa opera ispirata dalla poesia Song of the Mad Prince di Walter de la Mare.

Dicevamo all’inizio che Clarke è uno di quegli artisti di cui magari non si conosce il nome, ma nelle opere del quale ci si è imbattuti magari per caso: ecco, a Dublino questo è ancora più facile, perché sicuramente l’opera più vista di Clarke a Dublino è la serie di vetrate di Bewley’s, la celeberrima caffetteria di Grafton Street!

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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