La guida turistica di Dublino per fantasmi

Guida turistica di Dublino per fantasmi #1: Glasnevin

 

Centosettantasette anni e oltre un milione di persone morte dopo Michael Carey di Francis Street, il primo dublinese seppellito a Glasnevin (e famoso solo per questo: una persona qualsiasi diventata un cadavere illustre), G. sarebbe stato sepolto nel più importante cimitero dublinese. Più di un milione di persone, in neanche duecento anni, nello stesso luogo, accomunate da un unico fattore: la morte. Detto questo, solo un idiota può ancora associare la parola riposo a un cimitero…

Proviamo a immaginarcelo questo Altromondo. Ci hanno sempre insegnato che i fantasmi sono tali perché hanno qualcosa di irrisolto sulla terra.

Ma chi lo dice che deve essere proprio così? In un racconto io mi ero immaginato una situazione un po’ diversa. Un motivo buono per non dover andare all’Altromondo. Mi piaceva l’idea che possa esserci per ciascuno di noi un posto perfetto, così perfetto che sarai lì per sempre. In questo racconto, ma tu pensa, il posto perfetto in questione è in Irlanda. No, non Dublino: le Isole Aran.

Proviamo a immaginarci un Altromondo in cui, per svariati motivi (alcuni positivi, altri meno), qualcosa di noi rimane indietro.

In questo Altromondo sui generis proviamo a immaginarci una viabilità. Dobbiamo immaginarcela, altrimenti scrivere una guida turistica di Dublino per fantasmi non avrebbe nessun senso, giusto?

Invece che all’aeroporto si arriva al cimitero. Perfettamente sensato, no?

Se sei un fantasma in visita a Dublino arrivi a Glasnevin.

Un posto affollato, come scrivevo sopra. Oltre un milione di morti, oltre un milione di storie. Qualcuna ancora lì, per essere raccontata a chi arriva. Storie di morte e storie di vivi.

In una delle storie ci sono tre ragazzi. Potete immaginarveli con la divisa della scuola in inverno, in maglietta e calzoncini d’estate. Uno dei tre ragazzi muore. È seppellito lì, a Glasnevin naturalmente.

Ma. Ma ci sono amicizie che non muoiono. È questo il motivo per cui gli altri due, i vivi, una volta alla settimana (il sabato, in tarda mattinata) vanno a Glasnevin a trovare chi non c’è più (anzi, noi adesso lo sappiamo: non chi non c’è più, ma chi c’è ancora, chi passa il resto della settimana annoiandosi, in attesa del sabato, tarda mattinata).

Tre lattine di sidro marca Druid. Due bevute. una versata sulla tomba, accanto ai fiori morti e alla bandiera blu e azzurra della squadra di hurling.

Ecco, se fossi un fantasma io questa storia vorrei trovarcela nella mia guida turistica di Dublino per fantasmi. E vorrei esserci un sabato mattina a Glasnevin, a vedere il sidro che entra nella terra.

Max O’Rover

ghosts glasnevin

About maxorover

Max O’Rover is the pen name of Massimiliano ‘Max’ Roveri. He started writing about Ireland in 2008, after nearly a decade of fascination with the country. He now lives in Dublin, not far from Cooldrinagh — Samuel Beckett’s birthplace — and within reach of Barrytown, real or imagined. Max has worked with Irish author Catherine Dunne since 2016 and co-directs the San Patrizio Livorno Festival. After a long Italian-language phase, he now writes primarily in English, in fiction, theatre, and essays. He is the author of The Butterfly Saviour, praised by John Banville; Three Lives, currently in progress; and She-Wolf Blood, which he hopes will make him rich. For the stage, he has written multilingual plays including Not-Beckett, which will premiere at SPLF25 and has earned praise from both Patrick Bixby and Federico Platania. When not writing, planting seeds, or cooking, Max plays Skyrim or Fallout 4 with his wife Maria Grazia, who is also his life support system.

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