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#igcird a Livorno, Ex Cinema Aurora

‘Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle’: tre mesi di #IGCIRD

E sono passati nove anni e altri tre romanzi scritti da quando cominciai a scrivere #IGCIRD. Questi tre mesi sono stati molto – come dire: – interessanti. Le prime presentazioni, a Firenze (Enoteca Alessi) e Livorno (Ex Cinema Aurora). Sono state, ovviamente, le mie prime volte. E, beh, come dire: mi sono piaciute parecchio…

Mi è piaciuto davvero molto rispondere alle domande sul libro e sul perché scrivo.

Del resto, data la genesi autobiografica del libro stesso, le due cose sono intimamente connesse.

#IGCIRD: un libro europeo

Una cosa a cui non ero preparato è stato il fatto che venissero trovate nel libro “cose” che non sapevo di averci messo, ma che sono ben contento siano venute fuori. Su tutto, in questo senso, la recensione di Angelo Ricci che ha definito #IGCIRD – Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle – un libro “europeo”: sì, lo è, è vero, verissimo; e grazie Angelo per averlo scritto, per avermelo fatto capire.

Ci sono, poi, le belle storie che riguardano i lettori. Storie che fanno rabbrividire dall’emozione e che porterò sempre con me. La storia di chi “non sapeva chi fossi”, perché Massimiliano non è Max, ma dobbiamo coabitare lo stesso corpo e quindi sì, mi avevi già visto (più o meno); la storia di chi ha aspettato che l’edizione cartacea arrivasse in Irlanda perché il libro spedito da Dublino era tutta un’altra cosa.

#IGCIRD a Dublino

E poi già: l’Irlanda.

Dublino.

Casa.

Sono tornato dall’Italia con una ventina di copie nello zaino. Erano la prova provata del fatto che quel tizio che era partito per Dublino da disoccupato e umiliato ci tornava (un po’ più alto in centimetri e con i chakra riallineati… ma questa è un’altra storia) da scrittore. Come dire.

Brilliant.

Tanto per citare a sproposito Roddy una volta di più.

Da bravo libro irlandese #IGCIRD ha avuto il suo Godot. Anzi, addirittura due.

Come in The Commitments Wilson Pickett non si fa vedere (non è esattamente così. Ma anche questa è un’altra storia), a Livorno non si è fatto vedere l’alter – ego “reale” di Bob, il publican. E no, a Dublino Roddy non si è fatta vedere. Perché, sì, per #IGCIRD c’è stata una presentazione dublinese.

Del resto è o non è un libro irlandese..?

Non ringrazierò mai abbastanza Catherine Dunne per avermi intervistato prima su Italish, e poi per la presentazione di #IGCIRD all’Istituto Italiano di Cultura. Avere lavorato con lei sulla traduzione di un brano del libro – un brano dedicato al tè e alla Guinness – è stato un punto d’arrivo.

Con quella magnifica sensazione di avere fatto qualcosa di buono

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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