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Film ambientato a Dublino: “The Drummer and the Keeper”, piccolo gioiello firmato Nick Kelly

Film ambientato a Dublino, The Drummer and the Keeper, scritto e diretto da Nick Kelly, vi farà sorridere e commuovere con una storia fresca e in punta di penna su tematiche profonde e difficili quali la malattia mentale, l’identità, il valore dell’amicizia.

The Drummer and the Keeper: storia di amicizia, malattia e speranza in un film ambientato a Dublino

Nick Kelly, il regista eclettico di The Drummer and the Keeper

The Drummer and the Keeper è un film del 2017.

Nick Kelly, sceneggiatore e regista del film, è una personalità a tutto tondo della cultura irlandese: sostenuto l’esame di stato per diventare avvocato ha lasciato la carriera legale il giorno stesso, dedicandosi tanto alla scrittura di canzoni (fu parte della band The Fat Lady Sings, ha al suo attivo anche quattro album da solista) e alla professione di copywriter pubblicitario.

Come pubblicitario ha lavorato anche per la Guinness: sono suoi gli spot Tom Crean e Quarrel (questo con un giovane Michael Fassbender).

Il suo primo cortometraggio, Delphine, del 2003, ebbe subito grande successo di critica e pubblico.

The Drummer and the Keeper è il suo primo lungometraggio.

The Drummer and the Keeper: il cast

I due protagonisti principali:

  • Dermot Murphy (Gabriel)
  • Jacob McCarthy (Christopher)

Sono volti nuovi, ma attorno a loro, a dare consistenza al film, attori esperti come:

  • Phelim Drew (il figlio di Ronnie Drew dei Dubliners, comparso in film come Il mio Piede Sinistro o il celeberrimo The Commitments, tratto dal primo libro della Trilogia di Barrytown di Roddy Doyle)
  • Olwen Fouéré (comparsa anche in This Must be the Place; ha portato il Finnegans Wake di Joyce a teatro con il monologo Riverrun)

Ma anche

  • Peter Coonan
  • Aoibhinn McGinnity

Famosi in Irlanda soprattutto per la serie TV Love / Hate.

The Drummer and the Keeper: la storia

Si comincia da Bull Island, con Gabriel, con una scena divertente e spiazzante al tempo stesso.

Si comincia quindi da un contesto comune ad altri film quali The Van / Due sulla Strada (l’ultimo della Trilogia di Barrytown di cui sopra), Once, Adam & Paul.

Con Adam & Paul, così come con Parked, il film di Nick Kelly ha altro in comune, ma ne parleremo dopo.

Scopriamo presto che Gabriel è un batterista (il drummer del titolo) e che è bipolare. La sorella e i compagni di band cercano di “salvarlo” dalla sua bipolarità.

Nel “pacchetto” proposto a Gabriel dalla sua psichiatra (la stessa della madre di Gabriel), anche il doversi allenare a calcio con un gruppo di ragazzi con disordini comportamentali e problemi mentali.

È così che Gabriel incontra Christopher, il keeper, il portiere della situazione.

Christopher è affetto da sindrome di Asperger e, dopo un primo incontro decisamente brusco, diventa “amico” di Gabriel. Christopher è molto serio rispetto all’importanza della “amicizia”.

Abbastanza da chiamare Gabriel per decine di volte al telefono o per invitarlo a far pratica sui calci di rigore.

Ma per Christopher la “amicizia” con Gabriel diventa anche la prima occasione per vivere il mondo fuori dall’istituto che lo ospita (istituto che Christopher dovrebbe finalmente poter lasciare al compimento del diciottesimo anno, traguardo che raggiunge nel film).

Il risultato di questo incontro, di questa amicizia impossibile?

Tanti episodi divertenti, buon cinema (la scena di sesso che coinvolge Christopher è la più tenera dai tempi di Forrest Gump) e anche tanto dolore.

Perché le amicizie impossibili sono impossibili. A meno che non si sappia andare oltre al dolore, all’umiliazione e al senso di colpa, con una idea dell’intelligentissimo Christopher che potrebbe veramente dare a lui e Gabriel una nuova vita.

The Drummer and the Keeper: chiavi di lettura

In questo film di Nick Kelly ci sono almeno due “cifre” profondamente irlandesi: è un film sulla gioventù, su uno stato che di per sé portatore di disagio e qui, a causa della peculiarità dei personaggi, lo è ancora di più.

Sulla abbondanza di temi e personaggi appunto di giovane età nelle narrazioni irlandese (in letteratura ma, appunto, non solo), avevamo già scritto ispirandoci a un articolo di Fintan O’Toole, acutissimo osservatore della cultura irlandese, e ne avevamo parlato con la scrittrice Nuala Ní Chonchúir.

È, The Drummer and the Keeper, anche un film che sfrutta un topos che affonda le sue radici nello stesso Ulisse di Joyce e che si ripropone nei già citati Adam & Paul e Parked (e anche, per certi versi, in The Van): film che, come l’Ulisse, rappresentano comunque personaggi che finiscono per perdersi (tema a me caro) in una Dublino – ventre materno che a tratti accoglie benignamente, a tratti invece soffoca, come sabbie mobili da cui è impossibile salvarsi.

Altro elemento che questo lavoro di Nick Kelly ha invece con un altro film ambientato a Dublino già citato, Once, è la musica: il ritmo, il tamburo, i una città che è, comunque, culturalnente e creativamente viva. Chiamando in causa Glen Hansard, la missione della musica è salvare un’anima alla volta.

Anche in The Drummer and the Keeper (questa la scheda su imdb) la missione è compiuta.

Cerchi un film ambientato a Dublino? Non dimenticarti di:

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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