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il giorno che incontrammo roddy doyle - massimo

Festeggiare San Patrizio… leggendo un libro italish!

Finalmente ci siamo! È online Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle: il mio primo libro, un libro letteralmente “made in Italish”!

E visto che il libro esce ufficialmente proprio nel giorno di San Patrizio, ho deciso di festeggiarne la pubblicazione con tutti coloro che seguono ItalishMagazine, sia qui sul blog, sia sui social. Ecco la “bussola” per orientarsi tra le iniziative online e gli spazi virtuali in cui sarà possibile partecipare alla festa per la pubblicazione. Sarò “virtualmente” a disposizione per parlare del libro sui social e anche in una chat-room dedicata.

Ecco tutti gli indirizzi!

igcird cover - il giorno che incontrammo roddy doyle

Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle:
Evento Facebook

Lo spazio virtuale dedicato a IGCIRD sul social network più diffuso. Grazie per le domande e i commenti che vorrete lasciare!

Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle:
Twitter

Potete seguirmi su Twitter @MaxORover, e potete utilizzare #IGCIRD per interagire nella conversazione dedicata a Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle.

Non dimenticatevi dell’editore @ATeditore e della collana a cui #IGCIRD appartiene: @OceaniaBook!

Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle: G+

Google Plus si articola in community più di nicchia, ma spesso molto agguerrite. Se lo preferite a Facebook, vi aspetto lì!

Max O’Rover: appear.in

Se volete fare una chiacchierata in diretta da Dublino…

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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