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Ex Cinema Aurora: uno sguardo alla sede del SPLF

Il San Patrizio Livorno Festival si tiene all’Ex Cinema Aurora. Uno spazio che in un post precedente ho già definito come un luogo

 

 

a metà strada tra un Irish Pub e un centro sociale.

È arrivato il momento di conoscerlo meglio: è lì che vi aspettiamo, dal 15 al 17 marzo prossimi!

 

L’Ex Cinema Aurora raccontato da Catherine Dunne

Catherine Dunne è la madrina del SPLF. La sua prima volta a Livorno, all’Ex Cinema Aurora, è stata alla fine del 2016. È in quella occasione che si sono create amicizie e alchimie il cui risultato sono il SPLF stesso.

Ecco, da un post del suo sito italiano, qualche parola di Catherine sull’Ex Cinema Aurora:

 

… l’Aurora è stata una delle più belle sorprese che abbia mai avuto.
C’era una atmosfera Irish, con cartelli di città irlandesi alle pareti, la Guinness alla spina, e un benvenuto da parte di tutto lo staff dal calore eccezionale.
La serata – e la nottata – sono state bellissime. In perfetto stile irlandese, nessuno voleva andarsene.
Ricordava la vecchia battuta di quel publican: ‘Ma non avete una casa a cui tornare!?’
C’era una genuina, informale atmosfera di divertimento: una atmosfera che ho apprezzato tantissimo.
I proprietari, Giacomo e Annalisa, e l’intero staff sono stati perfetti accompagnatori per tutta la serata. Una trentina di persone era presente alla cena, a dir poco superba: ottimo il cibo, ottimo, naturalmente, il vino.
La qualità è stata incredibilmente alta – qualcosa che ti aspetteresti in un ristorante ‘stellato’, con tovaglie di lino e camerieri tanto professionali quanto distanti.
Ma all’Aurora tanta qualità era accompagnata da un ambiente assolutamente informale, tra chiacchiere che ci hanno fatto sentire parte di una famiglia: una esperienza veramente magica.

 

Per me l’Ex Aurora rappresenta il luogo che… visito di più quando torno a Livorno.

Un luogo che, oltretutto, custodisce una serie di, almeno per me, preziose reliqui di un altro pub, un altro pub che è diventato, insieme a quel filosofo inconsapevole del suo publican, un protagonista del primo romanzo che ho scritto.

Di quel pub l’Ex Cinema Aurora ha conservato una burberitudine che tanto somiglia a quella vena di umorismo nero che sembra davvero una caratteristica del DNA irlandese.

Non ho altro da aggiungere, se non che non riesco davvero a immaginare un posto migliore, a sud di Skibbereen, in cui passare il prossimo San Patrizio.

Non ho altro da aggiungere se non le immagini di Upho Studio fotografia, Media Partner e fotografo ufficiale del SPLF 2019.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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