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E allora datevi all’Iománaíocht, o al Peil Ghaelach

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(foto da http://www.aranisland.info)

Gli esseri umani fanno e disfanno. Non sono uno snob: il calcio lo seguivo. In questi giorni il calcio italiano ha avuto un’altra rovinosa caduta sulla strada della sua credibilità. Il calcio ho smesso di seguirlo per motivi personali, diciamo così, nel 1995 o giù di lì. A causa dell’Irlanda l’ho sostituito con il rugby (mai fatto sport: l’ho sostituito nel seguirlo, e non è facile seguire il rugby irlandese se non spendi soldi in abbonamenti televisivi che non acquisto per principio. Così, mi sembra di tornare indietro nel tempo, ai tempi in cui aspettavi il giornale del giorno dopo, per sapere come è andata.

Gaelic Football on AransIl giornale è online, l’Independent o l’Irish Times, ma tant’è) . Resta il fatto che ogni sport, come quasi ogni attività umana, potrebbe presentarsi per quello che è: una bella storia da raccontare. Il depauperamento emozionale del calcio ha iniziato, comunque, a intaccare anche il rugby. E se in Irlanda le prime avvisaglie sono diventate occasione per diatribe beckettiane (una partità il Venerdì Santo, l’anatema di un frate francescano di Limerick e, se volete, Dio che tifa Leinster), basta guardare la televisione satellitare (o non guardarla…) per capire che sarà solo questione di tempo. Del resto, se sono diventati oggetto da vendere gli artisti, musicisti e scrittori, perché non devono diventarlo gli sportivi? Credi che la tv a pagamento ti dia la possibilità di avere di più dello sport che ti interessa, ma finisci per averne di meno: come troppo poco burro spalmato sul pane, citando Tolkien (uno dei migliori scrittori in assoluto per quanto riguarda l’interpretazione del Potere). Il rugby è diventato professionistico da poco tempo: ha solo cominciato tardi a corrompersi. Il calcio invece, e il calcio italiano (in quanto tale..?) in particolare è ormai, forse, all’ultimo stadio. Ma non è una novità. In realtà era già morto prima dei Mondiali dell”82. Ma in Italia si perdona tutto, in nome della vittoria. Si perdona anche Paolo Rossi, se vince il Campionato del Mondo. In Irlanda, invece, non si perdona neanche Ronan Keating, perché ci sono cose (in quel caso, la musica tradizionale) intoccabili. In Irlanda non si perdonano i governi che portano il Paese alla bancarotta… Se il rugby è in cima alla stessa discesa alla fine della quale c’è il calcio televisivo e falso che sta già scavando, si può sempre pensare agli sport gaelici (Iománaíocht, e Peil Ghaelach: hurling e football gaelico)… Quelli per cui nella prima e meno nota Bloody Sunday gli Inglesi entrarono al Croke Park con le camionette. Ma anche gli sport gaelici sono sui manifesti e in tv, tra Gatorade e Guinness. E allora? E allora consoliamoci con il campionato di football gaelico interisola delle Aran. L’ultimo lo ha vinto l’isola più piccola, Inis Oírr. E finché i più piccoli vincono, ci sarà sempre una storia da raccontare…

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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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