Due più uno

Ieri è stata una giornata orribile. Non è certo positivo quando cominci a pensare che la tua autobiografia non è poi così diversa da quella del signor Molloy: la bicicletta ce l’hai già, quanto alle gambe speriamo che durino, poi, per il resto, ci siamo già. Purtroppo. Madri e animali.

La frase fatta è: i sogni son desideri. Negli ultimi mesi i sogni sono stati, spesso, incubi. O una gelatina della quale non ricordavi, al mattino, né il colore né il sapore.

Questa notte i sogni sono tornati a essere ciò che sono veramente: speranze.

Due sogni. Il primo per ricordarmi ciò che sono comunque: io sono colui che ha il dovere di raccontare. Il sogno mi porta in un’aula e indietro alle speranze di venticinque anni fa. C’è anche PPC, come era lì quei quasi venticinque anni fa. Ma questa volta non si parla del Senegal. Questa volta si parla d’Irlanda. L’unica nazione bianca del Terzo Mondo…

Ai ragazzi racconto di Roddy Doyle. Ed è bello raccontare, perché sono colui che ha il dovere di raccontare.

Nel secondo sogno c’è Dublino e c’è Lei.

Siamo a Dublino, insieme. Perché io so che sarò da solo ma so anche che i sogni sono speranze.

Lei mi accompagna per le strade che ormai sono le nostre e dobbiamo solo trovare la fermata d’autobus giusta. Il 39 o il 40? Lei sa esattamente dove andare, dove sia la fermata. Lo sa meglio di me.

Per arrivare alla fermata ci avviciniamo a una chiesa. Dietro alla chiesa c’è un giardino. Il giardino è un cimitero. Attraversiamo le lapidi e le croci celtiche. devo stare molto attento perché le lapidi sono molto fitte. Ci sono delle lapidi molto piccole ma non mi chiedo se le lapidi molto piccole sono di bambini. Ci sono, tra le lapidi, molte piante. Sono verdi del verde che esiste solo a Casa. Sono piccoli alberi.

Non me ne stupisco.

Occorre molta attenzione per attraversare questa foresta di piccoli alberi e di piccole lapidi e io e Lei, insieme, ci riusciamo. Al di là c’è un prato all’ombra di alberi dalle foglie fittissime. Un bosco di alberi alti ed erba.

Un buio addolcito dal verde.

Dove è più buio troviamo una sorpresa.

Adesso ricordo a quale luogo di Dublino corrisponde il mio sogno, ma non importa.

C’è un cancello da cui i Dublinesi entrano nel giardino, cimitero, segreto. Noi, per arrivare, abbiamo invece dovuto attraversare il cimitero e il bosco.

Il luogo è meraviglioso.

C’è una cascata di acque nere che nasce tra le lapidi (sono le più grandi e le più vecchie: sono le tombe dei padri). L’acqua cade in un baratro insondabile.

Tra le rocce a picco, prima del baratro, c’è una figura nero ossidiana, dai tratti, gli occhi grandi e benevoli, di un cartone animato. Io so che è la morte. Ma non c’è da aver paura e un padre mio concittadino porta per la prima volta il figlio, bambino, a vedere la morte. Loro due sono entrati dal cancello.

Il padre dice al bambino suo figlio che quella figura è la Befana. Sappiamo tutti, io, Lei, il padre e il figlio che non è così, che quella è la morte. Ma questo posto non è bellissimo?

Usciamo, usando il cancello. Ci ritroviamo, io e Lei, in quel luogo fantastico di camere e dipinti che qualche volta è un albergo, qualche volta un museo, qualche volta una casa.

Troviamo, subito dopo l’entrata, in un angolo, il vecchio che fa qualcosa di molto importante, su un banchetto. Lo conosco, ma non ricordo che cosa faccia. So solo che è bello che lo faccia. Bello e importante.

Attraversiamo stanze con i dipinti e con i soldatini in miniatura da finire di dipingere. Siamo come bambini felici. Abbiamo le facce di quando siamo a Casa. Arriviamo in un posto dove ci sono degli Italiani che parlano di Etruschi, pressioni politiche e aria condizionata. Io e Lei sappiamo benissimo che tutto questo non ci appartiene.

Mi sveglio.

 

About maxorover

Max O’Rover is the pen name of Massimiliano ‘Max’ Roveri. He started writing about Ireland in 2008, after nearly a decade of fascination with the country. He now lives in Dublin, not far from Cooldrinagh — Samuel Beckett’s birthplace — and within reach of Barrytown, real or imagined. Max has worked with Irish author Catherine Dunne since 2016 and co-directs the San Patrizio Livorno Festival. After a long Italian-language phase, he now writes primarily in English, in fiction, theatre, and essays. He is the author of The Butterfly Saviour, praised by John Banville; Three Lives, currently in progress; and She-Wolf Blood, which he hopes will make him rich. For the stage, he has written multilingual plays including Not-Beckett, which will premiere at SPLF25 and has earned praise from both Patrick Bixby and Federico Platania. When not writing, planting seeds, or cooking, Max plays Skyrim or Fallout 4 with his wife Maria Grazia, who is also his life support system.

Check Also

San Patrizio Livorno Festival 2025: A Historic Edition with Record Guests and Events

SPLF25: Programma Definitivo

Il San Patrizio Livorno Festival #SPLF - SINCE 2018 - celebra la cultura irlandese con eventi e incontri, musica e letteratura, arte e approfondimenti, collaborazioni e sinergie tra i due Paesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.