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Dublino: cronaca di una giornata carbon free

Un sabato a Dublino.

Non ci sono uffici a cui presentarsi, telefonate da aspettare: la città è impigrita dai postumi del venerdì sera al pub…
Sono da solo e non ho neanche voglia di spendere. Il ritornello che mi frulla in testa è: questa non è una vacanza. Ma il tempo è bello e mi resta una cosa da fare: camminare.
Ne verrà fuori una giornata bellissima.
Almeno per qualche giorno sto vivendo a D1. Escludendo il coach da e per l’aeroporto, per il resto avrò soltanto camminato. A pensarci adesso, in effetti, non avevo bisogno di andare da nessun’altra parte. Ho solo bisogno di restare là.

Ma torniamo a quel sabato.

Esco dall’ostello con il piano già delineato in testa: camminare per tutto il giorno accompagnando la Liffey nel suo tragitto dublinese, toccando (letteralmente…) tutti i ponti che la attraversano. Un tragitto a misura di fiume e d’uomo, ma non di macchina: escludo il primo e l’ultimo dei ponti, il Sarah’s Bridge e l’East-Link Bridge perché sono roba da auto.

Ricordo perfettamente il ponte vicino alla Heuston Station e so che dovrò quindi partire da quello. Ma se l’ostello è a D1, ovvero Dublin 1, ovvero il centro del centro di Dublino, la strada da percorrere sarà lunga.

Non è il tempo a mancarmi. Così, quando arrivo come ogni mattina all’O’Connell Bridge, invece di proseguire sulla destra dopo avere attraversato (attraversare a piedi l’O’Connell Bridge senza bestemmiare contro i semafori è un esercizio di meditazione) e seguire il fiume, invece proseguo a dritto, come ogni mattina, attraversando il ponte.

Perché? Perché devo andare a St Stephen’s Green.

Avrei un paio di storie da raccontarvi sul Green, ma non lo farò in questo post. Aggiungo così 950 metri al mio tragitto.
Parafrasando Nanni Moretti: sarò malato ma devo passare dal Green tutti i giorni.

O almeno, tutti quelli in cui mi trovo a Casa.
E poi quando hai appuntamento con una famiglia come questa della foto, i chilometri non contano…

Sono le nove e quarantasei. A Dublino il sole sfolgora.



Dopo aver salutato i cigni decido di mettere alla prova il mio senso di Dubliner e lascio il Green verso York Street, sapendo che più o meno andando in quella direzione mi riavvicinerò al fiume e mi sposterò verso ovest, in direzione, almeno in linea d’aria, della Heuston Station. Il campanile della St Patrick’s Cathedral è un facile punto di riferimento e alle dieci e trentasei sono seduto nel parco della cattedrale a godermi la vista. In dieci minuti arrivo alla Christ Church Cathedral e, invece di proseguire verso il fiume, mi allontano di nuovo dalla mia meta per fare un salto a The Gutter, una gran bella libreria indipendente dove non è raro incontrare John pigiama a righe Boyne. Dal Green a qui ho aggiunto altri due chilometri extra. Ma i libri sugli scaffali mi somigliano, non potevo non passare di lì. Sono le dieci e cinquantacinque. Dalla libreria punto dritto verso la Liffey e la attraverso tornando sulla sponda nord all’altezza delle Four Courts. Ormai ho deciso che non voglio solo arrivare alla Heuston Station: voglio proseguire fino a Phoenix Park, perché mi piace moltissimo l’idea di esserci arrivato a piedi partendo dal centro.

Alle undici e quarantacinque arrivo all’obelisco del fottutissimo Wellington. E così ho aggiunto altri due chilometri. Scendo per la strada pedonale verso Conyngham Road: c’è troppo traffico per i miei gusti, troppa gente, oggi, al Phoenix. Così torno, finalmente, verso la Heuston Station. Perché è da lì che inizia, alle dodici e trentatré, il mio tour dei ponti dublinesi.



Dublin bridges 01O meglio: ovviamente comincia da un ponte, lo Seán Heuston (patriota fucilato dopo la Easter Rising) Bridge.



Dublin bridges 02Quindi il Frank Sherwin (uomo politico) Bridge (12:41).



Dublin bridges 03Rory O’More (patriota del XVII secolo) Bridge (12:50).



Dublin bridges 04James Joyce (non cè bisogno di presentazioni…) Bridge (13:06).



Dublin bridges 05Liam Mellows (generale ucciso durante la guerra civile) Bridge (13:14).



Dublin bridges 06Father Theobald Mathew (noto come L’Apostolo della Temperanza, XIX secolo) Bridge (13:22).



Dublin bridges 07Jeremiah O’Donovan Rossa (membro della Irish Republican Brotherhood) Bridge (13:27).



Dublin bridges 08Henry Grattan (politico, XIX secolo) Bridge (13:35).



Dublin bridges 09Millennium Bridge (13:47).



Dublin bridges 10The Ha’penny Bridge (ufficialmente Liffey Bridge) (13:53).



Dublin bridges 11Daniel O’Connell (noto come Il Liberatore, uno dei padri dell’Irlanda moderna) Bridge (14:03). Il ponte più famoso di Dublino, citato in moltissimi romanzi irlandesi, Ulisse compreso.
Da qui faccio un salto all’ostello ad alleggerire il bagaglio e a fare rifornimento di Ribena (una marca di succo di mirtilli. Solo che è citata in un libro di Mc Cabe e così, se c’è da scegliere, scelgo quella…). A poche decine di metri più a valle c’è un ponte che non attraverserò: il Marlborough Street Bridge semplicemente perché è ancora in costruzione. E non posso attraversare neanche il successivo: il Loopline Bridge  puoi utilizzarlo solo se sei un treno della LUAS (una delle due metropolitane di superficie di Dublino, insieme alla DART. Sapete come viene chiamata la LUAS in slang dublinese? The Daniel Day, perché nella pronuncia stretta di Dublino LUAS e Lewis, nel senso del cognome dell’attore Daniel Day, si pronunciano nello stesso modo)…



Dublin bridges 12Circa due ore dopo sono di nuovo lungo la Liffey: Isaac Butt Bridge (15:50).



Dublin Bridges 13Matt Talbot (il santo “non ufficiale” degli alcolisti) Memorial Bridge (15.58).



Dublin bridges 14Torniamo agli scrittori: Seán O’Casey Bridge (16:04).



Dublin bridges 15E chiudiamo in bellezza, con il Samuel Beckett Bridge. Ce li vedo Jimmy e Sammy a litigare anche per chi ha il ponte più bello, ma questa volta non c’è storia: Beckett vince a mani basse… (16.12).



Ebbene sì. A questo punto posso dire di essermi fatto a piedi tutti i ponti di Dublino… La giornata però continua a essere meteorologicamente perfetta: sarebbe un peccato fermarsi. Così continuo a camminare, arrivo ai Windmill Lane Recording Studios, dove registrava… una band locale…

Windmill

Mi intrufolo nelle viuzze verso ovest e torno fino a Grafton Street. Alle 17.16 ho di nuovo attraversato O’Connell Bridge e vado a cena al Govindas, un ristorante – take away vegetariano in Middle Abbey Street, a un tiro di schioppo dal GPO e dall’ostello.

Non ho utilizzato mezzi a motore e mi sono goduto Dublino per tutta la giornata, in una passeggiata lunga circa diciannove chilometri. Un piccolo grande viaggio di cui sono molto orgoglioso…


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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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