Home / Storie Irlandesi / Drombeg Stone Circle: la Tavola del Druido – Racconto
drombeg stone circle - la tavola del druido - monica gazzetta

Drombeg Stone Circle: la Tavola del Druido – Racconto

Drombeg Stone Circle: la Tavola del Druido – un racconto irlandese di Monica Gazzetta.Il mal di testa, improvviso e lancinante, era sopraggiunto all’improvviso.

Era lei, una delle tante se stesse che abitavano nella sua testa.

Era colei che se ne voleva andare, colei che voleva varcare una delle porte nascoste disseminate in Irlanda che conducono nell’altro mondo: perché sentiva di non appartenere a questo mondo, ma di appartenere ad un mondo a metà.

Era colei che passava ogni secondo di vita del suo pensiero, a cercare una via d’uscita.

Aveva iniziato ad urlare:
< Ne ho trovata un’altra! Potrebbe essere quella giusta! E non è una semplice porta! È un cerchio completo! >

Il mal di testa era così forte che non riusciva a tenere gli occhi aperti.

Allora li chiuse.

Prepotentemente, nella sua mente, un’immagine si fece strada, sovrastando ogni suono, ogni pensiero, ogni altra immagine. Era un cerchio composto di pietre, ne contava quindici, di diversa forma e dimensione. Una sembrava fungere da altare per la sua somiglianza con un “tavolo”.

< Sono diciassette! Conta meglio! > Le urlò nella testa La Sospesa.

Così l’aveva chiamata, perché continuava a cercare, ininterrottamente, una via di fuga per tornare “a casa”, per tornare in quel luogo dove vivono quelli che qui vengono chiamati Túatha Dé Danann.

Tutta la storia e il folklore del mondo erano racchiusi nella stanza dove risiedeva, nella sua testa.

Poi aveva scoperto l’Irlanda e il resto del mondo aveva perso importanza.

Era la più tranquilla di tutte le sue se stesse, ma quando trovava qualcosa che risultava essere una potenziale “via di fuga da questo mondo”, iniziava a urlare dalla gioia e, con ogni mezzo in suo possesso, chiedeva l’attenzione di tutti.

Puntava i piedi e urlava come un bambino che a tutti i costi voleva quel giocattolo visto in vetrina.

Sì, erano diciassette.

Ora che le aveva dato la sua attenzione, il mal di testa si fece più lieve.

Con i lunghi capelli raccolti in un’alta coda di cavallo e una matita azzurra dietro l’orecchio sinistro, La Sospesa sorrise e soddisfatta si diresse verso una grande lavagna bianca.

< È a Drombeg, è il Drombeg Stone Circle, chiamato anche Druid’s table, per via di quella pietra che sembra, appunto, un tavolo… suppongo. Comunque sia, dalle mie ricerche è emerso che, nel settembre del 1935, un certo Boyle Somerville andò a Drombeg con una medium. Alla medium non piacque quel luogo, disse che era un luogo dove gli animali venivano sacrificati a ogni solstizio d’inverno. Quel posto era maledetto, custodito dagli spiriti dell’oscurità. >

< Non crederai a queste cose, spero! > La Sospesa fece una smorfia come a dire che no, non ci credeva, ma sicuro qualcosa ci facevano in quel posto. Non rispose alla provocazione e continuò.

< Qualcuno ha sentito una Banshee urlare e piangere per sette volte e ha subito pensato che qualcuno stesse per morire. Così è stato. Ora non si sente molto, non come un tempo. Si potrebbe sentire un bussare alla porta, forse. >

Rimane in allerta.

E un lieve sorriso appare sulla sua bocca. La Sospesa lo sa che con la parola Banshee ha ottenuto tutta la mia attenzione. Essendo comunque una parte di lei – di me – conosceva le sue ossessioni per le storie irlandesi, e soprattutto, per le Banshee.

< Il sito venne restaurato nel 1957 e durante il processo venne alla luce, al centro del cerchio, un piatto capovolto. Ci trovarono i resti cremati di un giovane adolescente, avvolti in un panno. >

< Questa cosa non mi piace. >

< Lascia perdere, sono solo informazioni. Ora arriva il bello. Anche in questo caso, come in altri cerchi di pietra dell’Irlanda, l’asse del cerchio è orientato a nord-est/sud-ovest. Questo significa che al solstizio d’inverno, il sole si stabilisce in un punto all’orizzonte allineato con questo asse. >

Non risponde a La Sospesa, è stanca di inseguire il suo sogno; ma è anche consapevole del fatto che non le può dire di no. È anche una parte di lei. Di sé. Si appartengono a vicenda.

< Vuoi ridere? > Le chiede La Sospesa.

< Sempre. > Le risponde.
< Prima che il luogo venisse acquistato dallo Stato, la famiglia che lo possedeva ha detto che aveva sempre usato la pietra-altare come tavolo da picnic. Te lo immagini? Una bella tovaglia a quadri bianchi e rossi e via! Pic-nic di famiglia modalità on. >

< Ahahahahahah! Ok, andiamoci. >

Quando arrivò sul posto, il sole brillava nel cielo. Le nuvole avevano deciso di scioperare quel giorno. C’erano molti turisti che, come lei quel giorno, avevano deciso di visitare quel luogo. Quanti di loro ne conoscevano la storia? Quanti di loro avvertivano quello che avvertiva lei?

Appoggiò una mano su una pietra a caso e si mise in ascolto. Lo faceva spesso, ascoltare. La Sospesa nella sua mente tratteneva il fiato. Sul tavolo della stanza mappe dell’Irlanda, luoghi antichi cerchiati di azzurro che aspettano di essere visitati, scoperti.

Tutto rimase sospeso per un tempo incalcolabile. Intorno a lei persone noncuranti della particolarità del luogo, entravano ed uscivano dal cerchio senza chiedere il permesso.

Eccolo lì il luogo dove hanno trovato i resti del ragazzino. Chi eri? Cosa ti è successo?

Le pietre del cerchio emettevano un’energia elettrica addormentata. Da molto tempo ormai stavano attendendo qualcosa o qualcuno che le risvegliasse. Ma per quanto antiche e colme di segreti, non si allineavano con lei. Non c’erano né immagini né parole per lei. Non era quello il luogo. Non era suo, non le apparteneva. Ci era vicino, lo sentiva, ma non era quello.

Non entrò nel cerchio. Non chiese nemmeno il permesso per farlo.

Tolse la mano dalla fredda pietra e sospirò. Le salutò e si allontanò dal cerchio per lasciare ai turisti di fotografarlo meglio. Si unì a loro ed iniziò a fotografare il paesaggio.

La Sospesa aveva gli occhi lucidi. Neanche questa volta si torna a casa. Raccolse le mappe, gli appunti e le foto dal suo tavolo e li scaraventò in un angolo. Poi si mise a letto e si addormentò con le lacrime agli occhi.

Non è la prima volta che succede, lei lo sa.

La lascia dormire tranquilla e continua ad ammirare il paesaggio, a respirare l’aria pulita, a cercare di sentire il rumore del Mare Celtico che vede in lontananza.

Prima o poi La Sospesa si risveglierà e inizierà una nuova ricerca.

About Monica Gazzetta

Check Also

tatuaggi irlandesi - storia di un tatuaggio

Tatuaggi irlandesi: storia di un tatuaggio (anzi, due!)

Tatuaggi irlandesi, ovvero storie da raccontare. Come questa che ci racconta il nostro irishinside Matteo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *