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Diario dublinese: dietro le quinte

Era tempo che tornassi anche io a raccontare il mio diario dublinese. Lo spunto me lo ha dato uno dei miei scrittori preferiti, che ho già citato più di una volta per “questioni irlandesi”: Neil Gaiman.

Dublino dietro le quinte

Ero quasi sicuro che Gaiman avesse usato l’espressione “dietro le quinte” in Nessun Dove. Google dice che invece è in American Gods.

Strano che non me lo ricordi, perché American Gods è il mio libro preferito di Gaiman, uno dei miei libri preferiti in assoluto.

Il “dietro le quinte” è la magia che sta, appunto, dietro al reale.

No. Non credo che la magia esista. Non credo che ci sia davvero una banshee che, da qualche parte vicino all’IFSC, abbia fatto soldi a palate con le suonerie degli U2 e altri servizi “speciali”.

Credo però che le parole siano magia. Che le storie siano magia.

Quel dietro le quinte della vita, della storia, della realtà, è abitato dalle parole.

Non credo che esistano le banshee. Credo che esista, invece, la loro funzione antropologica.

Non credo nel teletrasporto magico, o chiamatelo come volete. Credo però nella capacità di un luogo di risuonare con te, dandoti esperienze – per quanto del tutto personali e soggettive – magiche.

Parte della magia sta nel raccontarle.

A me è capitato più di una volta, qui a Dublino, di finire dietro le quinte. Forse è colpa della luce. Ci sono giorni in cui la luce ti si mostra come un oggetto prezioso sceso dal cielo a trasfigurare la realtà.

Un albero; un riflesso nel canale; l’insegna di un pub.

Quando quella luce si mostra e tu sei solo (incredibile come in una città si possano comunque trovare delle bolle di perfetta, anche se breve, solitudine), fai parte della trasfigurazione.

Altre volte a farti sperimentare l’Altrove è, invece, un suono. L’accento che riconosci. I colpi di mitraglia delle risate dei bambini (Dublino, beati figli di). La musica. L’arpa di Breda, la voce dell’ennesimo Patrick.

Finisci dietro le quinte. E Dublino, vista da lì, è un Luogo meraviglioso.

About maxorover

Max O’Rover is the pen name of Massimiliano ‘Max’ Roveri. He started writing about Ireland in 2008, after nearly a decade of fascination with the country. He now lives in Dublin, not far from Cooldrinagh — Samuel Beckett’s birthplace — and within reach of Barrytown, real or imagined. Max has worked with Irish author Catherine Dunne since 2016 and co-directs the San Patrizio Livorno Festival. After a long Italian-language phase, he now writes primarily in English, in fiction, theatre, and essays. He is the author of The Butterfly Saviour, praised by John Banville; Three Lives, currently in progress; and She-Wolf Blood, which he hopes will make him rich. For the stage, he has written multilingual plays including Not-Beckett, which will premiere at SPLF25 and has earned praise from both Patrick Bixby and Federico Platania. When not writing, planting seeds, or cooking, Max plays Skyrim or Fallout 4 with his wife Maria Grazia, who is also his life support system.

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