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Irlanda, Poolbeg, Dublino

Diario d’Irlanda: 16 settembre 2015

Irlanda: Poolbeg, Dublino16 SETTEMBRE 2015. ORE 21.13

Carissimi cuori irlandesi,

corro indietro nel tempo e ho bisogno di condividere con voi questa storia, fatta di amore e lacrime. Ognuno di noi sa bene che cosa voglia dire amare l’Irlanda ancora prima di averla conosciuta. È qualcosa di atavico, senza spiegazione apparentemente logica.

Eppure è talmente vero, quell’amore, da essere palpabile.

La mia Irlanda degli inizi

Da bambina non sapevo nemmeno cosa fosse l’Irlanda. Ma credevo nei folletti dei boschi e volevo avere i capelli rossi. Dicevo che da grande avrei fatto la fioraia e amavo i gatti.

Avevo dentro di me mare e montagna e mi piacevano le mucche.

Ho conosciuto l’Irlanda dai tg. Tutte le sere, a cena, si doveva guardare il tg. E io sentivo raccontare di bombe, attentati, ribellioni. Collegavo – nella mia piccola testolina – l’Irlanda all’IRA e poco più.

Facevo la terza liceo quando decisi che da grande avrei fatto la giornalista. Dopo uno spettacolo teatrale a Torino, “rubai” un’intervista a Massimo D’Apporto. Ero in via Garibaldi e presi la decisione della mia vita.

Poco dopo i sogni crebbero e iniziai a dire: “Da grande farò l’inviato estero in Irlanda”.

L’anno dopo avevo da parte i soldi per studiare inglese all’estero, durante le vacanze. Palese la mia meta. Non condivisa, però, dai miei genitori: consideravano Erin troppo “calda” e pericolosa, sebbene fossero già gli Anni ’90.

E così vissi una forte esperienza a Cheltenham, in Inghilterra. Bella, certo.

Ma non era Lei… Io volevo fare l’inviato estero in Irlanda!

Per questo studiai giornalismo all’Università. Senza aver mai messo piede sull’isola.

Per i miei 18 anni i miei due migliori amici, Mario e Demis (ancora oggi due fratelli che mi vivono sotto pelle), mi regalarono un buono per un CD in un negozio di dischi. Scelsi la raccolta che sto ascoltando da tutto il pomeriggio: “Celtic Angels”.

Era il terzo CD della mia vita. Da allora l’ho consumato. Ci sono canzoni in gaelico e in irlandese; ci sono violini, flauti, bodhráin.

Giornalista la sono diventata, in un giornale locale, per 10 anni. Mi feci allontanare dai miei sogni, smisi di crederci.

E l’Irlanda non la incontrai mai. Credevo fosse un amore adolescenziale e io dovevo pensare a costruire la mia vita adulta. Smisi anche di studiare inglese.

Fino a giusto un anno fa. Ad agosto dell’anno scorso la mia vita crollò in un soffio.

Per un mese ciondolai a casa dei miei genitori, senza dormire, senza mangiare. Finché la mia amica Ambra mi propose di fare un week end in una capitale europea. Erin chiamò. Era arrivato il suo momento. E invece scegliemmo Vienna.

Ma la vita mette sempre tutto a posto e quando non la sappiamo ascoltare ci dà delle botte dure da incassare. Avevo preso a calci l’Irlanda per troppo tempo. A una settimana dalla partenza, Smart box rifiutò la nostra prenotazione viennese. Decidemmo di partire lo stesso, cambiando città. Dublino, 4 giorni.

Mentre ero là, non mi accorsi subito di cosa fosse successo. Piansi per quasi tutto il volo di andata, pensando alla mia vita ridotta in poltiglia. La camminata di notte, sul lungomare di Sandymount mi diede un respiro regolare per la prima volta.

Quella notte dormii. Il giorno dopo mangiai. Vidi finalmente il Trinity College con la sua biblioteca, il laboratorio di Fisica, il Book of Kells.

Mi commossi davanti alla statua di Joyce e di Wilde e di colpo riaffiorarono dentro di me le emozioni nate leggendo le loro parole.

Me le ricordavo tutte. E la vita ricominciò a scorrere, ancora senza la mia consapevolezza.
Irlanda

La prima sera incontrai un irlandese (ma questa è un’altra storia) che mi disse più volte quelle parole che ora mi sono cucite addosso:
“Dream on and make your dreams reality”.

Quando tornai a Torino, andando al lavoro, mi guardai attorno. Ero sul tram, il 4. E la consapevolezza arrivò: dovevo tornare a casa. Finalmente sapevo che la mia casa era del colore dello smeraldo, profumava di mare e sapeva allo stesso tempo di montagna, era zeppa di musica e di poesia. Rude e amorevole. Scontrosa e accogliente. Volubile.

È passato un anno, il mio livello di inglese è cresciuto, quattro viaggi mi hanno concesso di passare più di 30 giorni sull’isola.

Perché quando Erin chiama, ci si può opporre per un po’, ma poi… Lei è una ribelle, lei sceglie, lei ottiene. Lei è estrema. Se la si ama, è un amore totale.

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