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Diario d’Irlanda: 14 agosto

Seguiamo ancora Martina, nei suoi pellegrinaggi dublinesi…

14 AGOSTO 2015, 01.57

Carissimi cuori irlandesi,

vi scrivo ascoltando una canzone di una bellezza che lascia senza parole; sento solo il tum tum del cuore, in questo momento.

È “After the storm”, di J.P. Kallio. Made in Dublin. Of course. Fa male. Per le parole, per la musica… Perché suona il banjo…

Perché c’è tutto il dolce-amaro di Dublino. Perché qua dentro c’è la “mia” Dublino. C’è tutto quello che c’era quando è iniziato questo dolce tormento che si chiama Irlanda.

E le emozioni di questa giornata aumentano. Sono troppe per essere raccontate tutte. Nella mia testa, ora, c’è un tornado. Ascolto queste note e la mia attenzione è tutta per loro. Ricordi che si rincorrono. Un amore impossibile che continua a vivere dentro me. E la voglia di realizzare una vita che sia solo mia. Il bisogno di scegliere essendo svincolata da tutto e da tutti. Un perfetto mix di ribellione e sentimento che ha nutrito questa terra nei secoli.

Oggi, a scuola, nella classe del pomeriggio, non c’era Robert. Lui è un musicista e aveva un concerto importante. L’ha sostituito una ragazza dai capelli rossi. Speciale anche lei. Ci ha fatto fare una “caccia al tesoro” per il centro di Dublino. E io (con la mia compagna brasiliana) un tesoro l’ho proprio trovato e l’ho ripreso con il mio telefono.

Un mini video dentro al GPO, intervistando questo gentilissimo uomo della sicurezza, che ci ha raccontato la storia dei ribelli del 1916. Davvero un’emozione per me, che ho letto quelle vicende solo sui libri e che ora le ho sentite da una voce irlandese, nel luogo in cui tragicamente si svolsero. Stasera ho riguardato questo video almeno 10 volte. E mi sono sempre commossa.
Mi vergogno del mio modo di parlare inglese, e purtroppo lo sentirete anche voi, ma la mia scarsa capacità tecnologica non mi consente di tagliare il video. E così vai di take it easy. Ieri, mentre facevo la spesa, anche il cassiere mi ha suggerito un amorevole “take it easy”.

Mi ha vista trafelata perché ci stavo mettendo troppo a pagare e a riporre la mia cena nella borsa. “Don’t worry, take it easy”, accompagnate da un sorriso.

Mi sono resa conto, in un istante, di quanto il modo di fare italiano mi stia rovinando.

Più tempo passo qua e più mi accorgo e mi convinco che ho bisogno di questa terra piena di contrasti. Ne ho bisogno così come ho bisogno di me stessa.

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