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#CronachedaDublino

Diario d’Irlanda: 13 Agosto 2015

Penultimo appuntamento con il diario d’Irlanda di Martina Bonati.

13 AGOSTO 2015, 00.01

What’s the craic? Here in Dublin (detto con la “u”, che poi altrimenti gli Irish ti correggono subito) all is great!

Oggi il sole ci ha riscaldati. Una giornata memorabile davvero, e anche l’umore ne ha giovato. Dublino si è messa il suo abito migliore, forse voleva farsi perdonare dopo le sfuriate dei giorni scorsi. Nemmeno una nuvola e il tepore del sole che rendeva più piacevole l’aria pungente. Abbiamo fatto pace nel migliore dei modi possibili. Come due innamorati.

Robert è il mio insegnante del pomeriggio. Bello come solo gli irlandesi sanno essere. Musicista innamorato della musica e della sua compagna. Da perfetto Irish man non poteva stare chiuso in una classe della Delfin School: fuori c’era il sole.

Ci ha portati a fare lezione nel Parco della Rimembranza. Seduti a terra. E non si è trattenuto: “Scusate, ragazzi, ma qua devo mettere via l’accento da professore”. L’ho sentito parlare spontaneamente per la prima volta. Ed è emersa forte quella t che alle nostre orecchie suona come una c dolce; le vocali sono sparite quasi del tutto; le parole di colpo si sono appiccicate tra loro. Mi sentivo coccolata da quella pronuncia, lo ascoltavo e sorridevo. E lo capivo.

Non mi sono trattenuta. Gli ho chiesto un fuori programma che lui ha accettato di buon grado. Così ha iniziato a raccontare la storia della strega che trasforma i figli del re in cigni, rappresentata dalla grande statua al fondo del parco. E poi ha parlato dei ribelli del 1916.

Robert avrà qualche anno meno di me. La grande ribellione è lontana da lui. Ma pensavo al fatto che pochissimi italiani “giovani” si emozionano parlando della nostra storia. Lui aveva la schiena diritta e lo sguardo fiero. Un paio di volte ha incrociato i miei occhi. E io mi sono sentita come quando ero piccola e mi rendevo conto che un adulto mi stava dicendo qualcosa di molto importante per il mio futuro.

Più tempo passo qua, più aumenta in me quel senso di completezza che ricerco da tantissimo tempo. Mi sento tutto e niente.
Finita scuola, passeggiavo in Grafton Street. Ormai inizio a girare per il centro senza bisogno della cartina e ricordo i nomi delle vie. Bene, passeggiavo e osservavo. Ascoltavo le note che si susseguivano. Dell’Irlanda amo soprattutto la musica ovunque.

Verso il fondo della via, un uomo con la sua chitarra, 60 anni passati. Cantava e sorrideva.

Rallento il passo senza però fermarmi. Mi volto. Lui mi sorride e strizza l’occhio. Il blu del suo sguardo mi ha inondata.
Grazie Irlanda. Quando ne ho bisogno, tu mi sai sempre mandare i segni giusti.

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