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Diario d’Irlanda: 12 Agosto 2015

Ecco un’altra “puntata” del diario d’Irlanda di Martina Bonati.

12 AGOSTO 2015, 1.34

Quindici minuti in St. Stephen Green ti riconciliano con il mondo.

In questi giorni sto sperimentando una solitudine tutta nuova. L’impatto forte è con la lingua. La crisi nasce dall’incapacità di comunicare in modo profondo.

Ho talmente tanto rispetto per questo popolo e questa terra, che la mia ignoranza diventa un fardello pesante da portare.
In pausa pranzo sono andata alla statua di Joyce in O’Connell Street. Sono stata un po’ lì e nella mia testa gli ho parlato. Gli ho chiesto di aiutarmi. In inglese. E ho pensato al legame che c’è tra Italia e Irlanda, sancito anche dal grande scrittore. Lui che aveva il costrutto perfetto della frase inglese. Lui che amava l’Italia. Lui che ha riservato anche parole infuocate al suo popolo, ma mai alla sua terra.

Mi sono voluta mettere alla prova, oggi pomeriggio. Uscita da scuola ho scoperto un giardino non aperto al pubblico dove andava in scena una rivisitazione di Shakespeare. Al ventesimo minuto avevo le lacrime e un groppo in gola. Non per l’emozione d’innanzi a un’opera d’arte. Piuttosto era massima delusione personale. Non capivo quasi nulla!

Ero seduta su un’erba verdissima, in un luogo magico e non riuscivo a capire. È come non cogliere la voce di un quadro, ma saperne vedere solo i colori.

L’Irlanda mi ha di nuovo messa alla prova. Mi ha detto chiaramente: se mi vuoi amare, devi imparare a comprendermi. In tutto. Non mi ha lasciato vie di fuga. Ha usato il “must”.

Sono poi scappata dal mondo, in St. Stephen Green. Era pieno di gente, ma regnava il silenzio. Ho visto due ragazze abbracciate su una panchina dinnanzi al laghetto e un anziano che nutriva anatre e cigni; giovani che cantavano e suonavano la chitarra; bambini che giocavano con i loro padri; uomini che facevano jogging per scacciare le fatiche della giornata. E fidanzati che si amavano camminando mano nella mano. Mi sono riconciliata con il mondo. E ho percorso Grafton Street canticchiando sulle note dei musicisti di strada.

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