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#CronachedaDublino 7: Papere, Pallottole e Ponti

#CronachedaDublino 7: Papere, Pallottole e Ponti – Guerra e pace a St. Stephen’s Green

ATTENZIONE! CronacheDaDublino torna anche nel 2014!

Il mio terzo libro, quello che devo finire entro il prossimo mese di agosto (e sparatemi se non lo faccio) inizia da St Stephen’s Green.

Il lettore “incontra” il parco così:

#CronachedaDublino

Sotto gli alberi del viale faceva quasi freddo e l’aria era densa, avvolgente, come il ricordo persistente della nebbia appena dileguatasi. Era semplicemente assurdo supporre che solo a qualche metro ci fosse una città.

Nel libro il Green è sotto la pioggia, ed è bellissimo. Ma altrettanto bello è con il sole, come in questa foto di un fantastico giugno dublinese.

Se Grafton Street, che è lì a un passo, è il cuore della Dublino degli artisti, il Green è il cuore della Dublino della gente, e i Dublinesi hanno il Green nel cuore.

Nei giorni di sole il Green viene letteralmente invaso: raccogliere più luce che sia possibile è un dovere, per chi in inverno vive al buio per gran parte della giornata.

Così grandi e piccini, quando c’è il sole, impazziscono sui prati di verde abbacinante.

Ne sono contenti i cigni, i gabbiani e le oche, che sui bambini del Green contano per il pane gettato nel laghetto…

Il laghetto del Green, una clessidra allungata, ha un ponte quasi al centro. Non sono in molti a sapere che questo è il secondo O’Connell Bridge di Dublino.

Non sono in molti a sapere che l’ingresso al Green è l’Arco dei Traditori. E che nel Green Michael Collins sbagliò, combatté e… Aspettava che le papere mangiassero prima di tornare a combattere.

Ma voi siete fortunati, perché parteciperete a #CronachedaDublino e per voi il Green non avrà più segreti…

 

About maxorover

Ebbene sì. Max O’Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O’Rover.
Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O’Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. “Rómhar” è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare.
Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione?
Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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