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#CronachedaDublino 5: La porta di casa di Bloom e altri ubriachi molesti

#CronachedaDublino 5: La porta di casa di Bloom e altri ubriachi molesti – Sono scrittori ubriachi o ubriachi scrittori?

ATTENZIONE! CronacheDaDublino torna anche nel 2014!

The Spanish have got bullfighting, the French have got cheese and the Irish have got alcoholism

#CronachedaDublinoCosì Billy Bickle / Sam Rockwell dice a Marty/ Colin Farrell in Sette Psicopatici di Martin McDonagh.

Non è possibile parlare di Dublino senza parlare della birra, del whiskey e del rapporto spesso non “facile” (o forse troppo facile?) tra gli scrittori e l’alcool.

Non è possibile parlare di Dublino senza parlare dei suoi pub, pub che, appunto, erano frequentati dal manipolo di scrittori che, quando non bevevano (ma forse, anche, proprio perché bevevano?), regalavano straordinari colpi di genio letterario.

Ci soffermeremo, in particolare, su uno dei molti pub che sono stati frequentati dagli scrittori dublinesi: il Mc Daid’s.

Probabilmente il più letterario, visto che può vantare di aver spillato birra per Patrick Kavanagh, Brendan Behan, Flann O’Brien, Austin Clarke, Anthony Cronin, Liam O’Flaherty, J.P. Donleavy.

E non solo: con tali frequentazioni il McDaid’s fu, di fatto, il quartier generale della rivista letteraria Envoy e ha custodito persino la porta del n°7 di Eccles Street, l’abitazione di Leopold e Molly Bloom ne l’Ulisse.

Con Cronache da Dublino racconteremo le disavventure alcooliche di Flann O’Brien, Patrick Kavanagh, Brendan Behan e vedremo come la birra e il whiskey si siano “infiltrati” nel tessuto stesso della letteratura irlandese.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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