#CronachedaDublino 3: L’Ago, la Put**na e… Wellington

#CronachedaDublino 3: L’Ago, la Put**na e… Wellington – Statue ed esplosioni in O’Connell Street

ATTENZIONE! CronacheDaDublino torna anche nel 2014!

#CronachedaDublino in fondo è una dichiarazione d’amore.
#CronachedaDublinoE una delle cose che adoro dei Dublinesi è l’autoironia sarcastica che li contraddistingue.

Perché chiunque è buono a ridere degli altri: il difficile è ridere di sé stessi.

Questa caratteristica, accoppiata alla capacità di affibbiare soprannomi, fa sì che O’Connell Street, una delle strade più trafficate di Dublino, sia anche la zona, diciamo così, più ricca di monumenti a cui sono stati affibbiati nomignoli alquanto… irrispettosi.

Ma ad alcuni dei monumenti di O’Connell Street è andata anche peggio, visto che sono stati rimossi o fatti esplodere!

Nel 1809 viene inaugurato in Sackville Street (ovviamente l’Irlanda era ancora sotto il dominio inglese e nessuno si sarebbe sognato di intitolare una strada al cattolico e nazionalista Daniel O’Connell, che comunque era ancora vivo) il monumento a Nelson.

Si parla spesso della “fortuna degli Irlandesi” ma la Storia ha spesso voltato le spalle alla causa di una Irlanda libera.

Le Guerre Napoleoniche sono state una delle occasioni perdute: il governo Inglese sapeva benissimo che l’Irlanda poteva rappresentare una testa di ponte “amica” per un progetto francese di invasione dell’Inghilterra.

Non a caso furono costruite le Martello Towers, torri costiere di avvistamento la più famosa delle quali è quella in cui è ambientato l’inizio dell’Ulisse di Joyce.

Mettere una statua di Horatio Nelson in cima a una colonna nel centro di Dublino significava di fatto prendersi gioco dei morti del 1798 e del 1803, celebrando colui che, vincendo a Trafalgar, aveva annichilito le speranze francesi di controbattere la strapotenza marittima dell’Impero Britannico.

E poiché la storia talvolta è crudele, l’ultimo colpo a Napoleone lo infliggerà… Un Dublinese: Arthur Wellesley.

Il duca di Wellington, era nato a Dublino, città che di sicuro non amava (anche se non è certo che abbia mai detto If a gentleman happens to be born in a stable, it does not follow that he should be called a horse).

Ebbene, un monumento a Wellington esiste ancora, a Dublino: nel Phoenix Park.

Quello a Nelson, invece, non più… La causa? Un massiccio… Restyling dell’arredo urbano dovuto a una bomba dell’IRA…

La notte dell’8 marzo 1966 una bomba fa saltare la colonna di Nelson. La storia di questo attentato somiglia a un’opera di Beckett e sarà un piacere raccontarla durante #CronachedaDublino!

“L’inquilino” successivo, anzi: l’inquilina, avrà sorte appena migliore: nel 1988 viene collocata in O’Connell Street, in una fontana, la statua, realizzata da Éamonn O’Doherty, di Anna Livia Plurabelle, personaggio del Finnegans Wake di Joyce, simbolo del fiume Liffey.

Il soprannome affibbiatole dai Dublinesi? The Floozie in the Jacuzzi, la Put**na nella Jacuzzi.
Nel 2001 la povera Anna viene sfrattata per fare posto alla Spire.

Per dieci anni rimane in un magazzino, poi viene portata nel Croppies Memorial Park dove si trova attualmente: decontestualizzata, sembra una suora che fa pilates, povera Anna…

Adesso c’è la spire, in O’Connell Street. La statua più alta (lunga..?) del mondo. Poteva passarla liscia? No, perché per i Dublinesi è Stiletto in the ghetto.

Alla statua di Joyce a pochi passi dalla Spire è andata ancora peggio: The prick with the stick…

About maxorover

Max O’Rover is the pen name of Massimiliano ‘Max’ Roveri. He started writing about Ireland in 2008, after nearly a decade of fascination with the country. He now lives in Dublin, not far from Cooldrinagh — Samuel Beckett’s birthplace — and within reach of Barrytown, real or imagined. Max has worked with Irish author Catherine Dunne since 2016 and co-directs the San Patrizio Livorno Festival. After a long Italian-language phase, he now writes primarily in English, in fiction, theatre, and essays. He is the author of The Butterfly Saviour, praised by John Banville; Three Lives, currently in progress; and She-Wolf Blood, which he hopes will make him rich. For the stage, he has written multilingual plays including Not-Beckett, which will premiere at SPLF25 and has earned praise from both Patrick Bixby and Federico Platania. When not writing, planting seeds, or cooking, Max plays Skyrim or Fallout 4 with his wife Maria Grazia, who is also his life support system.

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