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Concorso Letterario “Italish” del SPLF: qualche suggerimento

Concorso Letterario “Italish” del SPLF: qualche suggerimento…

per chi non ha ancora inviato il proprio pezzo per il Flash Fiction Contest del San Patrizio Livorno Festival 2019.


Non è una bugia

Non l’ho mai fotocopiata, la vecchia carta d’identità. Quindi potreste semplicemente pensare che quello che sto dicendo sia una bugia.

Ma sulla vecchia carta d’identità, alla voce Professione, c’era scritto filosofo. Facevo il commesso, e non avevo mai pensato fino a questo momento che non ci sarebbe nessun motivo di chiederti cosa sei sulla carta d’identità. Ma tant’è.

Avevo, a quanto pare, trovato un impiegato del comune con un po’ di humour, e io dopotutto applicavo quello che avevo studiato ormai secoli prima al lavoro che avevo.

Soprattutto cercavo di agire in modo che ogni mia massima avesse valore di legge universale.

Poi, siccome bastardo dentro un po’ lo sono (e lo ero molto più di adesso) mi divertivo anche a fare il saccente con chi mi stava vessando.

Loro usavano le loro armi, io usavo le mie. Era una gran soddisfazione, grande ma magra, vedere la faccia di R., Il CapoArea, quando gli dissi che non volevo fare il suo Malaussene.

Una faccia da:

ma in quale negozio lavora ‘sto Malaussene!?

Fuori tema

Questa introduzione, un po’ fuori tema, probabilmente, che cosa ha che fare con il tentativo di dare consigli a chi sta pensando di inviare un lavoro al concorso letterario del SPLF?

Moltissimo.

Perché lo scrivere dopo e il leggere prima hanno, a me, prima salvato e poi cambiato la vita.

Quindi: scrivete.

Lo so, i premi sono ben lontani dai diecimila euro appena vinti da una carissima e bravissima amica scrittrice qui a Dublino. Ma vincere male non fa, e scrivere non farà mai, mai male a nessuno.

Solo al potere, può far male.

Ma questo è un motivo in più per scrivere.

Finita la più o meno inutile introduzione, eccoci ai consigli veri.

Concorso letterario: i consigli dei grandi scrittori

Catherine Dunne, che del concorso è giudice (sì, sarete giudicati anche dalla scrittrice irlandese più famosa in Italia), ha scritto un decalogo di regole per scrivere un libro.

Vi assicuro che queste regole sono utilissime anche per scrivere un racconto.

Un altro famosissimo scrittore, Stephen King, ci ispira mettendo a nudo l’ovvio:

Se vuoi scrivere, scrivi.

Perché se l’idea c’è, intanto inizia e poi vedremo.

A corollario di King potremmo tornare a Dublino, citando quanto detto dal “mio” Roddy Doyle recentemente, proprio durante un evento dedicato alla scrittura creativa (nel contesto del progetto Fighting Words, di cui prestissimo parleremo di più e meglio):

Scrivi prima, preoccupati dopo.

Concorso letterario: consigli irlandesi, consigli irlandofili

E siccome Mr B. mi ha detto che non devo essere modesto, ai consigli di Dunne, King Doyle, aggiungo anche i miei, quelli di uno scrittore fantasma, che, anche se per campare fa tutt’altro, posto che di carte di identità ne abbia ancora da rinnovare, su quella carta d’identità chiederà che ci venga scritto… Scrittore, per l’appunto.

Che è più figo di filosofo (non me ne voglia il mio giovane amico filosofo).

Sull’Irlanda ho scritto quattro romanzi. Ne sto scrivendo un quinto. Ho scritto racconti, sull’Irlanda. Sto cercando, in Irlanda, di far nascere un libro che è un ponte tra cultura italiana e cultura irlandese.

Per me l’Irlanda è LA fonte di ispirazione.

E se partecipate a questo concorso è perché anche per voi l’Irlanda rappresenta qualcosa di speciale. Quindi, che partiate dai folletti o dalle pecore, dagli immigrati o dalle pinte, dagli homeless o dalle nuvole, dovete solo trovare quella scintilla che farà incendiare la pagina.

Così avrete il vostro racconto. Così il vostro racconto arriverà sotto gli occhi di grandi scrittori come Dunne, Banville, Vichi.

Così, e questo lo garantisco, vi sentirete migliori, dopo aver scritto, di come vi sentivate prima del cominciare a scrivere.

Per esempio

Banshee in pensione e colloqui di lavoro. Mostri che mangiano le nuvole e amori spezzati. Anelli Claddagh che finiscono nel pacco sbagliato – anzi: giusto. Gatti da salvare. Gatti che non potranno essere salvati ma che per questo si godranno per sempre il paradiso felino di Inishmore. Suicidi mai commessi. Sbronze colossali. Isole sbagliate. Rugby. Amici mai incontrati. Fish & Chips. Beckett. Uomini bicicletta. RyanAir. Salmoni del dubbio, salmoni delle certezze, e chi più ne ha.

Quanto al vostro racconto:

ádh mór

 

 

 

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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