Còlla

Ci sono alcune persone che vengono segnate dal destino. Con segnato dal destino io significo: il destino ti gioca uno scherzo che non ti dimenticherai mai. Un esempio: prendete un’astronauta. Io non ho mai voluto essere un’astronauta. Non me lo ricordo neanche più cosa volevo diventare. Il pompiere, quando avevo quattro anni, sì.

Ma si dice, dei bambini, che vogliono fare l’astronauta. O almeno si diceva. Forse ora vogliono solo fare i calciatori o i ricchi. Comunque, prendete una persona che prima o poi ha deciso di fare l’astronauta e, cavolo, ci riesce, a fare l’astronauta.

Lieto fine. E i razzi si accendono felici e contenti.

E invece no.

Perché mentre tu, astronauta, sei lassù, tua madre, quaggiù, muore. Attorno a te non c’è aria ma va tutto bene e tua madre, laggiù, smette di respirare. Quello che mi sconvolge in casi come questi è l’inscindibilità dei due ricordi. Ce l’ho fatta: sono nello spazio. E: mia madre è morta. Quella, l’inscindibilità, è lo scherzo del destino. In agguato quando pensi che le cose siano andate come dovevano, e ti resta attaccata addosso per sempre.

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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