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Paul O'Connell: lascerà la nazionale al termine del Mondiale
Paul O'Connell: lascerà la nazionale al termine del Mondiale

Che cosa ci fanno trenta energumeni con una palla ovale?

Il rugby è una buona occasione per tenere lontani trenta energumeni dal centro della città

Oscar Wilde

Old Haka

Let us propel us for the frey of the fray! Us, us, beraddy!
Ko Niutirenis hauru leish! A lala!
Ko Niutirenis haururu laleish! Ala lala!
The Wullingthund sturm is breaking.
The sound of maormaoring
The Wellingthund sturm waxes fuercilier.

(James Joyce Finnegans Wake, 2nd ed. 1950, Book II chap ii, page 335)

Rugby, gioco da psiche cubista – deliberatamente si scelsero un pallone ovale, cioè imprevedibile (rimbalza sull’erba come una frase di Joyce sulla sintassi) per immettere il caos nell’altrimenti geometrico scontro di due bande affamate di terreno – gioco elementare perché è primordiale lotta per portare avanti i confini, lo steccato, l’ orlo della tua ambizione – guerra, dunque, in qualche modo, come qualsiasi sport, ma lì quasi letterale, con lo scontro fisico cercato, desiderato, programmato – guerra paradossale perché legata a una regola astuta che vuole le squadre avanzare sotto la clausola di far volare il pallone solo all’indietro, movimento e contromovimento, avanti e indietro, solo certi pesci, e nella fantasia, si muovono così.

Alessandro Baricco

Il rugby e l’Irlanda hanno percorso ormai una lunga strada in comune. In questo post vogliamo azzardare una chiave di lettura letteraria (beh: più o meno… Nessuno si è montato la testa) del rapporto tra l’Irlanda e uno degli sport più amati dagli Irlandesi. Nessuna pretesa accademica: solo qualche spunto di discussione e consigli di lettura… Quattro chiacchiere come le fareste in un buon pub.

E partiamo dal pub allora: se non sei allo stadio, dovresti almeno essere al pub, se vuoi vedere il rugby. Soprattutto in Irlanda.

Se siete a Dublino, un posto ‘logico’ in cui andare a vedere il rugby è il The Oval. Perché? Per il nome, perché fuori ci sono le bandiere e perché, già che ci siamo, è citato nell’Ulisse…

<< What’s that? >> Myles Crawford said with a start.
Where are the other two gone?
<< Who? >> The professor said, turning.
<< They’re gone round to the Oval for a drink. Paddy Hooper is there with Jack Hall. Came over last night. >>
<< Come on then, >> Myles Crawford said. << Where’s my hat? >>

In uno scenario degno di Roddy Doyle l’accoppiata rugby + pub ha recentemente dimostrato di essere più forte della Chiesa Cattolica (che, voglio dire: in Irlanda non è esattamente una potenza secondaria…): che cosa è successo? Normalmente i pub, in Irlanda, sono chiusi per il Venerdì Santo (Good Friday). E tutto sarebbe andato come sempre se non si fosse verificata una terribile coincidenza astrale: una importantissima partita di Magners League tra Munster e Leinster a Limerick, da giocare di venerdì (Santo) a causa dell’avvento di Sky. I publicans di Limerick si sono ribellati. Si sono infuriati. Hanno protestato. Erano attese nei pub di Limerick ventiseimila persone.

Facciamo due conti: il consumo procapite di birra in Irlanda, da statistica è di 155 litri all’anno. I 155 litri si concentrano nei fine settimana e nelle occasioni sportive importanti. In questa occasioni un avventore medio irlandese (e stiamo bassi) sei pinte (0.56×6=3,36litri) se le beve. Calcoliamo €4,50 a pinta, e facciamo due conti:

26.000personex6pinteatestax4.50euro = euro702.000

Come è andata a finire? Una dispensa speciale ha tenuto aperti i pub. Per i pub è andata bene. I Francescani del convento di Limerick hanno tuonato sui mala tempora che currunt. Come è andata la partita? I miscredenti sono stati puniti e hanno perso in casa di un punto… Se c’è un Dio tifa Leinster. O la storia del Venerdì Santo non Gli è andata proprio giù…

Ma torniamo ai libri, torniamo agli autori. Torniamo a Joyce. Joyce a rugby ci giocava. Non dimentichiamoci che Joyce è nato e cresciuto (per un po’) fighetto, le disgrazie in famiglia sono arrivate dopo. Così, a Clongowes, college da fighetti, deve averci giocato, Joyce, a rugby.

Per forza.

Altrimenti non avrebbe scritto questo passo nel Portrait… E quando si accorsero che, anche se il padre era un disgraziato, per Joyce si doveva pur far qualcosa, finì a studiare al Belvedere, a Dublino.

E nei college si giocava, e si gioca ancora, a rugby. Perché gli Irlandesi hanno con il rugby un rapporto ambivalente. Il rugby è, o almeno era, lo sport delle classi sociali più abbienti e poi era uno sport inglese, da contrapporre agli sport gaelici. Nella nazionale di rugby ci vanno i figli di quelli che contano, ci dice Michael Curtin in La Lega Antinatale

Ovviamente le cose sono molto cambiate, e poi l’importanza sempre maggiore del calcio ha livellato molto la situazione: The Van è ambientato durante Italia ’90, non durante un Sei Nazioni…

Ma soprattutto, che ormai le cose fossero davvero cambiate lo ha dimostrato la modifica alla famigerata Rule 42 del regolamento della Gaelic Athletic Association: GAA aveva vietato, di fatto, l’apertura del suo stadio-simbolo, il Croke Park di Dublino, ai cosiddetti ‘sport stranieri’. Del resto non si poteva dar torto alla GAA, visto quello che era successo al Croke (la prima Bloody Sunday, qui nella ricostruzione tratta da Michael Collins):

Con il vecchio Lansdowne Road abbattuto per far posto al nuovo Aviva Stadium, e il 6 Nazioni 2007 alle porte, alla fine la GAA aveva ceduto e il pallone ovale aveva toccato il ‘sacro suolo’ del Croke. La prima partita andò male. Una sconfitta assurda contro la Francia, 17-20:

E poi arriva l’Inghilterra. Almeno questa volta non avranno le mitragliatrici, scrisse un giornalista irlandese. Se c’è un Dio tifa Irlanda: perché la prima volta dell’Inghilterra al Croke è stata la migliore vittoria di tutti i tempi del Trifoglio contro la Rosa: 43-13!

Agli Irlandesi piace da matti quando riescono a fare qualcosa meglio degli Inglesi. Soprattutto se è qualcosa di inglese…

Io l’Irlanda l’ho vista giocare dal vivo soltanto una volta. Era il giorno di San Patrizio del 2007, ultima giornata del 6 Nazioni.

C’erano un sacco di Leprecauni in giro…

E avevamo passato il test: due ragazze ci chiesero da quale Provincia arrivassimo. E per provincia non intendevano Milano, Firenze o Palermo. Intendevano Laighin, Ulaidh, Mhumhain o Connachta…

Del resto eravamo ben mimetizzati…

E finalmente ci risiamo: dopo aver mancato un test match Irlanda – Nuova Zelanda (ma non sarebbe più bello, forse, vedere il Munster contro gli All Blacks, visto che loro sono riusciti a vincere contro la Nuova Zelanda, un’impresa tale da meritarsi uno spettacolo teatrale ad hoc?) e tre 6 Nazioni (ma con un test-match Italia – Australia all’attivo. Peccato però non averla vista nel Gran Slam, l’Irlanda…), stavolta torniamo a Roma, al Flaminio, tra una settimana.

Vado a tifare la mia squadra, che gioca in trasferta. Perché si capisce che tifo Irlanda. Se non ci fosse stata l’Irlanda non sarei arrivato al rugby. Semplicemente, non avrei sostituito il ‘buco’ lasciato dal calcio dopo che decisi di abbandonarlo, completamente, dopo che la famosa ‘violenza negli stadi’ era arrivata fino a colpire la mia famiglia. Niente di grave. Ma odioso.
Glielo devo, il tifo, all’Irlanda. Perché sì, è vero, è vero che tutto lo sport sta diventando, come tutto il resto, uno dei tanti reparti del supermercato globale. Lo sta diventando anche il rugby. Ma nello sport ci sono ancora tante storie da raccontare, libri da leggere e libri da scrivere grazie allo sport.

La storia del piccoletto che tiene a bada i bestioni
Peter Stringer

La storia del gigante che piange

E chissà quali altre…

Spigolature  sulla nazionale irlandese

Keith Earls: gioca in Thomond e Munster. Il Thomond è la ‘maledetta’ squadra di Percy Bateman in La Lega Antinatale.

Luke Fitzgerald e Leo Cullen: giocano in Blackrock College e Leinster. Giornataccia a Blackrock di Kevin Power è un libro, ispirato a un fatto di cronaca, in cui l’ambiente del rugby al college viene visto sotto una luce spietata di ‘casta nella casta’, tra suoi codici settari e coperture politiche. Di Leo Cullen mi piace la faccia da rugbysta d’altri tempi.

Brian O’Driscoll: il capitano. Gioca in University College Dublin e Leinster. Bravo. Parecchio.

John Hayes:  Bruff e Munster. Soprannominato the Bull. Lui è quello che piange…

Cian Healy e Sean O’Brien: Clontarf e Leinster. Di buon auspicio, visto che a Clontarf gli Irlandesi spaccarono un bel po’ di crani…

David Wallace: Garryowen e Munster. Il Garryowen è lo spauracchio del già citato Percy Bateman…

Peter Stringer. Un metro e settanta. 71kg. John Hayes è 128kg. Deve avere un gran coraggio, Stringer, a scendere in campo e sentirsi sempre il più piccolo. Rimedia da sempre dimostrandosi uno dei migliori al mondo nel suo ruolo.

About QRob

Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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