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Beckett ai tempi del Coronavirus

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Perché, voglio dire: se Beckett va con Tolkien e (!!!) con i Pokemon, va con tutto, no?

Non è colpa mia.

È merito suo.

Mancano cinque giorni a San Patrizio. Il San Patrizio che non ci sarà. Mancano cinque giorni al Pre – San Patrizio Livorno Festival che non ci sarà.

Si sarebbe parlato – avrei parlato – del marxismo in Roddy Doyle, il giorno di San Patrizio. E invece nulla. Ubi virus, SPLF cessat.

Il SPLF qui dalle mie parti l’ho sentito definire il mio brainchild. Magari ce la faremo a uscire da questa emergenza, e tra un anno saremo a festeggiare. Oppure no e anche il SPLF, pur sempre un child, avrà subìto la sorte auspicata (ma lo è davvero, auspicata? O questa cosa, dell’auspicio, è una cosa mia? Quasi mi viene un dubbio, ora) per tutti i figli.

Sì, siamo in una emergenza. Siamo nel senso de: l’umanità, su questo pianeta, è in emergenza. Ce ne sono altre in corso. Da molto tempo. Questa è più evidente. E al genere umano l’evidenza piace.

L’Italia, in questo momento, è il centro dell’emergenza. Non so se è davvero così, se in realtà il centro dell’emergenza è ancora in Cina. La Cina sarebbe, comunque, meno evidente, vista da qui, vista dall’Europa. Di sicuro l’Italia è il centro dell’emergenza vista dal mondo occidentale (perché, come diceva Mr B in una cosa sua che ho letto di recente, citando lui non ricordo chi, la vera domanda in questi casi è: il centro di cosa?). Ne sono tornato quasi due settimane fa esatte (il mio autoisolamento somiglia abbastanza alla vita che faccio nei giorni normali, ma, confesso: una volta sono andato da Fallon & Byrne. Una sola. Mi ero lavato le mani, non ho mai starnutito. Giuro.) da quel centro. Sono a Dublino, sono a casa, aspettiamo di vedere quello che succederà. Perché la sensazione che il Coronavirus non è mica Godot: lui arriva.

Da qui, da una vita che, appunto, è quasi normale, osservo l’Italia. Attraverso i social, e quindi attraverso due filtri: il mezzo e la persona che lo usa. Osservo l’Italia da WhatsApp e dai siti di notizie. Osservo l’Italia dai messaggi dei miei due nipotini, mentre cerco di immaginare se sono preoccupati, quanto lo possano essere.

E chiedendomi se andrà tutto bene.

C’è però, all’opera, sempre, dentro di me, il retrocranio. Non lo so se il retrocranio è il fanciullino. Di certo, retrocranio suona meglio. Non è neanche mio, il conio. È di Marco, amico da un’altra vita. Ma amico, ancora.

Il retrocranio, mentre leggeva sui social, leggeva le notizie, cercava di interpretare le emozioni dietro agli emoticon dei nipotini, pensava a quanto tutto questo somigli a Beckett. A quanto tutto questo puzzi di Beckett lontano un miglio. Pensava anche: devo dirlo, mi fa piacere dirlo, a quanto ha scritto Mariangela Gualtieri. Che ha scritto una cosa che sento molto vicina al mio sentire.

Ma se quella cosa è vicina al mio sentire, ciò che sta accadendo e ciò che sta accadendo su ciò che sta accadendo, è stramaledettamente vicino a Beckett.

Ci sono in questi giorni in Italia tanti, tantissimi Krapp. Molti preferiranno continuare a sentirsi raccontare qualcosa dalla televisione (anche se, ho letto, pare che abbiano sospeso alcune di quelle trasmissioni per le quali anche io concordo con Enzensberger). Altri, invece, magari, davvero registreranno i propri, potenzialmente ultimi, nastri. Digitali, o cartacei, che siano.

Ci sono amanti interdetti. Il non toccarsi di Play.

Ci sono separazioni in casa che non possono più essere separate, in questi giorni. Ma unite da una necessità opposta.

Coppie.

Hamm e Clov, tipo. E qualcosina in più: rimaniamo in Finale di Partita, aggiungiamo un altro paio di infermi: Nagg e Nell.

Me lo ricordo bene Clov che va a guardare fuori. Ma non c’è niente da vedere, fuori.

Io poi, voglio dire: se qui stringono, anche se è un monolocale, comunque sarei fortunato. Ma invece pensate un po’ a Company: per essere, appunto, compagnia, mentre siamo costretti a casa, è meglio essere in compagnia di qualcuno non troppo intelligente? Indeed it might be argued the lower the better (?).

Ma davvero?

Che noia.

Ci sono, in questi giorni, quelli che fuggono. Che non l’hanno visto 28 Giorni Dopo, o tutte le menate sugli zombie, che è inutile fuggire?

Il Nostro ha la soluzione. Il Nostro lo sa che è inutile fuggire. Così ti mette in condizione di non muoverti. Senza gambe. In una giara. In un bidone della spazzatura. In questi Giorni Felici, di sicuro, Winnie non va da nessuna parte.

Aspetteranno (aspetteremo: l’Irlanda sta andando nella stessa direzione, proprio mentre scrivo sta parlando il Taoiseach, sta parlando di scuole chiuse, e del fatto che non possono esserci assembramenti di più di cento persone) Godot.

Il problema è che non si sa chi è Godot. La fine, certo. Ma la fine di che cosa?

Ogni tanto mi viene in mente quella stellina, quella una stellina di cinque disponibili, che qualcuno aveva dato a Aspettando Godot.

Non mi aveva disturbato l’imbecillità della cosa.

E chissà se lo scriverò mai quel giallo in cui la vittima è uno che ha dato una stellina a Aspettando Godot. E all’assassino questo varrà come attenuante.

Era stata tutta invidia.

L’invidia per uno che non si era mai trovato nella condizione umana di dover aspettare Godot. L’invidia di uno come me che a volte ne aspetta due, tre, di Godot. E mentre li aspetti, arrivano, invece, le cattive notizie.

Ecco, magari ora quello che aveva dato una stellina lo sa, lo sa anche lui, ora, cosa vuol dire.

About maxorover

Max O’Rover is the pen name of Massimiliano ‘Max’ Roveri. He started writing about Ireland in 2008, after nearly a decade of fascination with the country. He now lives in Dublin, not far from Cooldrinagh — Samuel Beckett’s birthplace — and within reach of Barrytown, real or imagined. Max has worked with Irish author Catherine Dunne since 2016 and co-directs the San Patrizio Livorno Festival. After a long Italian-language phase, he now writes primarily in English, in fiction, theatre, and essays. He is the author of The Butterfly Saviour, praised by John Banville; Three Lives, currently in progress; and She-Wolf Blood, which he hopes will make him rich. For the stage, he has written multilingual plays including Not-Beckett, which will premiere at SPLF25 and has earned praise from both Patrick Bixby and Federico Platania. When not writing, planting seeds, or cooking, Max plays Skyrim or Fallout 4 with his wife Maria Grazia, who is also his life support system.

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